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AHA. Activism, Hacking, Artivism

 

 

 

 

Il progetto “AHA: Making Art Doing Multimedia” è in stretta relazione sia con i presupposti da cui nasce l’Archivio Hacker Art di Tommaso Tozzi sia con i valori dell’etica hacker alla base delle battaglie condotte da tutti quei circuiti d’informazione alternativa che lottano per diffondere ed offrire alla collettività una valida alternativa all’informazione ufficiale.

Il visual del progetto è un tubetto di colla che riproduce per forma e per colore la vecchia “UHU” (marca diffusa fino a qualche anno fa); trasformandone la sigla in “AHA”, che sta appunto per “Activism, Hacking, Artivism“, si vuole enunciare il concetto stesso di costruire, fare e creare con le proprie mani da zero, rimarcato anche dalla frase laterale “Making Art Doing Multimedia”. Il punto di partenza di questa riflessione nasce dalle manifestazioni del luglio 2001 contro il vertice del G8 di Genova, insieme alle conseguenti proteste avvenute ad opera di quel movimento che contesta i meccanismi di progressiva “commercializzazione” dei diritti umani, attuati nell’ottica di un paventato benessere mondiale.

Il fatto che media ufficiali abbiano attinto materiale da diffondere dai media indipendenti, che erano presenti durante le manifestazioni con le proprie telecamere amatoriali, ha evidenziato il “bisogno-desiderio di riportare certi avvenimenti attraverso un occhio critico e non strumentalizzato… e la capillare capacità del movimento di portare avanti le proprie idee attraverso un uso consapevole ed autogestito dei media” [9].

L'idea cardine di questo progetto è portare la “sperimentazione creativa” all'interno della vita reale, delle dinamiche collettive, dell'impegno sociale e politico, “superando i concetti di originalità artistica e immobilità da collezionare... e nello stesso tempo portare tutto questo in un museo per dimostrare che i luoghi di produzione della cultura sono altrove... portare la vita dentro un museo per aprirne non solo le porte ma anche le mura” [10]. L'obbiettivo di base che guida tutto il progetto, come nel caso dell'Archivio di Tozzi, è il desiderio di dar vita ad un network di entità indipendenti in cui tanto i singoli quanto i collettivi coinvolti condividano la medesima attitudine all'autogestione della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, per proporre una visione critica del reale, agendo attivamente nell'ambito mediatico, tecnologico e artistico.

Questo network ha preso forma all'interno del MLAC (Museo Laboratorio d'Arte Contemporanea) dell'Università “La Sapienza” di Roma ed è stato inaugurato l'otto febbraio del 2002. Nell'ambiente espositivo l'integrazione tra i diversi media è stata armonizzata “in un ambiente percettivo” grazie all'intervento della compagnia teatrale Neguvon, che ha reso evidente il concetto di “fare network”, integrando tra loro opere video, progetti in Rete, trasmissioni radio e una selezione di testi sul mediattivismo. Inoltre, ogni medium utilizzato scorre su di un triplo binario, in modo che possano esprimersi le tre forme d'autogestione che propone il nome stesso del progetto: attivismo politico, attivismo tecnologico e attivismo artistico.

Questa integrazione mette in luce la continua commistione fra attivismo politico, hackeraggio e arte intesa come pratica reale, al di là di ogni logica di mercato e dunque impossibile da mercificare.

 

Note

9) T. Bazzichelli (a cura di), “Progetto Mostra/Evento AHA”, Roma, 2002, http://www.ecn.org/aha/index.htm [back]

10) Ibidem. [back]