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La popular music come medium di massa

 

 

 

 

Ma la popular music?

Considerare quindi la popular music come un mass medium, in ambito di interazionismo simbolico, bisogna intendere i suoni della musica come socialmente significativi [1]. I cultural studies affermano che le persone agiscono culturalmente sui significati che il mondo sociale stabilisce, in altre parole una negoziabilità sociale dei significati culturali. Questa negoziabilità è dovuta, secondo i cultural studies, non solo al carattere arbitrario della significazione attraverso il linguaggio, ma anche alla natura arbitraria della produzione dei significati mediante qualunque processo o artefatto culturale, la musica (Shepherd 2001). A proposito dell'interazionismo simbolico, sopra, si è considerata l’interpretazione della realtà e il processo comunicativo. Shepherd, discutendo di come comprendere la costruzione sociale della realtà, addebita molta importanza al ruolo e allo scambio dei simboli, che costituiscono la comunicazione sociale. Come l’interazionismo simbolico anche Shepherd considera importante il linguaggio, in questo caso i simboli, tramite i quali mediamo simbolicamente gli eventi che accadono nel mondo con altre persone e realtà sociali: ‘il senso del mondo’.

Usando le sue parole:

“… la realtà quotidiana è il risultato dell’interazione simbolica tra quella persona e il suo ambiente, nonchè l’interazione simbolica tra la soggettività di quell’individuo e quella di altri soggetti.” (il corsivo è mio, Shepherd 1988)

Il termine “simbolo” può essere definito come qualcosa che ha significato solo in rapporto a qualcosa che ‘sta fuori’ di esso, in quanto un pensiero, un sentimento o un processo mentale gli ha assegnato un significato. Di conseguenza un pensiero o un sentimento può esistere solo se riferito tramite un simbolo ad un referente esterno. Detto ‘pari pari’:

“… dal momento che la musica si origina nella testa delle persone, e lì produce il proprio effetto se ne può dedurre che: a) ci deve essere una conformità tra le strutture musicali e quelle della mente umana; e di conseguenza b) questa struttura comune può essenzialmente essere rivelata attraverso l’analisi di qualsiasi linguaggio musicale.” (Shepherd 1988)

Quindi i processi interni di ogni musica sono sinonimi di processi sociali e culturali, e “…il significato della popular music è socialmente collegato ed è un aspetto della realtà sociale costruita dal gruppo o dalla società che producono la musica.” (Shepherd 1988)

Shepherd, come Wiecke, senza dimenticare Blacking, giungono a determinare la specificità della musica di mediare l’appropriazione della realtà. La caratteristica della musica in quanto struttura di suoni ci può far pensare la musica come un sistema significante, e considerare la tesi di McLuhan secondo la quale il medium è il messaggio.

L’interesse di P. Tagg è centrato sull’analisi e sulla comunicazione musicale. La musica ai giorni nostri ha assunto un’importanza, anche se non visibile, rilevante. L’ascolto è diventato ubiquo, dovunque e comunque si ascolta musica. Tagg, partendo dal presupposto della capacità della musica di simbolizzare e di comunicare direttamente stati e processi affettivi, argomenta l’idea che la musica costituisca un sistema simbolico (di una identità sociale o di una collettività culturale) con le proprie caratteristiche, differenziate da altri linguaggi, come quello verbale. Senza discostarci dalle teorie enunciate da DeFleur/Ball-Rokeach, possiamo affermare che:

“… ogni mezzo di comunicazione segmenta il continuum in modo diverso dal linguaggio verbale o da quello delle immagini.”

“… ogni medium possiede le proprie caratteristiche e potenzialità…bisognerà cercare nella musica dei significati a noi familiari non da un punto di vista linguistico, ma dal punto di vista di un’esperienza specificatamente musicale.” (Tagg 1994)

