NOEMA Home SPECIALS › Il cinema totale e la realtà virtuale
Tecnologie e Società
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Il senso della nascita del cinema
Che cos’è il cinema totale
Modalità di fruizione
La nozione di realtà
Dall’esperienza alla conoscenza
Le funzioni del cinema totale
Il destino del cinema totale
Bibliografia

 

Modalità di fruizione

 

 

 


Il cinema totale si oppone, per la sua propria natura, a quel tipo di fruizione passiva a cui è destinato il cinema commerciale. Gene Youngblood scrive:


“The viewer of commercial entertainment cinema does not want to work; he wants to be an object, to be acted upon, to be manipulated. (Profit-motivated cinema) encourages an unthinking response to dailylife, inhibiting self-awareness.” [26]


Per Youngblood sono estremamente pochi i film che possono essere citati come esempi di un uso creativo del mezzo.
L’autore di Expanded Cinema non esita a criticare il cinema “manipolatore” di Hitchcock, e anche i film di culto della controcultura e i giovani che vanno a vedere “The Graduate or Bonnie and Clyde or Easy Rider – and they're reacting to the same formulas of conditioned response that lulled their parents to sleep in the 1930's” [27]. Il cinema commerciale perpetua un sistema di risposte condizionate a formule e “it actually destroys the audience's ability to appreciate and participate in the creative process” [28]. La partecipazione cui si riferisce non consiste nella possibilità da parte dello spettatore di intervenire e modificare in tempo reale la nuova realtà di cui ha esperienza, per quanto lo stesso Youngblood ipotizzi una futura simbiosi tra uomo e computer, inteso come “a parapsychological instrument for the direct projection of thoughts and emotions” [29].


Ad un livello inferiore, l’interattività sta nella possibilità di intervenire attivamente e totalmente nel processo di produzione di senso. Il fruitore del cinema totale non è più solo uno spettatore “incastrato in una nicchia culturale che raramente è portata a sentire il consumo di cinema come esperienza estetica totale”. [30]


Il fruitore offre il proprio corpo e viene coinvolto emotivamente, nel senso etimologico del termine usato da Quéau a proposito della realtà virtuale; se i mondi virtuali, secondo la sua opinione, non possono abolire di fatto la nostra posizione, possono e-mozionarci, ovvero darci l’impressione della sua abolizione facendoci provare la “vertigine dell’abisso” [31]. Per l’attenzione che il cinema totale rivolge al ruolo attivo dello spettatore, in contrasto con la chiusura dei film tradizionali, si potrebbe parlare di ‘rivoluzione copernicana’ cinematografica.

 

Note

26) YOUNGBLOOD, 1970, p. 60: “Lo spettatore del cinema d’intrattenimento commerciale non vuole lavorare; vuole essere un oggetto, essere passivo, essere manipolato. (Il cinema motivato dal profitto) incoraggia una risposta non ragionata alla quotidianità, che inibisce la coscienza di sé”. [back]

27) YOUNGBLOOD, 1970, p. 59:“Il Laureato o Bonnie e Clyde o Easy Rider e reagiscono secondo le stesse formule di risposte condizionate che cullavano i loro genitori negli anni ’30”. [back]

28) YOUNGBLOOD, 1970, p. 59: “Di fatto distrugge l’abilità degli spettatori di apprezzare e partecipare nel processo creativo”. [back]

29) YOUNGBLOOD, 1970, p. 189: “Uno strumento parapsicologico per la proiezione diretta di pensieri ed emozioni.” [back]

30) ABRUZZESE in BARJAVEL, 2001, p. 23. [back]

31) QUÉAU, 1993, p. 190. [back]