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La popular music
I mass-media, come la popular music, influenzano i loro pubblici e la società nel suo insieme, e gli studiosi di entrambe le discipline hanno cercato di dare risposta sul ‘chi dice, perché, come, cosa, a chi e con quale effetto ’. In seguito vedremo come le teorie della comunicazione di massa possono dare risposta a questi interrogativi in ambito musicale. Entrambe le discipline, alle sue origini, sono nate da sociologi, psicologi e altre figure, fino a raggiungere uno stadio di studi più rigoroso. Le questioni centrali dello studio della comunicazione di massa che definiscono DeFleur/Ball-Rokeach possono essere rapportate allo studio della popular music. 1) Qual è l’impatto di una società sulla musica? 2) Come si realizza la comunicazione musicale? 3) Quali conseguenze (psicologiche sociale e culturali) ha sulle persone l’esposizione alla musica? Per dar risposta a queste tre domande e per spiegare appunto come la popular music e la comunicazione di massa possano ridefinire le forme sociali e culturali, le regole e i codici della società, il linguaggio e le aspettative di ruolo che gli individui nutrono reciprocamente, prenderemo in considerazione i paradigmi principalmente utilizzati dagli studiosi di comunicazione. I paradigmi sono: lo struttural-funzionalismo, l'evoluzionismo sociale, il modello del conflitto sociale e l'interazionismo simbolico. Lo struttural-funzionalismo spiega la società come un sistema dinamico di attività ripetitive, organizzate e interconnesse, le quali contribuiscono alla stabilità e all’armonia sociale. Questo paradigma può indurci a pensare che la musica, come i media, siano azioni ripetitive, strutturate e interrelate (con gli altri sistemi) che hanno luogo nel sistema sociale in cui operano, e contribuiscano, ovvero sono funzionali (dal termine struttural-funzionalismo), all’equilibrio sociale. La parola “strutturale” indica il modo in cui sono organizzate le attività ripetitive di una società (forme quali la famiglia, le attività economiche ecc.); con un po’ di forzature, può benissimo orientare verso la struttura della musica, sia macro che micro. Macro si può riferire alla “strutturazione” sociale ed economica della musica, una interrelazione di: generi, sottoculture, mainstream, underground, mercato discografico ecc. Micro può corrispondere alla struttura della sintassi musicale in tutti i suoi aspetti, anche ripetitivi (tempo, forma, arrangiamento, ecc.). Il termine “funzionale” si riferisce al contributo che un’attività ripetitiva (la musica) fornisce al mantenimento della stabilità o all’equilibrio della società. Dal punto di vista macro possiamo far riferimento a quelle attività ripetitive, strutturate e interconnesse tra i media/musica e gli altri sistemi sociali (economici, politici ecc.); in altre parole, una dipendenza strutturale (DeFleur/Ball-Rokeach). Questa relazione o dipendenza strutturale in ambito musicale, pensando alle circostanze sociali economiche e politiche (generi, gruppi, etichette, emittenti radiofoniche, sottoculture ecc.) entro cui la popular music viene prodotta e consumata, contribuisce all’equilibrio sociale, come afferma lo struttural-funzionalismo. Dal punto di vista micro è molto importante quel che afferma Shepherd: lo schema ripetitivo armonico-ritmico della musica è considerato da lui come un codice sociale simbolico e omologo alla struttura di base della società capitalistica industriale. L’importanza di questo schema è la tonica, la quale può funzionare come il potere che un centro (capitalismo) esercita esternamente sulla società. Quel “filtro armonico-ritmico”, o centro, contribuisce alla salvaguardia dell’ordine sociale; ovvero questo centro di potere (capitalismo industriale) cerca di mantenere tramite la musica una unità strutturale, quella capitalista. Questa egemonia nella odierna realtà musicale viene spesso contrastata, tramite quelle strutture, le quali ora sono non più ripetitive ma stratificate, continue e irregolari, con un ruolo fondamentale dato ora al sound (R. Agostini 2001). Detto ciò risulta evidente che la musica, come la comunicazione di massa, rappresenta una parte importante della struttura della società. Le azioni ripetitive strutturate e interrelate, che hanno luogo nel sistema sociale in cui operano, oltre a mantenere l’equilibrio sociale mantengono i media, e quindi anche la musica, stabili nella società. Ma cosa è mantenuto stabile, ripetitivo, strutturale e funzionale nella e della musica? Sicuramente la popular music è sempre stata autorealizzazione sociale (privata e pubblica), diagnosi dei ruoli sociali culturali e politici, una cultura anche alternativa, ha formato miti e credenze popolari (non in senso storico-etnico), ha soddisfatto il bisogno di intrattenimento e svago, ma soprattutto ha sempre creato il teenager. Nell’arco di cinquant'anni è sempre stata la musica dei giovani. Le funzioni che soddisfa sembrano sempre le stesse, ciò vuol dire che il paradigma struttural-funzionalista è pertinente in