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La net.art
Conclusione
Bibliografia e
sitografia

 

La net.art

 

 

 

1) Dati principali

La prima comparsa del termine “net.art” è alquanto curiosa ecasuale: avvenne nel 1995, a Lubiana, in un’e-mail di caratteri Ascii illeggibileinviata al noto net.artista Vuk Cosic. Da una traduzione si è scopertoche questo messaggio reclamava la libertà espressiva degli artisti suInternet. Lo si poteva considerare una sorta di manifesto (ricorda i futuristi),ma purtroppo fu perduto.

Quello che però urge premettere è una distinzione di alcuni termini, sempre più presenti nel linguaggio corrente, ma spesso confusi. Un piccolo schema potrebbe essere d’aiuto:

- art on the net - arte in rete, cioè siti quali www.exibart.it che ci forniscono informazioni sull’arte, o sfogliare cataloghi di mostre, musei e gallerie. Possiamo anche trovare siti autoprodotti da artisti. Si può definirli vetrine sul web;

- net.art - riguarda un cooperare o uno scambiarsi informazioni tra artisti, possibilità presente solo in Rete;

- web art - anche questa riguarda esclusivamente la Rete, e nasce per sperimentazioni interattive, animazioni. Tutte le sperimentazioni che sfruttano solamente i mezzi tecnici e magari ne sconvolgono i linguaggi usuali. La web art è un’evoluzione dell’elettronica nata negli anni ’60. I maggiori artisti in questo campo sono inglesi e statunitensi. In Italia interessanti sono due gallerie in Sockart.net.

Le differenze sembravano abbastanza delineate, ma nella realtà i termini net.art e web art sono spesso considerati come sinonimi, anche se il più utilizzato è “net.art”.

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2) I cambiamenti della nuova arte

Net.art è l’arte di fare network e proprio per questo si può sostenere che l’opera più gigantesca a riguardo fu Internet, un’opera in continua evoluzione grazie a persone sparse in tutto il mondo.

La caratteristica principale della net.art è quella di spiazzare il fruitore. Pare sia il maggior godimento degli artisti on-line. I creatori di www.jodi.org ne sono un grande esempio. Per loro colpire il desktop o il browser facendolo cadere in piccoli frammenti, è uno stare vicino al fruitore. Perché loro applicano interazioni vere. Il sito nacque nel 1995 e Jodi è l’unione dei nomi Joan e Dirk, i creatori, che provengono da anni di sperimentazioni in diversi settori. Il loro scopo è rendere la banale navigazione in Internet una corsa ad ostacoli. I due ideatori ricevettero complimenti e allo stesso tempo lamentele, ma soprattutto si constatarono reazioni di panico.

E’ enorme la differenza che c’è tra una fruizione di tipo museale ormai radicata e quella che instauriamo con il nostro PC. L’oggetto fisico nella net.art non esiste. Le net opere sono qualcosa di mutevole, perché processo collettivo e cooperativo.

“Questo processo può essere la fantasia e l’ispirazione di un singolo, l’immaginazione collettiva di più persone, o la visione di un gruppo rivoluzionario”.

Nella net-art è espresso appieno il significato di vivere nell’era digitale: l’avere sempre minore dipendenza dell’essere in un determinato posto in una certa ora.

Troppe cose sono cambiate dal nostro abituale tipo di fruizione, tanto che pare non esserci più la netta distinzione tra autore e visitatore. L’opera è arrivata a non appartenere più al solo ideatore, ma si fa collettiva, senza confini, un non-luogo, un processo in divenire. Anche il non esperto può lasciare una sua traccia perché è un’arte aperta a tutti. “Nell’arte on line l’opera resta aperta […] Aperta alle modificazioni…alle reazioni. L’attività delle reti riflette lo stato di una situazione perpetuamente in movimento, sempre effimera…”.

Il più delle volte è presente anche l’anonimato da parte dell’ideatore. E si punta a giocare qualcosa di nuovo: si cercano tanto le attribuzioni di quadri anonimi del passato e oggi invece si è arrivati ad approfittarne di questa nuova possibilità.

Altro particolare cambiamento è dato dalla sua riproducibilità. Non esiste più la differenza tra copia e originale, non esiste più l’attribuzione artistica, il valore del l’identità dell’autore è un qualcosa di passato.

