NOEMA Home SPECIALS › Waking Life
Tecnologie e Società
Main
Introduzione
Realizzazione di Waking Life
Tecnologia e animazione
Ontologia di Waking Life
Piccoli cartoni crescono

 

Tecnologia e animazione

 

 

Waking Life risulta essere un prodotto molto innovativo sulla scena cinematografica per il modo in cui è stato realizzato e per l’impressione che lascia allo spettatore. Ma andando oltre la pura apparenza, è un film che dà spunti interessanti al discorso sul realismo e la simulazione.

La corsa alla simulazione sempre più perfetta coinvolge ormai tutti i media, supportati da tecnologie che diventano più complesse ed elaborate col passare del tempo: sopra tutte il digitale e le sue varie applicazioni.

Simulare è “riprodurre artificialmente una particolare situazione per lo studio dei fenomeni ad essa collegati”, ma anche “imitare” [3]. I media creano una realtà inventata ma con le caratteristiche del reale prima di tutto mediante le immagini. A quanto pare infatti vista e udito sono i nostri sensi in prima linea, quelli che oggi usiamo di più nel lavoro di percezione che ci impegna quotidianamente. Il mondo delle immagini sta intanto espandendosi ed acquistando un importanza sempre maggiore, e la simulazione per immagini risulta per noi essere la più efficace.

Le principali forme di simulazione sono due: referenziali e non referenziali. Referenziali sono quelle immagini che necessitano della presenza del loro referente per essere riprodotte, come succede nella fotografia, nel cinema, o con i calchi. Al contrario, le immagini non referenziali non intrattengono una relazione di necessità col loro referente: pittura, disegno e scultura, cinema d’animazione sono esempi di immagini non referenziali. Posso disegnare una mela avendo in mente le sue caratteristiche fisiche, ma non posso farle una fotografia o riprenderla con una cinepresa se non ce l’ho lì davanti a me.

 

 

Certo otterrò due mele diverse a seconda della tecnica che ho usato per riprodurle, per simularle appunto. A questo punto si innesta un discorso sul concetto di realismo, strettamente connesso alle pratiche di simulazione. Quello che in genere si cerca di ottenere dalla riproduzione in immagini è un livello di realismo il più alto possibile, per provocare un’illusione sempre più efficace.

Nel cinema d’animazione il realismo è sempre stato un aspetto molto ricercato dai creatori, e il Rotoscoping ne è testimone, mostrando come già nei primi cartoni animati si ponesse il problema della riproduzione fedele dei movimenti dei personaggi. L’evoluzione del Rotoscoping in Rotoshop sembra aver portato ad un nuovo risultato artistico.

Di questo effetto di realismo parlano in continuazione i creatori di Waking Life nelle interviste che gli sono state fatte: tutto il lavoro di Sabiston e della sua équipe è stato fatto per ottenere un efficace realismo all’interno del film, per fare disegni che lasciassero trasparire la loro origine appunto referenziale. Tutti i personaggi di Waking Life esistono realmente, in carne ed ossa, non sono il frutto della fantasia degli artisti.

Dunque la ricerca di un realismo sempre più spiccato ha invaso il mondo del cinema d’animazione. I lungometraggi animati della Walt Disney hanno fatto sempre maggior uso nel tempo dei computer, migliorando la resa dei movimenti e delle espressioni dei personaggi. Ma vedendo sullo schermo un film come La spada nella roccia o Il re leone lo spettatore non si illude che dietro quelle scene ci sia qualcosa di reale: sa che è una semplice unione della fantasia e della bravura artistica dei disegnatori.

Un passo avanti il cinema d’animazione lo ha fatto con Shrek, dove i creatori hanno cercato, soprattutto con la Principessa, di rappresentare realisticamente la figura umana ricorrendo anche all’aspetto tridimensionale: facendo quindi “saltare” il concetto di bidimensionalità che accompagna il mondo del disegno e della pittura.

 

 

Con Final Fantasy, invece, è iniziata la questione sull’attore virtuale. E’ un film che si è distanziato dalla categoria dell’animazione perché la storia e i caratteri dei personaggi sono ripresi da situazioni e ambiti reali.

Ma nonostante il grande lavoro di simulazione, la Principessa di Shrek e i personaggi di Final Fantasy non riescono ancora a convincerci del tutto. La nostra percezione del mondo reale è una soglia difficile da raggiungere e superare, e il nostro occhio nota ancora lo scarto che c’è tra i personaggi costruiti al computer e un attore in carne ed ossa (anche se dopo l’uscita del secondo epidodio de Il signore degli anelli qualcuno ha proposto di dare l’Oscar come migliore attore all’inesistente Gollum).

 

Note

3) Devoto-Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, 1995.