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Tecnologie e Società
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Presentazione
Il mediattivismo
e le televisioni
di strada
Orfeo Tv: un
esempio
bolognese
Considerazioni
Conclusioni
Bibliografia e
sitografia

 

Conclusioni

 

 

 

 

Il titolo di questa tesina è “Le televisioni di strada – Dalla Tv (loro) alla Tv (noi)”. La scelta del titolo è, nella piccolezza di questo elaborato, provocatoria, in quanto credo riprenda molto di quanto contestato da Manovich rispetto al “media artist”. La struttura di questo testo è quella che si può leggere sui manifesti della campagna elettorale di Sergio Cofferati per la sua candidatura a Sindaco nel Comune di Bologna alle prossime elezioni di giugno.

Il motivo della mia scelta è riconducibile ad un’intenzione precisa: quello di evidenziare come le televisioni di strada abbiano come scopo la riappropriazione di un medium, che da sempre è stato posseduto, usato e a volte strumentalizzato dalla grande industria commerciale, tentando di farne invece un vero e proprio strumento popolare di libera comunicazione, più vicina alla vita e alla realtà in cui ci si trova immersi quotidianamente.

Certo, se lo scopo delle telestreet è quello di “scalzare” l’industria mediatica per sostituirsi ad essa, risulta piuttosto immediato il probabile fallimento dell’iniziativa, viste non solo le dimensioni che il mezzo televisivo istituzionale possiede, ma considerati anche l’impegno e la partecipazione che questo tipo di mondo richiederebbe.

Inoltre, il rischio è quello di nascondersi dietro il classico dito, visto che nelle teorie delle comunicazioni di massa ancora non esiste una teoria definitiva che sancisca con precisione se siano i media a dirigere l’audience (con la conseguente esistenza di un gruppo dominante capace di suggerire a livello planetario gusti, consumi e preferenze politiche), oppure se i media comunichino all’audience solo quello che l’audience, nelle sue diverse forme e classificazioni, richiede (proposizione di contenuti mirati, a seguito di ricerche di mercato e sondaggi di opinione).

Da quanto studiato, credo di poter affermare che seppure con molte difficoltà e con la mancanza di precise figure “intellettuali” che stimolino la produzione di contenuti, la strada delle telestreet è giusta, nella misura in cui esse tentano di smuovere un’audience pigra e statica verso una reale coscienza di sé; ma possono ancora davvero troppo poco, nonostante la semplicità di trasmissione e il basso costo della tecnologia necessaria a farle funzionare.

Paradossalmente, credo che proprio le dimensioni delle telestreet siano uno dei loro problemi, perché un messaggio che si vuole comunicare a molte persone queste persone le deve raggiungere, altrimenti il messaggio perde la sua funzione comunicativa.

Credo ancora che lo stesso tipo di discorso e gli stessi obiettivi delle televisioni di strada, se non totalmente ma in buona parte, saranno più facilmente realizzabili grazie al digitale terrestre – se si riuscirà a farlo partire ed avrà un riscontro nazionale, visto che il suo stato attuale suggerisce in maniera chiara ed inequivocabile una necessità forte: quella di contenuti che possano riempire i palinsesti. Questa è una possibilità forte per chi avrà qualcosa da dire, vista la molteplicità di canali disponibili e i costi di realizzazione e trasmissione che sono molto più abbordabili di quelli delle televisioni satellitari.

Perché il progresso, nella scienza come nelle società, è qualcosa che si guadagna facendo piccoli passi per volta, e spesso sbagliando.