Si può quindi capire la non facilità nel definire questa nuova forma artistica, semplice agli esperti del settore, ma meno comprensibile ai più. C’è chi già vede la net.art come prossima ad entrare nelle tante correnti artistiche contemporanee, per esempioAchille Bonito Oliva ha già ideato il nome “Techne Tribù” per identificare gli artisti che lavorano in Rete.

Ma le domande che sorgono sono molte, e non possiamo far finta di essere sordi. Ci si chiede “chi è l’artista?” o “chi è il fruitore?”.

Evitato ogni tipo di materialità, tutto è affidato alla comunicazione per avvicinare i più diversi singoli utenti.

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3) Net.art

Esiste una piccola storia dello sviluppo della net.art dopo l’invenzione del termine nell’e-mail inviata a Vuk Cosic. I primi lavori erano stati eseguiti da pochi e all’ombra, ma nel 1996 iniziarono a cambiare le cose: cresceva il numero delle persone coinvolte e iniziava a svilupparsi un certo discorso critico. Nel frattempo nello stesso anno fu importante il festival di Amsterdam intitolato “Next Five Minutes ”. Nel maggio 1996 l’Italia ebbe la fortuna di essere sede del primo evento internazionale dedicato esclusivamente all’arte in rete: “Net Art Per Se”, organizzata dallo sloveno Vuk Cosic a Trieste. In www.ljudmila.org/naps è possibile visitare una piccola introduzione a quelle che furono le questioni principali e leggere i nomi dei maggiori partecipanti. E sempre in www.ljudmila.org si può percorrere l’home page per crearsi un’idea dei numerosi nomi, istituzioni, festival, settori (arte, cinema, musica, fotografia e altro), organizzazioni…

Può venir facile cogliere dei legami tra net.art e avanguardie del Novecento come Futurismo, Dadaismo, Land Art, happening. Ma mentre allora le novità erano affidate alle tecnologie di registrazione, da fine anni ’70 si è iniziato a sperimentare la telecomunicazione pura, che ha portato fino all’arte digitale.

Con net.art s’intende un nuovo modello di relazione sociale in cui il dialogo, il tipo di comunicazione, è molti-a-molti e non più uno-a-molti. Per la prima volta nella storia troviamo che mezzo di distribuzione e mezzo di produzione, ovvero la Rete, coincidono.

Numerosi furono gli esperimenti precursori, da Hole in space nel 1980, a The world in 24 hours nel 1982. E proprio negli anni ’80 ci sarà anche la trasformazione del concetto di autore e fruitore, portando a parlare di “postindividualismo”. Agli inizi, nel ’94-’96 i progetti si muovevano in uno spirito low-tech. Con la diffusione nel 1993 del World Wide Web ci sarà la possibilità di unire in un solo protocollo (l’http) testo, immagini, animazioni, video, grafica 3D, suoni. Proprio con il World Wide Web (un ipertesto) si ridefinisce il nostro ruolo davanti al contesto, si ridefinisce il ruolo di autore i net.artisti furono i primi a cogliere tutte le varie trasformazioni, anche perché erano e sono, costantemente in contatto.

Sempre nel 1996 (anno cruciale di diffusione) alcuni di loro decisero di rendere noto il loro circuito tramite Refresh col tempo divenuto un classico della net.art: rendeva palese un circuito di scambi e collaborazioni che prima era noto solo a pochi. Un condividere arte sconosciuto anche alle più avanzate avanguardie del Novecento.

Tra il ’96 e il ’97 inizia una partecipazione museale, con la collaborazione delle principali istituzioni, e un interesse particolare da parte dei festival (in www.noemalab.com è presente la pubblicità dell’ultimo festival organizzato a Valencia dal 17 al 21 novembre 2003). Ma le opere di net.art mostrano subito la loro diversità. Le classiche operazioni di collezione, conservazione e vendita, devono cercare altre strade. Nei festival si discutono le opere e si commissionano. In alcuni casi si forniscono finanziamenti, che sono le principali forme di guadagno dei net.artisti.

Non si può non pensare alle preoccupazioni del mercato dell’arte, agli interrogativi che si pone per poter continuare a vivere. Come può essere vendibile un prodotto mutante e collettivo che non può essere né collezionato né appeso al muro? E’ un’opera che tutti possono già consultare gratuitamente. Una risposta ci viene fornita da Olia Lialina, net.artista russa fondatrice della prima galleria su web, Art.Teleportacia che mette in vendita opere di net.art. Lei ha risposto che la net.art è garantita dal suo dominio. All’acquisto questo rimane pubblico, ma solo il possessore potrà accedere all’Url originale.

