| Che cos’è il
cinema totale |
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Che cos’è il cinema totale
Che cosa sia effettivamente il cinema totale lo spiega Barjavel. Il cinema
“…
sarà giunto a compimento quando sarà in grado di presentarci
dei personaggi a tutto tondo, colorati, fors’anche odoranti; quando
questi personaggi si staccheranno dallo schermo e dall’oscurità delle
sale per andare a passeggiare nei luoghi pubblici e negli appartamenti
di ciascuno di noi.” [11]
Si tratta si un cinema non fondato su un verismo piatto teso a “riprodurre
alla perfezione i baffi di papà” [12], ma su una sintesi
di tutte le arti, magnificate. E’ un cinema a colori e sonoro,
ma non fondato sul dialogo – le parole non sono per Barjavel
gli unici suoni, il dialogo distrugge i rumori. E’ un cinema
tridmensionale, per quanto Barjavel non riesca ad immaginare quale
tecnologia possa
rendere il volume.
Ipotizza delle immagini solide fatte di “onde” [13], pensa
di abolire lo schermo e di sostituirlo con uno “schermo di onde”,
e nell’affermare
questo non sembra davvero lontano dalla teorizzazione del cinema olografico.
Barjavel fu accusato di enfatizzare il ruolo della
tecnologia a discapito di quello dell’autore. In effetti egli
critica quanti si ritirano con orrore per “pigrizia mentale” [14]
di fronte ai nuovi ritrovati tecnologici come il colore e il rilievo [15],
ma non si tratta di una esaltazione
della tecnologia fine a se stessa, perché lo scrittore francese
si rende conto dell’immenso potere del cinema che ne risulterebbe.
Sarebbe proprio la potenza la qualità principale: il cinema
totale, potente come “un trattore da dieci tonnellate” [16],
può sfondare “il
mondo fisico dei corpi e delle cose ed entrare in un suo doppio
fantasmatico” [17]. Il
cinema totale gioca con il reale, si servirà “di queste
apparenze materiali ingannevoli per trascinare lo spettatore nel
mondo dell’illusione,
dell’assurdo, del meraviglioso” [18]. Vale davvero
la pena riportare per intero un altro passo del suo saggio:
“Animali, uomini, oggetti, il mondo intero e tutte le sue creature,
e anche tutti i suoi sogni, tutti gli esseri incantevoli o orribili
che
possono
nascere dall’immaginazione dei poeti, prenderanno corpo
davanti allo spettatore, brulicheranno vicino a lui, attorno
a lui, risplendenti, chiassosi,
vivaci, solidi, e già scomparsi. Il colore diverrà materiale,
apparirà in blocchi, in vortici, in veli, in volumi, in
esplosioni. Tutto l’azzurro del cielo scivolerà d’un
colpo nell’occhio
della vergine. Dal cuore di una rosa si leveranno nebbie di primavera.
Il suono prenderà corpo, le parole scoppieranno, le fanfare
si apriranno delle gallerie di bronzo, i trilli degli usignoli
zampilleranno in fuochi
multicolori. Il rilievo darà al cinema totale le sue ultime
possibilità,
che oltrepasseranno le immaginazioni del surrealista più folle...” [19]
Il cinema totale riprende il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk,
che consiste nella riunione di arti singole “nella monadica
perfezione di un linguaggio autonomo” [20]. Wagner afferma
che “soltanto la
rivoluzione (…) può restituirci quella suprema
opera d’arte” [21] che
secondo lui era stata prefigurata dal teatro greco inteso come
esempio di multimedialità in quanto unione di canto,
recitato, gesti e immagini. Il teatro greco, che quindi forse
si può definire ‘totale’,
era anche uno dei primi esempi di ricerca di interazione, esplicantesi
nella catarsi, effetto collettivo di purificazione.
Nel cinema “il primato dell’immagine è accidentale
storicamente e tecnicamente” [22]. Il cinema totale punta ad una
completa e perfetta ricreazione delle esperienze sensoriali che lo spettatore
fruisce e al
contempo rivoluziona il suo ruolo, implicando una forte mobilitazione
emotiva, in altri termini un’interazione.
Il cinema espanso
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Through the art and technology
of expanded cinema we shall create heaven right here on earth
G. Youngblood [23]
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Negli anni sessanta Gene Youngblood teorizza una tipologia
di cinema riconducibile al cinema totale, o forse addirittura
più vasta e comprensiva anche
di quest’ultimo. Il cinema espanso “è un
continuum spazio-temporale”, [24]; è sincretico,
cioè combina molte forme differenti in un’unica
forma, e sinestetico, ovvero produce la simultanea
percezione armonica di impulsi opposti, nella
convinzione che “the whole (…) is always
greater than the sum of its parts. This is a result
of the phenomenon called synergy” [25].
Questo cinema si serve anche di computer films e di proiezioni olografiche, ma non si realizza propriamente
in un film,
quanto piuttosto nell’auspicato
risultato di approssimare senza distorsioni le
manifestazioni della coscienza, e in ultimo luogo
di espanderla.
Il cinema espanso, a differenza di quello narrativo,
non narra una storia, ma crea un’esperienza. L’autore
prende in considerazione, come esempi, diverse prove
di cinema sperimentale; da Stan Brakhage
ai fratelli
Whitney.
Note
11) BARJAVEL, 2001, p. 35. [back]
12) BARJAVEL, 2001, p. 38. [back]
13) BARJAVEL, 2001, p. 63. [back]
14) BARJAVEL, 2001, p. 37. [back]
15) E' facile trovare dichiarazioni a favore di
una fusione di arte e scienza tra quelle di coloro che si interessano
a cinema
totale e realtà virtuale;
in particolare G. Youngblood, sostenitore del ‘cinema espanso’,
vi insiste molto: “by its very nature synaesthetic cinema will
close the gap between art and science (YOUNGBLOOD, 1970, p. 134) ”.
[back]
16) BARJAVEL, 2001, p. 38. [back]
17) ABRUZZESE in BARJAVEL, 2001, p. 25. [back]
18) BARJAVEL, 2001, p. 60. [back]
19) BARJAVEL, 2001, p. 60-61. [back]
20) DEUMM, p. 349. [back]
21) Citato in DEUMM, p. 349. [back]
22) BAZIN, 1999, p. 15. [back]
23) YOUNGBLOOD, 1970, p. 419: “Attraverso l’arte
e la tecnologia del cinema espanso potremo costruire il paradiso qui
in terra.” [back]
24) YOUNGBLOOD, 1970, p. 81. [back]
25)
YOUNGBLOOD, 1970, p. 109: “Il tutto (…) è sempre
maggiore della somma delle sue parti. E’ il risultato di un fenomeno
detto sinergia”. [back]
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