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Il senso della nascita del cinema
Che cos’è il cinema totale
Modalità di fruizione
La nozione di realtà
Dall’esperienza alla conoscenza
Le funzioni del cinema totale
Il destino del cinema totale
Bibliografia

 

Il senso della nascita del cinema

 

 

  Mefistofele: I tuoi sensi avranno più vantaggio da quest’ora che da un anno di vita monotona. Le tenui melodie che ti porgeranno questi spiriti alati, le belle immagini che ti porranno davanti non sono mero gioco d’incantesimo. Deliziato sarà pure il tuo olfatto, poi ne godrà il palato, e per ultimo il tatto sarà interamente appagato.

W. Goethe, Faust.

 


E’ curioso come siano riscontrabili, nel libro dello scrittore di fantascienza René Barjavel Cinema totale. Saggio sulle forme future del cinema e nel saggio del critico cinematografico André Bazin intitolato “Il mito del cinema totale”, due espressioni molto simili per formulazione e assolutamente identiche nella sostanza. Barjavel scrive “il cinema non esiste ancora” [1], mentre Bazin puntualizza che “il cinema non è ancora stato inventato” [2]. I loro testi furono pubblicati negli stessi anni; il primo nel 1944, sebbene fosse stato ideato nel decennio precedente, il secondo nel 1946. Quello che è sconcertante è il fatto che essi non sembrano tenere presente che la storia del cinema in quegli anni era già abbondantemente avviata e già poteva contare un altissimo numero di ‘capolavori’.

Evidentemente i due francesi intendono per cinema qualcosa di differente rispetto al significato che la parola ha tradizionalmente assunto. Sembrano infatti mettere in discussione la forma egemonica del lungometraggio narrativo di finzione, che prese il sopravvento con la nascita della Hollywood commerciale snaturando, sembrano dire, entro certi limiti, il senso stesso della nascita del cinema. Effettivamente i primi esperimenti cinematografici e anche precinematografici sembrano volti, più che a produrre storie di finzione, alla creazione di dispositivi che permettano agli spettatori di vivere un’esperienza realistica.

Dando uno sguardo indietro nel tempo è infatti sorprendente osservare il numero di invenzioni volte a conferire alle immagini in movimento il massimo realismo. Nel 1861 il cinematoscopio stereoscopico produceva fotografie animate in rilievo, nel 1892-4 fotorama e ciclorama rappresentavano “i fenomeni del movimento e della vita” [3] su uno schermo circolare a 360°. Baron inventò nel 1896 (l’anno successivo alla nascita ufficiale del cinema) il cinematorama, in cui lo spettatore era ancora avvolto da immagini circolari animate, ma addirittura a colori e parlanti. In occasione dell’Esposizione Universale del 1900, ai piedi della Tour Eiffel fu installata una rotonda (il cineorama) di cento metri di circonferenza con dieci apparecchi di proiezione e una navicella al centro: “partiti da Parigi in pallone si atterrava successivamente a Londra, Bruxelles, Barcellona, Tunisi” [4] (la simulazione di volo nasce quindi prima dell’invenzione dell’aeroplano). Ancora: Edison, all’inizio delle sue ricerche pre-cinematografiche, non riteneva che si potesse dissociare l’immagine animata dal suono; i fratelli Lumière stessi sperimentarono film a colori e perfino in tre dimensioni.

Per Alberto Abruzzese, quindi, il saggio di Barjavel, con il suo tono “entusiasta, primitivo, infantile” [5], sarebbe “legato alla nascita del cinema, invece che alla sua senescenza” [6], così come sembra esserlo il concetto stesso di cinema totale. Per E. Morin il cinema totale è “il mito ultimo del cinematografo che è al tempo stesso il suo mito primo” [7]. Egli afferma che “il cinema totale (…) catapulta nell’avvenire insondabile ciò che è contenuto in germe nel nocciolo stesso dell’immagine, rivelandone le latenti possiblità” [8]. Per Morin è qualità intrinseca di tutto il cinema quella di provocare una “maggiorazione affettivo-magica” [9] derivante da quello che lui chiama “doppio cinematografico”, che non è altro che l’immagine stessa e le potenzialità che essa racchiude di coinvolgere l’immaginario dello spettatore. Il cinema totale, in quanto doppio compiuto e verosimile, sublima questa qualità: “è nel suo arcaismo allo stato puro, nella sua presenza allucinante in seno al mondo reale che il cinema totale raddoppia infine il nostro universo” [10]. Il cinema totale non è quindi un cinema “anormale”, come lo definisce Abruzzese, ma forse piuttosto la forma di cinema più squisitamente cinematografica.

 

Note

1) BARJAVEL, 2001, p. 35. [back]

2) BAZIN, 1999, p. 15. [back]

3) SADOUL, 1964, p. 195. [back]

4) SADOUL, 1964, p. 195. [back]

5) ABRUZZESE in BARJAVEL, 2001, p. 24. [back]

6) ABRUZZESE in BARJAVEL, 2001, p. 12. [back]

7) MORIN, 1962, p. 57. [back]

8) MORIN, 1962, p. 57. [back]

9) MORIN, 1962, p. 56. [back]

10) MORIN, 1962, p. 58. [back]