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4) Esempi di net.art/net.artisti

Svariati sono i casi, spesso molto originali, frutto di grande inventiva e fantasia. Leggendo o vivendo le opere su Internet viene quasi da dire che il limite è stato raggiunto, che oltre l’originalità non può andare. Ma allo stesso tempo ci si rende conto che forse questo ragionamento è stato fatto con l’avvento di ogni nuovo cambiamento durante tutto il Novecento e prima ancora, eppure ora siamo qua, vedendo come passaggi naturali le forme artistiche del passato.

Abbiamo già citato Jodi per la su originalità e capacità di creare stati di panico attraverso lo scherzo. Altro caso noto è il fenomeno del plagio di diversi siti di web art. Tra il 1999 e il 2000 0100101110101101.org colpisce diversi siti cominciando da www.hell.com, una sorta di sito inaccessibile al pubblico, ma 0 e 1 arrivano a renderlo di pubblico dominio (oggi ancora consultabile). Tra i siti colpiti c’è quello di Olia Lialina che si ritrova a vendere le sue merci due volte. In seguito venne clonato il sito di Jodi. Gli esempi sono dei più diversi e i rischi di denuncia verso 0 e 1 non sono stati pochi. Gli autori spiegano in un’intervista:

 

  Un’opera d’arte, in rete o no, non può essereinterattiva di per se stessa, sono le persone che devono usarla interattivamente, è lo spettatore che deve usare un’opera in modo imprevedibile.

 

Altro caso è quello di Shulgin, che sfruttava la pornografia sapendo che è una delle maggiori attrazioni su Internet, per dirottare l’attenzione su siti che altrimenti non sarebbero stati visitati.

Oppure casi di dirottamento digitale. Noti sono sette studenti di diverse parti del mondo impegnati nei più svariati campi che nell’agosto del 1994 si incontrarono in Svizzera per formare una “Corporation digitale”. Conosciuti sotto il nome di etoy, www.etoy.com. I loro interessi furono i più svariati e soprattutto dimostrarono “che la Rete può essere manipolata”.

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5) Ascii art

Ho trovato particolarmente curiosi i disegni realizzati con i caratteri Ascii (American Standard Code of Information Interchange), che insieme danno origine alla cosiddetta Ascii art. Riguarda il primo periodo della net.art, quando l’approccio era ancora low-tech, un po’ dovuto alla necessità, e un po’ per il fatto che al tempo si dava più importanza alle soluzioni concettuali che alla grafica o agli effetti speciali. Cercando la più semplice definizione di Ascii (in P. Baldini, P. Guidotti, G. Sartor, Manuale di informatica giuridica, pag. 41), si capisce che indica una sequenza di caratteri che vengono trasformati in immagine con programma di codifica, cioè l’Ascii. E’ quel metodo che ci permette la comparsa dei caratteri sul nostro personal computer. Sono proprio quelle lettere o simboli che vediamo sulla tastiera. Dando uno sguardo ai due esempi (http://www.ascii-art.de/ascii/c/cd.txt e http://www.ascii-art.de/ascii/s/samoa.txt) del disegno di un cd e di una bandiera, possiamo ben renderci conto a quali caratteri mi sto riferendo. Un lavoro che pare richiedere pazienza.

Nello stesso sito è possibile trovare anche un lungo elenco in ordine alfabetico di tutti gli esempi di Ascii art.

Pare che questo metodo voglia farci capire che l’arte digitale non riguarda più i classici pennello e tavolozza. E in proposito ancora importante è il lavoro di Vuk Cosic e il fatto che ci dimostra come questo possa essere associato a diversi ambiti. In http://www.ljudmila.org/***vuk/ascii/film/blowup.htm troviamo un esempio di Ascii utilizzato per le immagini in movimento. Esistono anche casi di unione architettura e Ascii. Gli esempi sono dei più svariati proprio perché applicabile alla fotografia, all’arte, al cinema, alla musica all’architettura e ad altro ancora, ricordando che il net.artista Vuk Cosic fu colui che sperimentò il più possibile.

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