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L'interpretazione del messaggio
Il titolo è di solito composto da tre elementi: l'occhiello, il titolo, nel quale viene fornito l'argomento fondamentale, e il sottotitolo che riassume il contenuto per quelli che preferiscono una lettura veloce. La titolazione è importantissima perché la maggior parte dei lettori sfoglia il giornale prima di approfondire la lettura. Senza dubbio i titoli influenzano fortemente il processo selettivo del lettore, che solo in un secondo passo si dedica alla lettura vera e propria degli articoli. I titoli assumono quindi il compito di allettare i lettori. Per risvegliare la curiosità del lettore si usano moduli sintattici e lessicali non usuali. Parole brevi e persino monosillabi, giochi di parole, discorsi diretti e figure retoriche come l'inversione, l'ellissi, l'allitterazione o la metonimia (p.es.: il nome Blair sta per il Regno Unito) si ritrovano spesso nei titoli, che assomigliano così agli slogan pubblicitari. Oltre a questi mezzi linguistici anche le caratteristiche tipografiche attraggono l'interesse del lettore: i caratteri della titolatura sono molto più grandi di quelli del corpo dell'articolo e garantiscono la percezione da parte del lettore anche se egli sfoglia velocemente il giornale. Il titolo non è importante solo perché crea l'interesse dei lettori, ma anche perché influenza l'interpretazione e la memorizzazione di tutto l'articolo seguente. La composizione del titolo attiva un certo campo semantico che crea delle aspettative nel lettore, e che lo guida nella sua interpretazione del testo che sta per leggere. Come dice Braga, "l'influenza di questo effetto di pre-attivazione (priming effect) è rilevante soprattutto sui titoli che costituiscono […] vere griglie o guide alla comprensione di brani ed articoli" [11]. Dunque l'informazione del titolo orienta il lettore nel classificare l'informazione centrale del testo seguente offrendo questa "griglia", che può essere chiamata topic. Ma non è solo l'informazione linguistica del titolo che influenza il lettore nel modo in cui percepisce ed interpreta il testo, ma anche il suo aspetto formale. Come è già stato detto, i caratteri maiuscoli in grassetto e la brevità dei titoli attirano l'interesse del lettore. Ma oltre a ciò la forma del titolo segnala già di quale tipo sarà probabilmente il contenuto dell'articolo: il lettore capisce subito il valore drammatico di un titolo che si espande per tutta la pagina, anche se non ha ancora percepito il messaggio linguistico. Questa capacità di guida interpretativa del titolo è favorita dalla sua precedenza cronologica, ossia dalla sua posizione all'inizio dell'articolo. Non bisogna ancora integrare l'informazione data dal titolo con altre informazioni, non ci sono ancora dei legami semantici che determinerebbero la comprensione del titolo. Questo è vero naturalmente solo se osserviamo l'articolo isolato dal contesto che di solito lo circonda nel tessuto di un quotidiano. Un altro fatto che sostiene la funzione di guida interpretativa del titolo è la maggiore possibilità di essere riletto e così memorizzato meglio. Non va dimenticata la titolazione all'interno del testo: essa è costituita da certe parole-chiave che servono a distinguere varie parti dell'articolo e a rompere la monotonia di una lettura ininterrotta. La scelta delle parole-chiave è importante quanto la formulazione del titolo principale, perché accentua certe parti della notizia piuttosto che altre, e dirige l'interpretazione dell'informazione offerta. Soprattutto nei titoli e all'inizio degli articoli prevalgono i nomi, il che ha una funzione esplicativa: è possibile spiegare di più in meno spazio, non utilizzando troppi verbi che spesso non risultano necessari per fornire delle informazioni nuove. Lo stile nominale viene applicato in molti altri prodotti testuali, come per esempio nei testi scientifici-informativi, ma anche in modo meno teorico nel gergo militare, dove i comandi devono essere brevi e chiari, ma nondimeno completi. Questa sintesi dell'informazione serve a coinvolgere l'attenzione del lettore che di solito non vuole leggere troppo. Invece di prolungare il discorso con i verbi esplicitando ogni dettaglio, l'autore può fidarsi della capacità del lettore di immaginarsi ciò che non è detto. Prima di tutto si deve accennare che la struttura dei titoli in "Leggo" è un po' diversa da quella descritta sopra, che vale per la maggior parte dei giornali di grande diffusione: qui mancano i sottotitoli e anche la titolatura intratestuale. La ragione per cui ci si mettono solo titolo ed occhiello è probabilmente la brevità degli articoli e di tutto il giornale. Molte delle notizie sono già in sé dei testi riassuntivi e quindi non ci vuole un altro riassunto del contenuto. Una titolatura all'interno del testo in