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Telestreet: micro antenne di strada

 

 

 

Mediattivismo è perciò la parola chiave. Il mediattivismo ha deciso di percorrere una strada: la proliferazione di centri indipendenti per la produzione di contenuti e di centri indipendenti di emittenza comunicativa.

Da qui la nascita delle Tv-quartiere, o Tv-street o, se si preferisce, Tele-condominio: l’ultima provocatoria scommessa dell’etere. “Praticare in modo diretto l’esperienza dell’informazione rappresenta un tentativo – come dice Franco Berardi Bifo – di sperimentare democrazia, per creare le condizioni affinché ciascuno possa smettere di essere spettatore e diventare soggetto attivo di comunicazione e maturazione politica”.

In che modo? Semplice, basta “farsi” una televisione! Del resto la televisione – come suggeriscono i promotori del progetto Telestreet (un progetto di convergenza dal basso: micro antenne di quartiere collegate tramite la rete a banda larga) – meglio farla che guardarla!

L’esperienza Telestreet è solo un altro esempio di comunicazione orizzontale (in perfetta sintonia con l’esperienza Indymedia) fortemente legata alla dimensione territoriale, eppure, allo stesso tempo, aperta al paradigma della rete e dell’etere. Quello che cerca di fare Telestreet è creare il superamento del dispositivo conosciuto dai più come Televisione, che col tempo si sta trasformando in una macchina di omologazione dei processi mentali. Di fronte a questo pericolo “è essenziale – sostiene Bifo – affermare un nuovo principio: che la comunicazione è uno spazio pubblico e come tale un diritto, come la formazione di base e la sanità”.

Il sogno di fare televisione, di gestire un proprio canale televisivo, di fare informazione attraverso la TV, è stato il sogno di tanti movimenti politici sociali artistici dagli anni Settanta in poi. Negli ultimi anni il medium della sperimentazione democratica e dell’informazione indipendente è stato indubbiamente Internet. Ma l’impatto mediatico che può avere la rete rispetto alla potenza della televisione è veramente poca cosa. La sperimentazione fatta sui nuovi media e il movimento che oggi attraversa la società, su scala mondiale, convergono tutti nello stesso percorso per fare un salto di qualità: riappropriarsi del piccolo schermo domestico.

Nel campo delle TV indipendenti, telestreet appunto, è Amsterdam a rappresentare il laboratorio pilota. Nel 1981 nasce Olon, la confederazione delle radio e delle televisioni pubbliche locali via cavo e via etere, con l’intento di stimolare la nascita dei media locali indipendenti. Oggi Olon conta più di 300 membri ed è riconosciuta dal Governo come rappresentante ufficiale dei media locali e comunitari ed è compresa nel budget nazionale per la comunicazione. Anche in Germania ci sono, nelle maggiori città, canali ad accesso pubblico (detti Open Channel); come pure, recentemente, in Austria o in Svezia. Un fermento, perciò, a largo respiro europeo che col tempo potrebbe anche portare alla costruzione – come si augurano i media attivisti – di un network aperto, trasparente, collaborativo di scala europea delle televisioni indipendenti e comunitarie, per la costruzione di un’Europa “dal basso”.

Lo spirito del progetto Telestreet non è creare e difendere uno spazio di nicchia, ma di “demolire” l’attuale sistema di informazione, attivando il maggior numero possibile di persone per inaugurare un nuovo modello di comunicazione che veda gli spettatori, appunto, sempre più protagonisti attivi e sempre meno passivi davanti al teleschermo. Quello delle Tv di strada costituisce, quindi, un tentativo di rimodellare al forma tipica “da uno a molti” dell’informazione televisiva: dal quartiere al mondo, dal mondo al quartiere.