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Art on the Net, Net.art, Web Art

 

 

 

Per circoscrivere in modo più dettagliato i caratteri distintivi dell’Hacker Art ritengo che sia necessario qualificare il movimento stesso in rapporto alle altre modalità di cooperazione tra arte e rete, spesso accomunate e definite in modo semplicistico dal termine di uso comune Net.art. Quest’ultimo, infatti, per la sua genericità, viene comunemente utilizzato anche quando si tratta di definire specifiche produzioni dell’Hacker Art. Riconoscere i perimetri entro cui circoscrivere le modalità proprie dei diversi orientamenti è necessario per classificarli con maggiore chiarezza nell’immensa architettura invisibile di internet.

Gli affiliati alla mailing list di Nettime (una delle più autorevoli in campo artistico) furono tra i primi ad intuire la necessità di coniare nuove e più specifiche definizioni atte a descrivere le crescenti esperienze artistiche legate all’utilizzo di internet. Nel corso di un acceso dibattito che si aprì nel 1997, i partecipanti, composti oltre che da artisti anche da critici e semplici appassionati, nel tentativo di definire cosa si potesse identificare come Net.art giunsero a delineare tre definizioni relative ai principali modi espressivi dell’arte in rete.

Basandomi sulla loro interpretazione, riporto le tre soluzioni:

Art on the Net. La rete diviene veicolo di distribuzione delle opere, qualunque esse siano, digitalizzate ed esposte come in una galleria virtuale. In questa trasposizione le caratteristiche specifiche del mezzo non sono valorizzate. I siti divengono vere e proprie vetrine di opere su supporti tradizionali esposte sul web. Esempi possono essere i siti di prestigiosi musei (come gli Uffizi, Louvre, Nathional Gallery, ecc.) o i siti che ci offrono informazioni sull’arte sul modello delle riviste di settore (in Italia: www.exibart.it, www.temaceleste.com, ecc.).

Net.art. “Arte di fare network”, frutto di una cooperazione di più persone con una continua possibilità di espansione. Il web diviene quindi il mezzo, la tecnica e il luogo di presentazione; è tutto ciò che non può essere trasferito su un altro supporto che non sia la rete e che non sfrutti le possibilità manipolatorie, rizomatiche e processuali della rete stessa, dando vita a processi culturali, collettivi e cooperativi. L’Hacker Art, rientra in questa modalità di utilizzo della rete, anche se Tommaso Tozzi, uno dei più autorevoli rappresentanti del movimento in Italia, non ama la definizione Net.art. L’Archivio Hacker Art è un chiaro esempio di questa forma d’arte in quanto la sua stessa esistenza si basa sull’architettura invisibile della rete (accessibile soltanto attraverso i siti www.hackerart.org e www.isolenellarete.org). Altro esempio è il sistema operativo open source Linux, che di artistico nel senso classico del termine non ha nulla; Linux ha vinto il “Prix Ars Electronica” nel 1999 in quanto nato e sviluppato da un network, in continua evoluzione attraverso la partecipazione di chiunque.

Web art. Nell’uso comune ricorre molto spesso come sinonimo di Net.art. Definisce opere legate al web, che utilizzano proprio quest’ultimo come strumento creativo. Si differenzia però dalla Net.art in quanto il merito produttivo di queste realizzazioni è da attribuire al singolo artista che le ha create. Uno dei maggiori punti di riferimento in Italia per visitare la Web art è il sito www.shockart.net.

 

Una curiosità

L’origine del termine “Net.art” si dice che dipenda dal destino; la leggenda che si è diffusa narra che nel 1995, Vuk Cosic, uno dei pionieri della net.culture europea (www.vukcosic.org), abbia ricevuto da un mittente anonimo un messaggio, indecifrabile a causa dell'incompatibilità del software. L'unico frammento che pareva avere un senso era: [...] J8~g # | \;Net.Art{ -^s1 [...]. La rete stessa sembrava così offrire a Cosic il nome per l'attività che da tempo svolgeva ed egli, stupito ed entusiasta, iniziò ad usare il nuovo termine. Quando si riuscì a decifrarlo correttamente si scoprì che il testo era una sorta di vago "manifesto" in cui l'artefice accusava le tradizionali istituzioni artistiche, proclamando la libertà d'espressione individuale e l'indipendenza degli artisti sulla Rete. Così, il termine Net.art, involontariamente coniato, era ormai comunemente accettato e usato.