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Cronaca o storia?
Nel giornalismo italiano, in virtù probabilmente della nostra tradizione romanzesca, i confini tra cronaca e storia non sono ben definiti [6] e spesso si assiste ad una commistione dei generi. Fare della cronaca una storia significa andare oltre le cinque W, aggiungendo agli eventi materiali quel quid che possa coinvolgere direttamente il lettore, bisogna essere in grado di catturare gli elementi che danno un valore aggiunto all’evento e ai suoi personaggi. Già la copertina è una dichiarazione di intenti, i titoli identificano da subito lo status socio-economico dei protagonisti delle vicende: “La scandalosa relazione tra il giovane agricoltore e la vedova sessantenne”, “Ucciso con una coltellata dalla fidanzatina quindicenne”, “Tragica fina di un giovane giardiniere”.
Estetica da bar Analizziamo un titolo particolarmente emblematico: “Aspetta che il marito si addormenti stanco morto nel letto matrimoniale dopo il turno di notte e gli spacca un vaso in testa perché a 53 anni vuole già andare in pensione”.
Il lessico è colloquiale, e la superficialità del movente fa quasi sorridere. Eroe ed antieroe sono palesati da subito, grazie a dei sagaci accorgimenti del redattore, quale la condizione della vittima a cui il lettore non può non essere simpatetico (stanco morto dopo il turno di notte) e l’indicazione del luogo del misfatto, il letto matrimoniale, che accattiva, in virtù dell’universo semantico a cui rimanda:
Eros e Thanatos
"È perché viviamo della morte lenta che sogniamo la morte violenta" "La sessualità e la morte non sono che le fasi culminanti di una ridda cui partecipa l’infinità delle creature viventi; e l’una e l’altra hanno il senso dello spreco illimitato che la natura contrappone al desiderio di sopravvivere, proprio di ogni essere"
Molti hanno maledetto il razionalismo occidentale: Baudrillard ha giustamente definito la nostra epoca succube di continue erezioni e castrazioni. Nietzsche invidiava alla grecità classica la funzione catartica della tragedia, grazie alla quale i tabù venivano sviscerati e le pulsioni umane del pubblico appagate ed educate. Anna Maria Franzoni o Medea che sia, la gente oggi ha bisogno della tragedia. Cronaca Vera si può considerare una tragedia in chiave moderna ed estemporanea, che offre Eros e Thanatos in formato cartaceo, easy to fit. Inoltre, contrariamente a quanto possa emergere da uno sguardo approssimativo, lo fa pudicamente; una sua morale interna, come Caronte accompagna il lettore lungo il percorso tra i gironi. Ed è in virtù di ciò che il voyeur può preservare la propria rispettabilità: fotografie efferate trovano redenzione nelle didascalie da testi che talora rasentano un lessico da dopomessa (non esiste d’altronde tragedia sprovvista di Capri).
Note 6) Tuttavia nella stampa italiana si è potuto stabilire una distinzione fra cronaca e storia allorquando Ezio Mauro, durante la sua direzione della Stampa dal 1992 al 1996, ha formalmente codificato la storia come tipo di scrittura giornalistica. [back] 7) J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 1990. [back] 8) G. Bataille, L’erotismo, Milano, Sugar, 1962. [back]
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