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Il Media Attivismo

 

L’informazione non assomiglia alle merci fisiche. Se io ho un tostapane e
te lo vendo, io non ce l’ho più. Solo tu puoi fare dei toast, iono. Ma se io ho
un’idea e te la vendo, ce l’ho ancora. E non solo questa non perdevalore
per me, ma si può pensare che acquisti valore per tutti e due. (J. P.Barlow)

 

Il Media Attivismo è una rete mondiale, un complesso sistema fatto di flussi informativi, network, campagne mediatiche, programmatori, scrittori, giornalisti free lance. Il media attivismo non è solo un fenomeno sociale e politico, esso rappresenta un laboratorio di innovazioni e sperimentazioni di media e modelli sociali che sicuramente arriveranno alla loro completa affermazione nella società del futuro.

Le dimensioni globali di questo fenomeno inducono a considerarlo come anticipatore di una nuova cultura e di una nuova forma mentis. Esistono molteplici e differentipratiche che operano per costruire un mondo nuovo: dai social forum all’hactivism,dal bilancio partecipativo al commercio equo e solidale, dalla disobbedienzasociale all’interposizione pacifica nei territori della guerra globale.

Tutto l’attivismo è attivismo dei media. Il movimento italiano paga un ritardo nello sviluppo di un pensiero critico sui media, infatti eccetto rare eccezioni è stato il mondo anglosassone a farlo, ponendo al di sopra di tutto l’idea liberal dell’informazione indipendente. La battaglia sociale sulla comunicazione non è più semplicemente una battaglia per l’informazione “vera”, obiettiva, indipendente. L’obiettivo è riappropriarsi dei media in quanto mezzi di produzione, piuttosto che mezzi di rappresentazione; mezzi di produzione economica, produzione dell’immagine nel mondo, produzione di bisogni e desideri.

La comunicazione indipendente e il media attivismo, come forma culturale, sono stati innescati da eventi come Seattle N 30, Genova G8, ma essenzialmente si sono sviluppati solo con la massiccia diffusione di tecnologia a basso costo, dei cosiddetti personal media e della rete. Il media attivista è una figura sociale di operatore, militante, artista, cittadino impegnato a sperimentare spesso nel proprio tessuto urbano forme di autogestione della comunicazione.

Infatti, il media attivismo è ormai una cultura che trova spazio nel bagaglio di tutte le società e del movimento, per cui la conoscenza dei meccanismi della comunicazione e soprattutto le pratiche di autogestione sono considerati i pilastri essenziali di una nuova idea di democrazia e cittadinanza. Il ciclone mediattivismo partito dall’epicentro Seattle trova la sua scintilla nella convergenza e contaminazione di due tecnologie: il video e internet.

Come la televisione per le masse, così la produzione video ha funzionato per il movimento globale come meccanismo di rispecchiamento del proprio immaginario e della propria forza. Il meccanismo della video-civilizzazione è il medesimo in tutto l’occidente ed è lecito supporre che il media attivismo continuerà a sperimentare e contaminare ogni format e media, anche quelli oggi considerati dominanti o mainstream.

Il video attivismo è oggi la forma più popolare e praticata di mediattivismo. La diffusione di minicamera digitale a basso costo, la componente ludica, antitestuale e intuitiva di questo tipo d’informazione, hanno prodotto un esercito di attivisti che in occasione di grandi eventi come Genova 2001 ha tenuto sotto controllo video ogni angolo della città. I documentari indipendenti prodotti in questi anni dal movimento, dimostrano una raffinata conoscenza del linguaggio video ma anche contaminazioni, inconsce o strategiche, con il linguaggio televisivo.

Ciò che spinge il “popolo” degli attivisti a prodigarsi per un tipo di comunicazione indipendente è l’idea che i mezzi di comunicazione tradizionali tolgano potere agli individui, decidendo in modo autoritario che cosa possa essere o no una notizia. In questo modo, muniti di telecamera a spalla e videocamere a mano gli attivisti hanno rivoluzionato l’accesso ai mezzi di produzione della comunicazione ed hanno consentito un’informazione dal basso tramite un rapido accesso ai materiali video.

I recenti progressi tecnologici permettono ad un singolo individuo di produrre materiale da mettere in onda, utilizzando attrezzature tecniche poco ingombranti ed a basso costo, che riducono la distanza tra l’operatore e lo spazio di ripresa, permettendogli di dare una copertura mediatica a situazioni che i grossi mezzi di comunicazione non sono altrimenti in grado di coprire.

Le stazioni televisive si occupano raramente delle manifestazioni nelle aree periferiche, visti i costi e la necessità di coprire molti eventi contemporaneamente. I video attivisti invece sono in grado di coprire più a lungo uno stesso evento e spesso sono gli unici operatori video presenti nei luoghi dove siano in corso forme di azione diretta e manifestazioni di massa, utilizzando le nuove tecnologie per rendere visibile quel che altrimenti rimarrebbe non visto.

Sicuramente le testimonianze video dirette sono spesso molto più attraenti ed efficaci di quelle diffuse dalle truppe televisive ufficiali. Del resto le documentazioni più convincenti sono quelle che non hanno subito manipolazioni. Il video attivista è tanto più tattico quanto più cercherà di modificare il punto di vista della collettività.

I mezzi di comunicazione vorrebbero che ognuno si convincesse del fatto che le loro manipolazioni sono in realtà la pura e semplice verità. Il lavoro del video attivista è di trovare la storia dimenticata dai grossi interessi politici e commerciali, per questo motivo è un lavoro di enorme valore per il movimento perché fornisce una voce alle minoranze senza voce.