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Questioni teoriche legate ai weblog
1. Leconomia dell'attenzione Se accettiamo lidea del Weblog come sistema, possiamo provare a descriverne il funzionamento. I Weblog, abbiamo detto, sono testo e pertanto si completano solo attraverso la lettura, lattenzione del lettore. Lattenzione è sempre stata, in Rete come su tutti gli altri media, il bene scarso per eccellenza. La carenza di attenzione ha determinato e determina il 90% dei problemi delleditoria, sia che si parli di editoria digitale sia che si parli di editoria tradizionale o televisiva [48]. Lesempio citato da Granieri è quello della pubblicazione di racconti online. Tecnicamente è unoperazione semplice e gratuita: il problema è che ci sono pochissime probabilità che un racconto pubblicato online venga letto. E più aumentano i racconti pubblicati, più queste probabilità diminuiscono. Sullo spostamento di attenzione si giocano, ovunque, le grandi battaglie. In situazioni competitive (quelle in cui interviene il mercato) ci sono molti strumenti che servono a spostare flussi da un canale allaltro o da un giornale allaltro. Mai, però, questi strumenti sono strettamente legati alla qualità dei contenuti. Si tratta piuttosto di operazioni di marketing più o meno sofisticate [ ]. Oppure si sfruttano le posizioni dominanti [ ]. La percentuale di attenzione che viene incrementata da una fonte che dice cose interessanti è sempre e solo una piccola frazione, originata dal famoso tam tam dei lettori/spettatori [49]. Veniamo allora ai vantaggi del sistema weblog: Il sistema Weblog, invece, è un sistema ricco. Per la sua stessa natura, il blog è un atto di generosità: essendo un nodo in un sistema di lettura, sposta lattenzione (e il lettore) su altri blog invece di cercare di trattenerlo sulle sue pagine. [ ] Questa scelta, che in un sistema competitivo sarebbe un suicidio, nel sistema Weblog è la prassi. [ ] Grazie a questa logica, con i Weblog si verifica una situazione esattamente contraria a quella dei racconti inediti: ogni nuovo Weblog porta in dote al sistema un valore di attenzione almeno pari a quella che i suoi testi richiedono [50]. Granieri cita lesempio di Luca Sofri, uno dei weblog italiani più letti: Eppure Sofri nel suo blog smista esclusivamente attenzione verso altri. Il risultato è sorprendente [51], infatti lattenzione che riceve Sofri deriva proprio dalla capacità di indirizzare il lettore verso informazioni interessanti.
2. Il problema della visibilità Se è vero che chiunque può farsi una reputazione, è anche vero che ormai diventa sempre più difficile, man mano che cresce il numero dei blog. Scrive ancora Granieri: Esistono alcuni blog che sono punti di riferimento, divenendo ciò che Goldhaber chiama star, mentre sono semplicemente fan in altri ambienti. E per le stesse regole di funzionamento del sistema non ci sono barriere o blocchi di nessun tipo, né privilegi o sconti. Solo la capacità di interessare i lettori determina la nostra posizione in un ambiente o in un altro, in base allattenzione che riscuote ciò che scriviamo [52]. Quello che i blog più famosi costituiscano una sorta di lobby, intenta ad autosostenersi ed autopromuoversi, è un luogo comune in parte fondato. E non sempre la qualità viene premiata: le visite più numerose si concentrano su weblog che si potrebbero definire nazionali popolari, come Gnu Economy, abbastanza mediocri nei contenuti, che attirano i lettori grazie a un umorismo innocuo e ripetitivo. Altri sostengono invece che una visione eccessivamente incentrata sulla blogstar è in parte fuorviante: finché si ha in testa un modello di centralità calibrato su altri media, è difficile rendersi conto di quello che effettivamente succede nella blogosfera. Si è parlato molto ad esempio della contrapposizione fra blog visibili e blog invisibili, secondo una rappresentazione ereditata dai media tradizionali. I weblog, però, funzionano in maniera un po diversa. La natura distribuita della blogosfera comporta che lattenzione non si concentri in maniera piramidale, ma che si spalmi diffusamente su un reticolo abbastanza ampio: non cè una maggioranza, insomma, ma molte minoranze, diversamente intrecciate e collegate tra loro. Detto questo, il problema della visibilità in parte esiste (sempre che un blogger si prefigga di essere visibile). Cè sempre chi raccoglie maggiore consenso di altri, e in questo senso si è parlato di addensamenti di attenzione: peraltro, essi variano spesso in maniera molto rapida. Ai blog non si può dunque applicare il concetto di soglia di visibilità: se mai, la notorietà si misura sul fatto di riuscire a creare su di sé un addensamento di attenzione, attuando le proprie specifiche relazioni comunicative. Insomma: Ciò che conta è entrare in un circuito di relazioni, far parte di un tessuto più o meno fitto, e ciò non ha quasi nulla a che fare con una supposta "visibilità" che deriva dall'esposizione del proprio nome nei luoghi che contano, ma ha molto ha che fare con la propria attitudine collaborativa, con la capacità di fare tessuto [53].
Note 48) G. Granieri, “Fenomenologia dei blog”, Internet news, ottobre 2003, p. 42. [back] 49) G. Granieri, cit. [back] 50) G. Granieri, cit. [back] 51) G. Granieri, cit. [back] 52) G. Granieri, cit. [back] 53) A. Sofi, Webgol, http://webgol.splinder.it [back]
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