NOEMA Home SPECIALS › Le televisioni di strada
Tecnologie e Società
Main
Presentazione
Il mediattivismo
e le televisioni
di strada
Orfeo Tv: un
esempio
bolognese
Considerazioni
Conclusioni
Bibliografia e
sitografia

 

Considerazioni

 

 

 

 

Jean Baudrilliard, nel Delitto perfetto, sostiene la tesi per cui i media uccidono la realtà sostituendosi ad essa. Con questa proposizione intende sostenere che quando la realtà viene ripresa e poi assemblata e costruita attraverso un medium, ciò che ne deriva è un feticcio della realtà stessa, un sostituto per nulla vero che viene a delocalizzare il reale proponendo una realtà altra che poco ha a che fare con quella vera ed originale in cui l’uomo vive ed opera.

In tutto questo prende corpo quello che lui definisce il “delitto perfetto”: il compimento di un atto criminoso (la sostituzione di ciò che esiste veramente con una sua rappresentazione fittizia), di cui non rimangono tracce, fino all’assolvimento del criminale per insufficienza di prove e, in ultimo, la scomparsa del corpo del reato. Il corpo del reato infatti non risulta esistere, in quanto appunto “mascherato” dalla trasformazione della realtà “reale” in una realta mediata (e anche mediatica) che fa perdere le tracce dell’originale cadavere per trasformarlo in un morto vivente, talmente forte da far scomparire ogni segno del suo essere precedentemente vivo.

Facendo questo tipo di considerazioni, si può essere portati a pensare che un tipo di televisione come quella di strada che non ha interesse alcuno a nascondere la realtà ma che ha l’obiettivo opposto, quello di coinvolgere nel processo creativo tutto un intero quartiere, per consegnare un mezzo di comunicazione alle persone che ne fanno uso, sia immune dal compimento del delitto nei confronti della realtà in virtù della creazione di un “pensiero critico” piuttosto che di una semplice emotività (questa la critica che la Sontag muove alle proposizioni di Baudrillard).

Ne consegue che, partendo dalle intuizioni e dagli studi di Baudrillard, c’è un modo di vincere il confronto con i media, e che proprio quello suggerito dalle televisioni di strada e dal media attivismo è la soluzione: un modo nuovo di usare il medium, stabilendo delle regole molto diverse da quelle che i media impongono oggi sia in quanto a fruizione sia in quanto a possibilità di espressione.

In altre parole, questa è la forma mentis di cui si parlava nel paragrafo riguardante OrfeoTv: un approccio diverso alle comunicazioni di massa per cui l’audience non occupi uno spazio passivo nei confronti della comunicazione, ma si riveli soggetto capace di elaborazione e rimessa in gioco della realtà. A proposito di questa nuova azione, diventa molto interessante l’articolo di Lev Manovich “Generation Flash”.

Questo articolo non tratta nello specifico i media come mezzi di comunicazione fini a se stessi, ma li analizza come possibilità artistica di comunicare; nonostante ciò, credo ci siano alcuni spunti che possono essere utili in questa discussione. Manovich distingue in maniera netta e precisa tre tipi di figure, quella dell’artista romantico, dell’artista dei media e del software artist. L’artista romanticoè quello che crea imponendo al mondo i propri fantasmi, il proprio mondo interiore e quindi la sua visione della realtà. L’artista dei media è un parassita, per la sua caratteristica di lavorare sullo stesso livello e con gli stessi mezzi dei “commercial media”, quindi senza mettersi in gioco ma conformandosi ad essi, mancando di proposte vere, senza aggiungere a quel mondo ciò che l’arte è capace di esprimere. Il software artist, invece, utilizza il linguaggio per scappare dalla figurazione generica della realtà [8] (quel mondo di cui parlava Baudrillard), per dirigersi verso una proposizione che usi “non i computer come macchine mediatiche, bensì come macchine programmatrici” [9].

In questo senso le televisioni di strada si comportano allo stesso modo: non vogliono lavorare all’interno del medium (usando i paradigmi che gli sono propri, quindi il principio dello share, del profitto, dell’industria, e quindi dell’accensione del televisore e dello spegnimento delle coscienze), ma attraverso il medium aspirano a riconfigurare la realtà (proponendo l’attività critica e produttiva in una direzione non più di massa ed omologativa, ma che si traduce in una forma vera e propria di azione, di attivismo, più precisamente di media-attivismo). Cercando proprio quello “specchio di cui abbiamo bisogno che si trova in mezzo ad una fatiscente strada” che è la vita, citando Manovich che cita Stendhal.

 

Note

8) J. Baudrilliard, Il Delitto Perfetto, R. Cortina, Milano 1996. [back]

9) Lev Manovich, “Generation Flash”, http://www.manovich.net [back]