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In principio fu “Orfeo Tv”

 

 

 

 

Il 2 giugno 20002, la sera del solstizio d’estate, da un quartiere di Bologna una minuscola emittente televisiva cominciò a trasmettere. Orfeo TV (dal nome dell’omonima via): raggio d’azione 150 m circa e, inizialmente, due ore di programmazione giornaliera, concentrate verso sera. La prima trasmissione fu l’intervista al barista del quartiere. Questo fu l’inizio.

A ideare e tessere le fila del progetto intellettuali e attivisti dell’ex area settantasettina (Stefano Bonaga, Franco Berardi Bifo) con trascorsi in radio Alice e una semiredazione di ragazzi dalla “telecamera facile”. Tutti con un unico obiettivo: contestare la legge sulla concessione delle licenze radio televisive e costruire un percorso a basso costo, largamente praticabile e alternativo al duopolio Rai/Mediaset. Con questo programma il gruppo bolognese ha pensato di dare vita a una TV comunitaria, autogestita, a reale accesso collettivo. “Una TV capace di aprire i condomini-dormitorio che essa stessa, negli anni ’60, aveva sigillato nella solitudine e nell’alienazione, una TV che faccia saltare il palinsesto nazional-popolare del consenso” [1].

Dopo il 21 giugno la cosa cominciò a dilagare, e in un anno le televisioni di strada si sono moltiplicate, seguendo ognuna una direzione diversa. Alcune hanno iniziato a trasmettere con una certa regolarità, altre fanno trasmissioni settimanali, altre ancora in maniera del tutto saltuaria. E’ importante sottolineare che il piano su cui si pongono le Tv di strada non è speculare a quello della televisione, ma è piuttosto una sorta di linea di fuga dallo spazio televisivo.

Tra le iniziative riuscite c’è sicuramente quella di NoWarTv, l’esperimento televisivo promosso da Emergency in occasione delle manifestazioni per la pace il 10 dicembre dello scorso anno. Dieci ore di trasmissione diffusa in chiaro da un satellite affittato per l’occasione. Ma molti altri hanno raccolto il testimone e si sono impegnati a sviluppare l’idea.

Il principio puntiforme e orizzontale della rete è esaltato in massima misura dalla scelta di Orfeo Tv. Ovvero, esaltare la “piccolezza” per poi meglio connetterla con una miriade di altre “piccolezze” attraverso un sito www.telestreet.it che è a disposizione di tutti gli eventuali emulatori. Centocinquanta metri più in là di via Orfeo nessuno può escludere che altri “matti con telecamera” si mettano in testa di accendere un altro cerino.

Per coloro che avessero in mente di “fare” un propria Tv, lo staff di Orfeo Tv sostiene che fare una Tv di strada non è poi così difficile, ci vogliono: tempo, creatività e coraggio. A quanto pare bastano circa mille euro per mettere in onda ciò che si vuole; e per farlo si sfruttano i “coni d’ombra”. La “zona d’ombra” è praticamente una frequenza che, pur essendo occupata formalmente da un’emittente, non è effettivamente raggiunta dal segnale di quell’emittente per ragioni del tutto casuali (monti, colline, palazzi). Ma – spiegano sul sito di Telestreet – per compiere un’indagine relativa alle zone d’ombra e per poter trovare il modo di sintonizzare il vostro segnale proprio su quella zona d’ombra è necessaria la collaborazione di un antennista provetto. E’ lui il personaggio chiave della prima fase della creazione di una Telestreet [2].

La logica su cui si basa l’intero progetto, in realtà dunque, è molto semplice. In Italia esistono centinaia di coni d’ombra. E’ sufficiente un’asperità del terreno, una collina e il segnale viene oscurato. E’ così possibile inserirsi in queste “macchie nere” dell’etere e trasmettere senza disturbare nessuno, sovrapponendosi ad altri segnali. A Bologna Orfeo Tv trasmette prendendo in “prestito” il cono d’ombra di Mtv. Legalmente non sarebbe consentito, la legislazione italiana, infatti, secondo la legge Mammì (1984) dice che in Italia sono disponibili 48 frequenze; di queste una ventina sono occupate da titolari di concessioni nazionali (Rai, Mediaste, La7), che operano su più frequenze proprio per non incappare nei famosi coni d’ombra. Per occupare, dunque, una frequenza ed essere autorizzati a trasmettere occorre una concessione governativa.

Ma quelli che entrano nel giro delle Telestreet conoscono bene i rischi che corrono. Nella consapevolezza di essere illegali, sanno però di essere costituzionali, infatti si appellano all’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censura”. E inoltre la sentenza 202 del 1976 della Corte Costituzionale sancisce la illegittimità del monopolio dell’etere [3].

Oggi le Tv di strada sono più di cento sparse in tutta la penisola (isole incluse). Sono piccole, queste televisioni, ma si fanno sentire e per qualcuno stanno diventando pure scomode. Anche perché Telestreet dichiara apertamente, nel suo manifesto, di voler essere una “piattaforma” non solo pratica ma anche politica [4]. Significativa l’esperienza di Telefabbrica (Palermo), messa su nei giorni caldi degli scioperi alla Fiat di Termini Imprese, che raccontava le storie quotidiane degli operai cassaintegrati dando loro voce. La piccolissima emittente siciliana fu chiusa solo dopo tre giorni di trasmissione dal Ministro delle Telecomunicazioni.

Quelli di Orfeo Tv lavorano nel piccolissimo convinti che sia, in prospettiva, la sola maniera di pensare in grande. “In un laido, meraviglioso bar del vecchio centro storico di Bologna, mentre la canicola faceva quasi evaporare il biliardo, un commando sudatissimo della sinistra tardosituazionista ha presentato Orfeo Tv, l’emittente più debole del pianeta. Mezzo watt di potenza (‘trecento volte meno di un ripetitore standard’, sottolineavano con orgoglio i promotori), apparecchiature da antennista per un costo inferiore ai mille euro, una gittata di circa centocinquanta metri per la prima TV di isolato” [5].

 

Note

1) Pasquinelli M., Media Activism. Strategie e pratiche della comunicazione indipendente, Roma, DeriveApprodi, 2002, p. 144. [back]

2) www.telestreet.it/telestreet/tv/orfeotv/realizzazione.htm [back]

3) Telestreet, n° 0 (in attesa di autorizzazione), estate 2003. [back]

4) Telestreet, cit. [back]

5) Serra, M., “Nasce la TV di caseggiato” La Repubblica.it, 23 giugno 2002. [back]