Ma come i simboli musicali possono categorizzare e decodificare la nostra esperienza della realtà? Secondo Tagg la comunicazione musicale ha azione in uno stadio di percezione preconscio: una dimensione associativa, complementare a quella analitico/cognitiva, in quanto mette in relazione inconsapevolmente suoni ed esperienze affettive prima ancora che noi veniamo dotati di un linguaggio verbale per parlarne. Ciò che viene comunicato sono ‘affects’, cioè stati interiori provocati da stimoli fisici e psicologici non necessariamente verbalizzabili e manifestabili. L’interazionismo simbolico corrobora l’idea della condivisione collettiva di un patrimonio comune di significati; la stessa tesi viene affrontata in campo musicale da Tagg: codice comune collettivo. Riassumendo si può dire che siamo davanti ad un codice simbolico comune, collettivo. Questo codice, secondo Tagg, viene appreso tramite un ‘processo di apprendimento audio-visivo’. L’ascolto ubiquo citato prima in relazione soprattutto a media come la TV e il cinema, connette la musica e le immagini creando una serie di stereotipi audiovisivi legati sempre (o quasi) allo stesso tipo di sentimenti ed emozioni. L’analisi di Tagg consiste quindi nel ricercare i tratti di questo codice comune collettivo tramite il ‘confronto intersoggettivo’ e la ‘sostituzione ipotetica’ tra la musica in esame e altre musiche, evitando cosi nella ricerca del significato una verbalizzazione spesso forviante. L’analisi continua poi anche all’indagine del ‘processo’ musicale, ossia a come quei tratti (musemi) vengono messi in relazione tra loro formando unità musicali più ampie. Per analogia (come fatto in precedenza con gli altri paradigmi), e per quanto detto finora riguardo all’interazionismo simbolico, la popular music è parte centrale dei processi di comunicazione e contribuisce alla rappresentazione della realtà fisica e sociale degli individui. Comunica significati, ‘affects’, della nostra esperienza psicofisica, tramite un codice simbolico comune collettivo. Sarebbe giusto e molto affascinante addentrarci ora in una analisi musicale per dimostrare ‘empiricamente’ quanto detto, ma ciò darebbe a questa tesina un indirizzo musicologico piuttosto che mediologico.

I paradigmi psicologici, nello studio della comunicazione di massa, sono stati usati soprattutto per studiare la situazione di influenza dei media nei confronti dell'individuo. Questi paradigmi sono stati anche utilizzati per dare una spiegazione all'ascolto di musica (in generale), ovvero alle risposte dell'individuo. Prendere in considerazione questi studi non aiuta, secondo me, a capire ulteriormente il nostro assunto di base, ma essi fanno luce sui perché biologici e psicofisici della percezione musicale. Possono dimostrare il motivo di un ascolto piacevole, quali significati ha un certo ascolto nella nostra vita interiore inconscia, oppure quali sono i nostri schemi di percezione, non l'assunto popular music come medium. Gli studi sull'influenza indiretta, selettiva, della persuasione e degli effetti a lungo e a breve termine, nel campo della comunicazione di massa, sono estremamente importanti. Sicuramente studiare la popular music da questi punti di vista potrebbe consentire di raggiungere buoni risultati, ma non utili in questa sede. Sempre parlando di influenza e persuasione dobbiamo differenziare la musica rispetto ai media, in quanto anche involontariamente (ascolto ubiquo) la musica persuade e cattura l'attenzione in uno stadio preconscio senza l'uso di un linguaggio codificato: è un potente e forse il più evoluto dei media.

Credo di aver esposto i punti più importanti per una comprensione del fattore popular music come medium. Le domande inerenti l'impatto della società sulla musica, di come si realizza la comunicazione musicale e quali conseguenze sociali e culturali ha sulle persone l'esposizione alla musica, ritengo abbiano risposta. Da tutto ciò risulta forse evidente che la popular music sia utilizzata quale mezzo di comunicazione di massa: libero, appartenente ad ognuno di noi, come sistema significante di noi stessi e di tutti gli individui allo stesso momento. Il mondo creato dai media/musica influisce sulle modalità con cui gli individui e i gruppi interpretano i loro mondi; si relaziona con gli altri sistemi sociali, crea culture ed è agente di socializzazione del pubblico. La particolarità di questo medium sta nel tipo di comunicazione: ha azione, soprattutto, in uno stadio preconscio. Quindi se consideriamo:

- la diffusione popolare: comunque e dovunque possiamo accedere alla popular music come ad un quotidiano o ad un programma TV.

- la comunicazione umana: vi è comunicazione, sì, ma è principalmente in uno stadio preconscio.

- l'ordine sociale: anche la popular music crea i suoi pubblici e viceversa i pubblici differenziano la musica, il tutto in un equilibrio sociale.

- il comportamento individuale: il comportamento varia a seconda delle credenze, atteggiamenti, aspettative musicali, politiche e sociali ecc. che ognuno possiede.

- la distorsione del tempo e dello spazio: una musica può significare un tempo diverso da quello reale e un posto lontano.

- gli aspetti della realtà mediata che fornisce la costruzione del significato: il significato della popular music categorizza e decodifica la nostra esperienza della realtà.

possiamo ritenere la popular music un mezzo di comunicazione di massa.

 

Note

1) La costruzione del significato in musica è un campo di studi esteso, vario e non privo di problematiche. In questo caso prenderò in considerazione i personaggi citati prima (Tagg, Shepherd) in quanto mi permettono di giustificare il mio paradigma. Quindi non farò un approfondimento sulla semiotica musicale, sul termine simbolo in musica e neanche una completa ed esauriente spiegazione degli studi dei sopra citati Tagg e Shepherd, per mancanza di spazio. [back]