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La comprensione del messaggio
1. Il problema della comprensibilità Molti temi trattati dai giornali richiedono un linguaggio specifico che però è compreso solo da pochi lettori. Il sistema di riferimento (cioè il sistema con cui un messaggio viene codificato e decodificato) dell'autore e quello della massa dei lettori, che non è mai omogenea, non corrispondono. L'autore di una notizia non può mai calibrarsi a ogni singolo lettore e al suo modo di decifrare un'informazione, che dipende da una serie di fattori: l'appartenenza del lettore a un certo gruppo sociale o etnico, la sua competenza critica e letteraria, il suo livello di educazione scolastica e via dicendo. Di conseguenza il messaggio codificato dall'emittente e ciò che viene decodificato dal ricevente spesso non coincidono. L'autore può cercare di farsi capire il meglio possibile ma "le predisposizioni del lettore o dell'ascoltatore sono profondamente impegnate nella situazione e possono modificare l'effetto atteso" [9]. Per superare questo problema di comprensione da parte del lettore medio l'autore può servirsi di vari metodi linguistici: - Se adopera uno stile narrativo e vivace con degli eccessi retorici può rendere l'articolo più leggibile ed interessante per il lettore. Questa vivacizzazione della notizia si trova soprattutto nella cronaca nera, sportiva e politica. Gli articoli informativi possono essere letti come dei testi narrativi, e sono così più facilmente comprensibili. Si può osservare anche un avvicinamento dei giornali alla televisione, da cui riprendono modelli narrativi, ma a questo tema si dedicherà un sottocapitolo più in giù. - Presentando lo stesso argomento in modi diversi e da vari punti di vista facilita la comprensione dell'informazione centrale. - L'uso del vocabolario di base, che è abbastanza stabile nel corso del tempo, assicura una comprensione a larga diffusione. Un numero di termini (che siano di significato generale e di uso quotidiano) piuttosto limitato aiuta il lettore a situare gli eventi comunicati in una griglia semplice e a mettere così in ordine le tante notizie. L'impiego di parole facilmente comprensibili porta a un linguaggio omogeneizzante con cui è possibile raggiungere un numero maggiore di lettori. Ma non c'è solo un tipo di vocabolario di base, esso dipende dall'audience del giornale. Così il vocabolario varia da un giornale all'altro, e anche all'interno dello stesso giornale il linguaggio cambia a seconda della rubrica. - Se l'autore non può prescindere dall'uso di un vocabolario specializzato, quest'uso deve essere modesto e vanno fornite delle spiegazioni. Spesso vengono usate delle abbreviazioni per i nomi di certe istituzioni o per dei termini tecnici lunghi. Queste sigle andrebbero formulate con parole intere per assicurare la comprensione di tutti i lettori. - Tramite un linguaggio umanizzante è possibile coinvolgere il lettore nella vicenda, che in questo modo sembra familiare e vicina alla sua propria vita. Di una notizia vengono evidenziati i fattori umani che svegliano nel lettore i sentimenti più rudimentali e semplici. Egli può dunque identificarsi con ciò che è descritto, o almeno trova qualcosa di simile alla sua vita, ed è in grado di capire meglio la vicenda. - L'avvicinamento al lettore e una decodificazione migliore del messaggio possono essere favoriti anche da un linguaggio che si accosta all'italiano parlato. Questa tattica, che crea un ambiente quasi amichevole e confidenziale, si effettua in varie forme: abbreviazioni ("prof."), forme dialettali o gergali, parole straniere, calchi (cioè traduzioni dirette di parole straniere come per esempio "grattacielo") e le figure retoriche della perifrasi e dell'elissi generano l’atmosfera di leggere la trascrizione di un discorso orale. - Ci sono schemi di contrapposizione come occidente-oriente, ordine-disordine, bene-male che creano due poli. Questa polarizzazione rende più comprensibile l'argomento, perché "il lettore dovendo scegliere se ha ragione il polo A o il polo B capisce meglio ciò di cui si sta parlando" [10]. Si deve dire che contrasti come quelli citati sopra non sono per niente facili da capire, ma i giornalisti che usano questi schemi spesso descrivono solo le discordie in sé, ma non il fondo e le radici del conflitto. Così viene soddisfatta un'altra volta la fame di fatti sensazionali piuttosto che la richiesta di informazione seria. 