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| NOEMA Home SPECIALS La Rete come strumento artistico: l'Hacker Art | Tecnologie e Società | |||||||||||||||||||||
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Introduzione
Volendo realizzare un’analisi esaustiva sulle relazioni che intercorrono tra arte e reti telematiche, anche solo analizzando il movimento “Hacker Art”, sarebbe necessario stendere un trattato di immani dimensioni; la mole di temi, connessioni e implicazioni che meriterebbero di esser affrontati è veramente grande. Parlare di Hacker Art, le cui realizzazioni sono spesso ricondotte in modo generico alla “Net.art”, significa affrontare un argomento dalle tantissime sfaccettature, basta solo guardare il suo campo d’applicazione: la rete, uno strumento che ha una valenza sociale enorme. Gli stessi principi che stanno alla base dell’Hacker Art, delineandone un’etica profondamente radicata e orientata verso un fine socialmente utile cui tutte le opere tendono, implicano la necessità di non potersi limitare ad un’analisi in relazione al solo ambito artistico; Tommaso Tozzi, in una definizione di ciò che l’arte hacker si propone d’essere, illustra bene la sua multidirezionalità: “Hacker Art come forma propositiva e non distruttiva di democrazia dell' informazione e della comunicazione. Hacker Art come definizione di una soglia entro cui l'operazione virtuale e l'operazione reale si scambiano indistintamente i ruoli mantenendo stabile la gestione e lo scopo dell'atto trasgressivo. Hacker Art come forma di lotta per le libertà sociali. Hacker Art o Arte Subliminale come lotta contro le definizioni, contro i ruoli e le etichette della cultura ufficiale delle cose e del reale tramite il linguaggio. Hacker Art o Arte Subliminale, contro le pratiche pubblicitarie sulle apparenze, contro la manipolazione come pratica anonima, contro la nominazione quando usata come strumento degli interessi economici delle multinazionali; contro le stesse definizioni di Hacker Art e Arte Subliminale strumentalizzate dalla cultura ufficiale. Ciò che interessa rimane solo la pratica clandestina, il resto sarà solo merce di scambio o rumore in favore di tutto ciò che si muove contro il sistema del potere culturale.” [1] Nel tentativo d’inquadrare con chiarezza l’etica, i presupposti e la concezione artistica dell’Hacker Art, ho iniziato questa mia ricerca rintracciando le possibili analogie che connettono il movimento in questione alle correnti artistiche e culturali passate, in modo da poter ricostruire il contesto in cui si sviluppano alcuni tra gli aspetti basilari del movimento. Alcune tra le idee assunte e portate avanti dall’Hacker Art, infatti, non sono nuove, ma rappresentano l’evoluzione di tematiche già affrontate sia dall’arte che da movimenti culturali più “underground”. Mediante questa ricognizione storica ho quindi evidenziato un parallelismo, da una parte, con le Avanguardie storiche, come Dada, e con le Neoavanguardie, come la Body-art, dall’altra ho notato la chiara linea di continuità rispetto alle tematiche del movimento Cyberpunk degli anni settanta. In linea con i valori dell’etica hacker, elaborata in primis dal Cyberpunk, e memore dell’insegnamento delle Avanguardie, l’Hacker Art si sviluppa in relazione alle potenzialità comunicative delle nuove tecnologie e si diffonde propagandosi attraverso i nodi della rete. Per circoscrivere i metodi espressivi caratteristici dell’Hacker Art, ho ritenuto utile definire le differenti modalità di cooperazione che si possono instaurare tra reti telematiche e campo artistico; rifacendomi alle soluzioni proposte da uno storico dibattito intrattenuto sulla BBS Nettime, ho identificato tre principali tipologie di collaborazione e le ho definite con i termini: Art on the Net, Net.art, Web art. Esaminando il nuovo modo d’operare artistico dell’Hacker Art, gli strumenti di cui dispone, i suoi molteplici campi d’applicazione e le finalità che si propone è inevitabile non considerarne la portata rivoluzionaria. Tutto questo comporta una ridefinizione del concetto classico di “estetico”; non esiste più un singolo artista genio ma un processo di cooperazione nella produzione di una nuova opera d’arte e uno spettatore contemporaneamente utente e autore. Così dopo aver definito questi cambiamenti di prospettiva nel paragrafo dedicato all’Hacker Art, ho voluto illustrarli riportando due esempi di progetti realizzati secondo l’etica hacker: l’Archivio Hacker Art di Tommaso Tozzi e il progetto AHA. Infine ho chiuso il lavoro con alcune considerazioni personali.
Note 1) T. Tozzi, A. Di Corinto, Hacktivism. La libertà nelle maglie delle rete, Manifesto Libri, 2002. [back]
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