questo caso non aiuterebbe il lettore a un migliore orientamento e a una maggiore comprensione del testo, ma influenzerebbe in modo negativo la lettura fluente che già è molto rapida e breve, e che non va tagliata visibilmente da titoli inseriti nel testo. Come negli altri giornali anche in "Leggo" i titoli danno spazio a un massiccio uso di figure retoriche e di costruzioni lessicali e sintattiche non usuali. Una di queste figure, che serve soprattutto a una formulazione breve ed espressiva del titolo, è la metonimia, ossia la sostituzione di una parola con un'altra che è semanticamente legata alla prima. Così il titolo "Putin trionfa, Casa Bianca critica" fa chiaro che si parla di una controversia tra uomini politici rispettivamente della Russia e degli Stati Uniti, anche se i due paesi non vengono esplicitati. E se leggiamo "Morandi: Sanremo non deve morire" sappiamo subito che il cantante si riferisce al festival musicale di Sanremo, sebbene sia menzionato solo il luogo dove si tiene il festival. Anche il titolo "L'Africa all'Auditorium" segnala senza dubbi il concerto di un gruppo africano che si tiene sul palcoscenico dell'Auditorium di Roma, e non la presenza di tutta l'Africa in questo luogo. I discorsi diretti sono altrettanto frequenti nei titoli di "Leggo". La presenza di citazioni già nel titolo aumenta la credibilità di ciò che è descritto nel testo accentuando che non è stato il giornale ad inventarsi l'informazione successiva, ma che essa si basa su ciò che hanno detto dei personaggi coinvolti nella vicenda. Il titolo "Martino:'Temo attacchi virulenti'" ha un'aria autorevole e convincente visto che è stato il ministro della Difesa che ha formulato questa frase. "Bush: 'Tocca a Bin Laden'" è un altro esempio che mostra l'effetto del discorso diretto nel titolo: Si usufruisce del ruolo già etichettato del presidente statunitense di essere il cacciatore dei terroristi, e oltre a ciò si personalizza tutta la vicenda. La battaglia contro il terrorismo non è più un'operazione multilaterale ed internazionale, ma diventa interesse personale del presidente Bush, il che sottolinea la grande responsabilità che egli sembra assumersi. Molto spesso si ritrova una formulazione del tipo domanda-risposta nei titoli. Gli esempi seguenti fanno vedere come il giornale ponga una domanda (magari una domanda che si fa anche la maggior parte del pubblico) a cui dà subito dopo la risposta: "L'affare? Grande distribuzione o vendita diretta", "Le visite? Si fanno a 200 all'ora", "I 150 km orari? Frenano", "La città? Sicura , ma non troppo". Questo è un modo abbastanza facile di introdurre l'argomento centrale, nell'interrogativa, e a riassumere l'informazione offerta dal giornale nella risposta. Oltre a ciò questo tipo di formulazione ha un effetto simile a quello dei discorsi diretti: si ha l'impressione che sia stato intervistato qualcuno che in questo articolo risponde alla domanda che gli è stata posta. L'uso dello stile nominale è un metodo di cui si serve anche "Leggo" per rendere "telegrafici" i titoli e per comunicare più informazione tramite un numero molto limitato di parole. Ma lo stile nominale non porta sempre ad una formulazione breve, anzi, ci sono anche dei titoli che, pur non essendo muniti di nessun verbo, sono piuttosto lunghi, cioè composti da otto parole o di più: "Il meteorologo: neve a Natale, Capodanno al gelo", "Risate sotto l'albero: da Montesano al 'Trio', fino al 'duo' di Zelig", "Mancini nei guai: contro i nerazzuri out Peruzzi, Inzaghi e Giannichedda". Lo stile nominale si distingue dalla figura retorica dell'ellissi per il fatto che non manca solo il verbo, ma che i nomi vengono usati in modo eccessivo. Come abbiamo visto i titoli possono così diventare abbastanza lunghi, mentre invece l'ellissi spesso è una proposizione molto corta. Visto che i giornali usano i segni linguistici, il lettore è costretto a interpretare questi segni in qualche modo. Ogni segno suscita una certa immagine nel lettore e si riferisce attraverso questa immagine all'oggetto reale. Ovviamente le immagini suscitate da un segno non sono le stesse per due lettori diversi. Quindi un giornale si trova davanti a un pubblico che interpreta il suo contenuto eterogeneamente e in modo più o meno approfondito. Possiamo concludere che la stampa è meno capace di un coinvolgimento acritico in rapporto ad altri media come per esempio la televisione, che offre più direttamente un'informazione che è già pronta per il consumo. Non è detto che lo sforzo interpretativo del pubblico che legge sia maggiore di quello del pubblico che guarda la televisione, ma sicuramente un servizio in TV induce più della lettura di un articolo a un comportamento passivo. Ma l'impegno alto da parte del lettore spesso non è lo scopo finale dei giornali, che normalmente desiderano attrarre anche i lettori meno interessati a una lettura immersiva. Per questo motivo molti giornalisti impiegano, come è già stato detto sopra, un linguaggio omogeneizzante e facile da capire che "deve comunicare senza costringere a uno sforzo di interpretazione" [12]. 