2. L'assimilazione dei giornali alla televisione Per non perdere troppi lettori i giornali cercano di assimilarsi allo stile televisivo di rappresentare le novità per essere più comprensibili ed attraenti. Vengono ripresi i modelli narrativi del telegiornale, il quale coinvolge fortemente i canali auditivi e visivi dello spettatore. Per rendersi simile il giornale fornisce dove può delle interviste e delle fotografie che sostengono il testo scritto. Questi elementi aggiuntivi possono corrispondere interamente alla realtà dei fatti, ma il loro modo di rappresentazione carica l'atmosfera, e si parla quindi di un obiettivismo spettacolare. Uno dei modi in cui "Leggo" rende più vivaci i suoi articoli è la sostituzione di proposizioni neutrali da parole ed espressioni che sono connotate e spesso appartengono al linguaggio parlato. Nella rubrica "Spettacoli" per esempio non si dice che V. Marini ha lasciato V. C. Gori, ma che "ha sbattuto la porta di Palazzo Borghese, a Roma, e ha detto addio". Un giocatore che non partecipa alla partita "si accomoda in panchina" e un altro che ha superato bene la difesa avversaria "ha fatto a fettine la difesa". Quando si annuncia un traffico intenso per il fine settimana dell'otto dicembre si parla di un "mini-esodo invernale" e le località più visitate sono "le destinazioni più gettonate". L'uso di un tale linguaggio, che perifrasa o semplicemente sostituisce delle parole magari troppo secche e corrette, rende più familiare ed amichevole il testo. Ciò diminuisce l'impegno del lettore, aumenta il suo interesse e facilita la comprensione del messaggio. Accanto alla perifrasi, soprattutto la figura retorica dell'ellissi serve a semplificare e a rendere più vivaci gli articoli. L'ellissi, ossia l'omissione del verbo di una frase, viene applicata in "Leggo" nella maggioranza dei titoli, ma anche all'interno dei testi. "Una bufera sulle autostrade", "Niente paura", "Una piazza e un viale ai caduti di Nassiriya", "Un mese il probabile stop" - tutte queste proposizioni grammaticalmente non sono delle frasi complete, visto che non sono munite di un verbo. La presenza massiccia dell'ellissi fa sì che alcuni articoli si leggano come delle notizie telegrafiche, il che rende più rapida la lettura del giornale. Nella rubrica "Sport" l'uso di uno stile narrativo dà nell'occhio: gli articoli sono scritti quasi sempre al presente, soprattutto quando si riassume una partita di calcio. Poi vengono inseriti tantissimi discorsi diretti che danno ai testi una caratteristica teatrale. Le frasi sono corte e l'ellissi è usata qui più che altrove. Oltre a ciò è molto frequente l'uso di avverbi, congiunzioni e proposizioni temporali come "subito", "dopo", "poi", "nei primissimi minuti" e "all'overtime". Tutto ciò rende gli articoli sportivi simili a delle narrazioni orali e li assimila a dei servizi televisivi che descrivono una partita in modo veloce ed energico. Il lettore ritrova quindi quella maniera di raccontare una vicenda sportiva che conosce dai colloqui con gli amici o dalle trasmissioni televisive. Alla fine non va dimenticato che "Leggo" non è fornito di certe rubriche che in altre testate non possono mancare. Particolarmente considerevole è l'assenza di una rubrica che si dedica all'economia. Certe tematiche popolari come per esempio i modi di risparmiare soldi quando si va a fare la spesa vengono inserite ogni tanto nella rubrica "Attualità", ma non c'è uno spazio fisso che approfondisce questo settore. I temi trattati da "Leggo" sono tali che possono facilmente essere intesi da tutti i lettori. Si vede quindi che non solo il contenuto ma anche la struttura del giornale è fatta in modo che le notizie comunicate vengano comprese dal numero più grande possibile di lettori. Note 9) Berelson B., “Comunications and Public Opinion”, in: W.Schramm (a cura di), The process and effects of mass communications, Urbana, University of Illinois Press, 1949, p. 355. [back] 10) Paolo Mieli, in Farinelli Giuseppe (et al.), Storia del giornalismo italiano: dalle origini ai giorni nostri, Torino, UTET, 1997, p. 412. [back]
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