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Web Art

 

Web Art

 

 

La web art conduce alla creazione di oggetti chiaramente definiti e rappresentabili. Pur essendo destinati alla fruizione in rete, questi siti possono essere, nella maggior parte dei casi, veicolati anche attraverso altri supporti fisici, come il floppy disk, il cd-rom o il dvd. La fruizione in rete della web art si differenzia da quella ‘in locale’ solo per il diverso percorso riportato nella barra degli indirizzi del brwser.

I lavori di web art si caratterizzano per la maggiore ‘specificità’ ma, nello stesso tempo adoperano la rete come semplice veicolo di diffusione. Si parla di web art nel momento in cui l’artista torna ad essere il protagonista del processo, per l’impossibilità di una comunità di intervenire nel processo creativo di un’opera. Eppure, tale definizione appare insufficiente e non completamente adatta. Infatti, la continua evoluzione, l’apertura ai contributi esterni, la possibilità di comunicazione diretta con altri utenti, rende la web art, a volte, molto vicina alla net.art. E’ quindi riduttivo considerare il web come una semplice vetrina che rappresenta esclusivamente contenuti reificabili.

Usata in un certo modo, anche la web art può divenire un mezzo d’interazione reale, approdando ad un rapporto più attivo tra artista e spettatore e ad un feedback tra l’uomo e la macchina, in quanto il nuovo artista consegnerebbe una ‘macchina per significare’, uno strumento da utilizzare e attivare. Come era già accaduto per l’arte del ‘900, in cui era cambiato il rapporto tra l’autore, l’opera e il suo fruitore: anche in questo caso, lo spettatore non è più soggetto passivo; in quanto non solo contempla e guarda, ma agisce tramite la scelta di un percorso.

La realtà nell’era digitale è divenuta lo spettro di un universo che definisce un nuovo scenario in cui l’io è costretto a confrontarsi con una inedita visione del mondo. Si determina dunque un’alterazione del sistema percettivo e una spinta verso il superamento della materialità, inteso come conciliazione tra mondo fisico ed esistenza virtuale. Tale realtà non è altro che la dislocazione del ‘cosa’ viene percepito in un luogo che è in realtà un campo comune a tutti gli individui connessi, un campo privo di dimensioni fisiche prestabilite in cui una comunità agisce come una mente collettiva.

Per la mancanza di scritti interamente dedicati alla definizione di questa forma di arte, per il suo avvento molto recente e per la sua continua evoluzione, è facile cadere nella confusione e confondere la web art con altre forme d’arte come ad esempio la grafica. Il modo più adatto, a mio parere, per conoscere la web art è guardarla, ovvero aprire i siti di web artisti e vederne l’operato. Ho quindi ritenuto opportuno riportare qui di seguito alcuni siti di web art.

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1) www.zexe.net

Il sito www.zexe.net è stato ideato dal catalano Antoni Abad, il quale partito dall’incisione e passato alla video arte (entrambe forme di replicazione seriale dell’opera) approdò infine alla web art, di cui la replicazione seriale illimitata è uno dei principali aspetti caratterizzanti.

Quando si apre tale sito, una mosca digitale (ovvero Z), comincia a scorazzare sullo schermo sfuggendo alla rincorsa del mouse come una vera mosca. Ogni mosca ha caratteristiche genetiche diverse ed è attiva solo quando il computer è in rete.

 

 

Tali mosche sono concepite per creare uno sciame virtuale, per moltiplicarsi attraverso internet tramite il libero scambio fra gli utenti. Infatti vi è la possibilità di interagire con altre mosche (ovvero con altri utenti) scambiando e-mail, venendo a conoscenza dei loro nickname, della collocazione geografica, della data di nascita, del codice informatico - genetico di ciascuna mosca.

Gli utenti di Z possono modificare il comportamento e la morfologia di ciascun esemplare nello Z.lab, il laboratorio genetico virtuale. Gli individui mutanti che ne risulteranno potranno poi essere scambiati sempre attraverso il canale Z. Lo scopo di Z è creare una rete di comunicazione distribuita, che sia indipendente da un server centrale. Ogni mosca sarà allo stesso tempo server e client.

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2) www.neural.it/nnews/memoirs.html

Memoirs è l’opera di web art di Cynthia Beth Rubin, che permette all’utente di prendere coscienza delle scelte di colore e luce da lei effettuate, mostrando una storia del materiale utilizzato attraverso un uso creativo del ‘rollover’ di javascript, ossia la variazione di un’immagine con un’altra, al passaggio del mouse.

I link, puramente visuali, portano a discernere delle fonti d’ispirazione della creazione del lavoro stesso in un discorso solo apparentemente ridondante, ma focalizzato sul materiale stesso di creazione, tralasciando le questioni di metodo e procedura, intuibili dalle scelte effettuate.

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3) boxplorer web art.htm

Boxplorer, il layout dei siti come web art. Boxplorer è l'ultima provocatoria opera di Andy Deck, che tramite un'applicazione con interfaccia web mette a nudo il layout dei siti, trasformandoli in vuoti schemi squadrati, che costituiscono secondo l'ironico autore "una visione rettangolare del web". Qualsiasi sito si può sottoporre a questa 'cura', astraendone la struttura e svuotandolo dei contenuti, in una sorta di scheletro visto ai raggi X, che rende simili e tutte differenti le pagine web. Nelle intenzioni dell'artista, infine, anche la possibilità sarcastica di "purificare il web", rendendolo sicuro per i bambini di tutte le età, fuori dalle controversie e dalla pubblicità.

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4) www/moving-art-studio.com/september/media_diseases_eng.html

Si tratta di un progetto in versione anglo-tedesca di Markus Kack, artista svizzero diplomato presso la Kunsthochschule fur Medien di Colonia. L’Institute for Media Diseases è un luogo immaginario a metà tra un laboratorio artistico e un ambulatorio medico. E’ la manifestazione diretta e il frutto della società dell’informazione e della digitalizzazione. L’attività dell’istituto è quella di analizzare, diagnosticare e curare la pelle e parti del corpo infette da neo-disturbi di natura mediologica, garantendo con terapie adeguate la prevenzione di futuri disagi virtuali.

Vi sono vari ‘case studies’ specifici, dalla fractal sindrome all’andromeda sindrome fino alla pixelbreeze sindrome, che si manifesta inizialmente sulla schiena per poi infettare in dodici ore tutto il corpo. Per i casi urgenti e trattamenti d’emergenza c’è anche un ospedale elettronico.

Oltre una grafica semplice, il sito è una fantasiosa e un po’ allarmante lettura della rivoluzione digitale, dei suoi carnefici ma soprattutto delle sue numerose vittime.

 

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Bibliografia e sitografia

Franco Carlini, Lo stile del web, Torino, Einaudi, 1999.

Gianni Romano, Artscape, panorama dell’arte in rete, Genova, Costa & Nolan. 2000.

Marco Deseriis, Giuseppe Marano, Net.Art, Milano, Shake, 2003.

Pier Luigi Capucci, Realtà del Virtuale, Bologna, Clueb, 1993.

http://www.mediamente.rai.it/mm_it/010418/index.asp

http://www.noemalab.org/sections/ideas/ideas_articles/blain.html

www.zexe.net

www.moving-art-studio.com/september/media_diseases_eng.html

www.neural.it/nnews/memoirs.htm

www.boxplorerwebart.htm

Tema Celeste, n. 97.

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