4. L'interpretazione emozionale Una mancanza di comprensione - per esempio di un articolo economico - può essere ricompensata con un vasto uso della fantasia. Così, se non capiamo bene un testo, spesso non ricerchiamo ulteriori informazioni per capirlo meglio, ma giudichiamo ed interpretiamo il testo a seconda di certi sentimenti generali che inquadrano la lettura dell'articolo. Questi sentimenti vengono suscitati per esempio dalla linea generale del giornale in cui è pubblicato, o dal nome dell'autore, se egli è un personaggio conosciuto. Così la nostra interpretazione si elabora a un livello emozionale e poco chiaro piuttosto che a un livello logico e ragionevole. La mancanza di comprensione del contenuto ci spinge ad adoperare elementi estratestuali per valutare il prodotto testuale. Alcuni testi sono così pieni di giudizi personali, allusioni, riferimenti ed altri elementi soggettivi, che si può avere il sospetto che il loro scopo principale non sia quello di fornire delle informazioni obiettive, ma quello di creare una serie di questi sentimenti generali. L'argomento vero e proprio rimane così abbastanza indefinito, ma viene propagato molto bene il modo in cui pensare di questo argomento. Normalmente ognuno di noi ha un modo di percepire e di interpretare la realtà più o meno fissato ed elaborato nel corso della vita e qualsiasi cambiamento improvviso di questo modo è un'esperienza sconvolgente e poco gradevole. Per questo motivo il lettore preferisce trovare in un giornale notizie che si adattano a degli schemi tradizionali a lui conosciuti. Un giornale normalmente offre tali schemi fornendo subito dopo la notizia l'interpretazione e la spiegazione pertinente, ed è la cosìdetta linea del giornale che decide quali schemi propaga. Il lettore può minimizzare il suo sforzo di decodificazione, e si identifica con il modello interpretativo della testata che è "tanto più gradito quanto più è usuale e schematico" [13]. Questi modelli offrono al lettore passivo un certo punto di vista da cui osservare ed interpretare un evento, un fatto o un'opinione. Quindi non è il lettore che tratta e valuta di propria iniziativa ciò che legge, ma "la notizia produce azioni e comportamenti" [14] nel lettore. Uno schema molto comune nei vari mass media è quello della contrapposizione del tipo bianco-nero. Concetti semplici come occidente-oriente, ordine-disordine, bene-male ecc. [15] rendono meglio comprensibile e decifrabile la realtà eterogenea e complessa. Questa realtà spesso è abbastanza lontana da noi e ne vediamo molte parti soltanto attraverso la mediazione schematizzata dei giornalisti. Gli schemi di contrapposizione si trovano anche in "Leggo". Se si prende in esame per esempio un articolo pubblicato il 18 dicembre nella rubrica "Spettacolo", che parla della rottura fra V. Marini e V. C. Gori, ci si rende conto che questa coppia era considerata, dal punto di vista del giornalista, la coppia perfetta. Adesso invece la relazione è finita e i due ex-amanti s'infilano nella schiera delle coppie fallite. In questo modo viene attivato lo schema "la coppia perfetta è possibile - la coppia perfetta non esiste" e l'articolo potrebbe subito fornire l'argomento di vari pettegolezzi interpersonali che spesso si basano sugli schemi del tipo bianco-nero. Un altro esempio che evidenzia la presenza di tali modelli interpretativi è l'articolo publicato in "Attualità" il 9 dicembre con il titolo "Putin trionfa Casa Bianca critica". Viene trattata la tematica della democratizzazione in Russia, e vengono accennate varie critiche da parte di istituzioni europee e del governo statunitense. Nonostante la co-presenza di critiche europee ed americane, queste ultime vengono sottolineate e così si dà rilievo al contrasto Stati Uniti - Russia. Questo concetto, che contrappone ovest ed est, è ormai tradizionale, e anche se la Guerra Fredda è finita da 15 anni molti sono ancora inclinati a rinfrescare le divergenze di allora tanto per avere una base solida e convenzionale su cui possono interpretare le viccende attuali. Note 11) Braga Giorgio (et al.), Accostarsi al quotidiano: organizzazione del giornale e analisi sociologica, semiologica e psicosociale del messaggio stampato, Torino, Nuova ERI, 1981, p. 153. 12) Mottana G., Il mestiere di giornalista, Milano, Miano, 1967, p. 280s. 13) Fabris Giampaolo (a cura di), Sociologia delle comunicazioni di massa, Milano, F. Angeli, 1976, p. 161. 14) Farinelli Giuseppe (et al.), Storia del giornalismo italiano: dalle origini ai giorni nostri, Torino, UTET, 1997, p. 366.
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