|
|
Conclusioni
Dalla lettura comparata delle due opere analizzate affiorano
aspetti che, mutatis mutandis, consentono di
accostarle.
In primo luogo si riscontra in entrambi i casi il ricorso ad un massiccio uso
del mezzo televisivo, che richiede un
tipo di approccio sicuramente più passivo rispetto, ad esempio, alla lettura.
Tutti e due i sistemi di controllo descritti da Orwell e Bradbury prevedono inoltre
l’abolizione dei documenti
al fine di eclissare eventi e notizie alla conoscenza degli individui, rendendo
questi ultimi più facilmente
controllabili dal governo.
Spesso, poi, scarsa o nessuna importanza è riconosciuta al reale
svolgimento
di determinati accadimenti: ad
essere avvalorate sono piuttosto le realtà proposte dai media, che si
accostino o meno alla verità [38].
In entrambi i casi è poi abolita la cultura d’élite, lasciando
il monopolio esclusivo alla cultura popolare, ancora
una volta in conformità all’esigenza di mantenere la gente ad un
livello culturale basso e uniforme, al fine di
poterlo più facilmente controllare.
Così tanto in 1984 che in Fahrenheit 451 si
pone la necessità di riscrivere
i classici in funzione della nuova società, e se in Fahrenheit vengono
compressi, riassunti e sintetizzati fino ad essere eliminati,
in 1984 essi sono
accuratamente riscritti resi in accordo col regime ricorrendo persino all’eliminazione
di Dio e dell’amore,
incanalando così l’attenzione totale delle persone nell’unica
direzione possibile, il punto fermo del GF.
Se dunque in Fahreneit i mezzi di comunicazione sono prevalentemente volti alla
distrazione delle masse, in1984 viene invece posto l’accento sulla nascita di una religione laica,
incentrata sul culto del GF e del partito.
Differenze come questa palesano la presenza di un legame
con i totalitarismi (e con le strutture su cui essi
fondano il proprio potere) che è molto più intenso in 1984 che
non in Fahrenheit.
Un simile aspetto può essere ricondotto alle differenze di provenienza
e di date di stesura dell’opera che
distinguono i due autori: probabilmente gli anni in cui Orwell scrive, immediatamente
successivi al termine della
Seconda Guerra Mondiale, e il suo essere europeo, lo rendono più sensibile
ai meccanismi dei totalitarismi,
forse avvertiti meno qualche anno più tardi dall’americano Bradbury.
Al di là di queste differenze, il punto di forza che consente di avvicinare
i due romanzi è l’uso che entrambi
fanno dei media e la relazione che si crea tra questi ultimi e i loro fruitori.
In questo senso sarebbe interessante
stabilire "se siano i gusti del pubblico a determinare l’offerta dei
media” o viceversa. “La risposta sta
probabilmente nel mezzo, per cui i gusti del pubblico sarebbero sia una causa
che un effetto dell’offerta dei media” [39].
Oggi la concezione che vede i media come forze indipendenti in grado
di plasmare a proprio piacimento la
società risulta superficiale e superata. Ciononostante resta sorprendente
l’abilità con cui, già alla metà del
secolo passato, Orwell e Bradbury, romanzieri ben lontani dall’essere
studiosi di comunicazione, siano riusciti a
giocare, facendoli propri, coi meccanismi che muovono le fila dei media e
delle loro influenze, intuendo il peso
sempre maggiore che i mezzi di comunicazione sarebbero andati acquisendo
nel futuro.
Note
38) Così ad esempio in Farhenheit,
quando ormai l’inseguimento di Montag procede senza agili sviluppi,
nonostante il protagonista riesca a fuggire, viene comunque puntata e
uccisa una
vittima, presentata agli occhi dei telespettatori come reale colpevole.
[back]
39) Melvin L. DeFleur, Sandra J. Ball-Rokeach, Teorie
delle comunicazioni di massa, Bologna, Il Mulino, 1995, p. 226.
[back]
|