questo ambito. Due fattori hanno forse contribuito a mantenere questo sistema: il consumo e la soddisfazione di un bisogno. Senza denaro (non ha mai avuto sovvenzioni o interventi statali, bisogna ringraziare la società dei consumi degli anni cinquanta) e piacere all'ascolto sarebbe probabilmente scomparsa. In conclusione la popular music, come i media, può essere considerata un sistema sociale che opera in un sistema esterno costituito da situazioni sociali e culturali: l’ambiente. E ancora, sarà il contenuto veicolato a mantenere la stabilità del sistema, in quanto cattura l’attenzione del pubblico, lo persuade ad acquistare beni (dischi, ascoltare la radio ecc.) e rispettare i limiti delle norme morali (oppure no) e dei canoni di gusto (altrimenti forse nessuno lo ascolterebbe). Il contrasto e il cambiamento nelle organizzazioni sintattiche e socio-musicali della musica, difendono, in opposizione allo struttural-funzionalismo, il paradigma della prospettiva evoluzionista. La società è una organizzazione di attività interconnesse, in continua trasformazione, sempre più specializzate e differenziate a seconda del raggiungimento di un obiettivo. Il cambiamento e la trasformazione, a seconda degli obiettivi da raggiungere è visibile, per esempio in musica, nella pluralità e difficoltà di definizione dei generi musicali (rock, post-rock ecc.). La prospettiva evoluzionista, secondo cui le società industriali sono in costante trasformazione, può essere visibile in musica nel saggio di R. Agostini (R.Agostini 2001). L’analisi svolta nel saggio sta anche a dimostrare il cambiamento della forma musicale in stretta relazione con l’evoluzione e il cambiamento sociale, anche e soprattutto delle sottoculture e musiche underground: il metal e la techno. La società o gruppi sociali producono e formano musica che li rappresenti, di conseguenza è valido sostenere, ed è gia dimostrato, che esiste una variazione, evoluzione della forma e della struttura musicale con la comparsa di nuovi gruppi o sottogruppi nella società. Come per gli altri media, l’aspetto dell'evoluzione sociale ha fortemente influenzato la musica e viceversa: il rock and roll è stato cambiamento sociale, forse l’icona della definizione del teenager; la tecno ha una forma ed una struttura musicale che si rifà all'idea di partecipazione collettiva e di socializzazione di chi fruisce questa musica. La popular music si è evoluta con l’uso della tecnologia, la quale ha portato da una situazione di performance musicale ad una di ascolto tramite il disco (vedi i Beatles); e grazie allo studio di registrazione e il computer sui è giunti al musicista unico o al dj. Il paradigma del conflitto sociale ritiene che il processo sociale più importante non sia la stabilità o l’evoluzione, bensì il conflitto. In sostanza questo modello considera la società come un insieme di gruppi e di categorie di persone, le quali cercano di raggiungere i propri obiettivi e risultati tramite appunto il conflitto sociale (dialettico, politico, economico). Nell’ambito delle comunicazioni di massa il paradigma del conflitto è efficace per studiare gli aspetti del mutevole e variegato sistema di comunicazione (conflitti morali, finanziari, ecc.). Il conflitto più importante, funzionante in una dimensione macro della popular music è l’autenticità; conflitto tra giudizio di valore, sistemi economici, politici ecc. per il raggiungimento di una accettazione sociale, morale ed estetica. L’autenticità “è vista come una cura sia contro l’alienazione (perché offre il senso della comunità) sia contro la finzione (perché amplia il senso del reale)” (Thornton 1998); questa alienazione e questa finzione sono conflitti riscontrabili nei mass-media, utili per la loro sopravvivenza, accettazione e costruzione di un giudizio di valore. Questa è un’altra importante analogia tra popular music e mass-media. L’interazionismo simbolico è un approccio psico-sociologico, in quanto enfatizza le relazioni tra le attività mentali degli individui e il processo sociale del comunicare. Un ruolo importante viene dato al linguaggio, siccome contribuisce allo sviluppo e alla conservazione della società, alla strutturazione delle attività mentali individuali, nonché al legame tra realtà e mente. Il ruolo dei significati nelle faccende umane è presente dai filosofi greci fino all’interazionismo simbolico dei giorni nostri, il quale considera la società come un sistema di significati costruito dalla partecipazione individuale e collettiva, e come conseguenza l’interpretazione della realtà del singolo individuo è allo stesso tempo socialmente convenzionalizzata e individualmente interiorizzata, cosi il comportamento è il prodotto di una costruzione soggettiva circa il sé, gli altri e i requisiti dell’ambiente sociale e culturale mutevole (DeFleur/Ball-Rokeach). Detto ciò risulta evidente che i mass media sono parte centrale dei processi sociali di comunicazione e contribuiscono alla rappresentazione della realtà fisica e sociale degli individui.
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