NOEMA Home SPECIALS › Il ruolo dei media in 1984 e Fahrenheit 451
Tecnologie e Società
Main
Introduzione
1984 di George Orwell
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
Conclusioni
Bibliografia

 

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

 

La televisione

 

 

Il romanzo uscì nel 1954, appena cinque anni più tardi di 1984 di Orwell (del 1948). Dunque in un periodo più distaccato dalla guerra e negli Stati Uniti.
Si tratta di un’opera allegorica che presenta una visione dell’America in un futuro non molto lontano dominato da televisioni che occupano i tre lati di una stanza. Lo stato opera un controllo simile a quello di Orwell su tutti i media e sul pensiero della gente. In questa ipotetica società futura Guy Montag è un pompiere che ha il compito di bruciare libri, considerati pericolosi dal Governo perché latori di tristezza per la popolazione (Fahrenheit 451 è infatti la temperatura alla quale la carta prende fuoco). Dubbi e incertezze inizieranno per lui frequentando la giovane Clarisse, che gli insegna a chiedersi il perché delle cose, ponendogli domande cui egli non sa dare risposta. Quando lei sparisce improvvisamente, Montag è ormai un uomo diverso, troppo per riuscire ancora a sentirsi parte del sistema. Inizia così a rubare libri, cercando in essi le risposte a tutti i suoi interrogativi, e decide di contattare il professor Faber col quale elabora un piano volto allo smantellamento delle case del fuoco.
Il suo cambiamento, però non passa inosservato così viene denunciato e costretto dal suo superiore a bruciare i libri in suo possesso. Nel farlo i due si scontrano e il capitano rimane vittima dell’incendio; Montag scappa e, sfuggito alla polizia si unisce a un gruppo di rifugiati che vive ai margini della società conservando i libri nella memoria.

Bradbury presenta dunque un mondo non troppo distante dal reale nel quale le persone vivono da vegetali, senza pensare e senza farsi troppe domande.
In questa dimensione fondata sul trionfo dell’apparenza, le armi del Governo per abbattere le radici di ogni possibile ribellione e malcontento sono l’eliminazione dei testi scritti e la televisione, che offre una sola linea di pensiero, dilettando i cittadini anziché informarli sui veri problemi. Inoltre, la popolazione è incitata continuamente ad agire: le automobili si muovono a una velocità pazzesca e il tempo libero è considerato nocivo e deleterio, cosicchè non si ha un solo istante per ragionare e gustare le piccole cose [21].

Top

I libri


Bradbury presenta uno stato talmente autoritario che sente il bisogno di mettere i libri al rogo e proprio questa necessità di ostacolare nel modo più assoluto l’accesso ad essi li rivela allo stesso tempo come pericolosi.
Risulta allora palese l’importanza, l’elevato potere riconosciuto ai libri e alla carta stampata, ritenuto persino tale da poter minare l’equilibrio e la stabilità del sistema costituito.
Nei libri è infatti custodito ciò che gran parte degli uomini, come il pompiere Montag, vanno cercando dopo essersi scoperti infelici e insoddisfatti dell’esistenza solo apparentemente perfetta che vanno conducendo.
In realtà i libri – come afferma l’anziano professor Faber - “erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c’è nessuna magia nei libri; la magia sta solo in ciò che dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci” [22].


Se i libri sono odiati e temuti è innanzi tutto perché hanno sostanza, perché “rivelano pori sulla faccia della vita” [23], quella stessa che la gente vorrebbe vedere perfetta, come di cera.
I “pori” sono le particolarità della vita che ogni libro consente di scoprire – “i buoni scrittori toccano spesso la vita” [24].


In secondo luogo i libri consentono di pensare “Li si può almeno chiudere, dire: aspetta un momento. Potete farne ciò che volete” [25]. Al contrario col televisore a quattro pareti non si può discutere: è immediato, suggerisce lui cosa si deve pensare e spinge con tale rapidità alle sue conclusioni da non poter lasciare alla mente il tempo di protestare.
Infine, a decretare la pericolosità dei libri, è il diritto che essi danno di agire in base all’influenza che queste loro peculiarità ora esaminate possono esercitare sulle persone.
Se Montag inizia a sentirsi tormentato (e ad agire di conseguenza) dopo essersi interrogato circa l’importanza dei libri, è perché le funzioni che essi – come tutti i media - svolgono nella trasformazione del comportamento del pubblico sono profonde.
Nel tentativo di sopire i dubbi del protagonista tormentato, il capitano Beatty ripercorre la storia della milizia del fuoco partendo dalle sue origini: “Il fatto è che la società non ha vissuto bene che quando la fotografia ha cominciato a vivere di vita propria. Poi […] il cinematografo nella prima metà del ventesimo secolo. La radio, la televisione… le cose cominciarono allora ad avere massa.” [26]


Se dunque un tempo i libri si rivolgevano ad un pubblico limitato di persone –spiega Beatty- in seguito alla forte crescita della popolazione, film, radio, riviste, libri si sono tutti livellati su un piano minimo, comune. La gente assimila sempre meno. “ognuno vien fatto uguale; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico […] Diamolo alle fiamme! Castriamo la mente dell’uomo.” [27] Questo dunque il prezioso incarico dei vigili del fuoco, veri e propri custodi della pace interiore delle persone, pronti ad abbattere l’angosciante paura dell’uomo di apparire inferiore.


Così, pericolosi sono i libri e pericoloso chi, come la giovane Clarisse, si interroga non sul come una cosa fosse fatta ma sul perché la si facesse: “ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente” [28]. I “militi della gioia” si oppongono a coloro che vogliono rendere gli altri infelici con teorie ideologhe e contraddittorie, evitando che il torrente della tristezza dilaghi senza limite.
Nell’ipotetico mondo di Fahrenheit è proprio l’enorme valore dei libri a renderli armi così pericolose. Come suggerisce Marshall McLuhan, la tipografia, come tutte le altre estensioni dell’uomo, ebbe conseguenze psichiche e sociali molteplici e complesse.

“Forse il dono più significativo che la tipografia fece all’uomo è quello del distacco e del non coinvolgimento, il potere di agire senza reagire. A partire dal Rinascimento la scienza ha esaltato questo dono che nell’era elettrica, nella quale tutti sono sempre e reciprocamente coinvolti, è diventato un impiccio.” [29]

Top

La televisione


“Questa è una commedia che trasmettono sul canale parete-parete entro dieci minuti. Mi hanno spedito per posta la parte stamattina. Scrivono un lavoro con una parte mancante. E’ una nuova idea della TV. Quella che rimane in casa è la parte che manca. Quando viene il momento delle battute mancanti, tutti si girano verso di me a guardarmi dalle tre pareti e io dico le battute […] Una cosa davvero divertente. E lo sarà ancora di più quando potremo fare l’impianto della quarta parete della TV.” [30]

Queste parole pronunciate dalla signora Montag rendono l’idea del ruolo e dell’importanza della TV nel mondo inventato da Bradbury. In Fahrenheit 451 le persone sono solite trascorrere la maggior parte del proprio tempo davanti enormi schermi visivi che occupano tre o a volte quattro pareti del loro salotto. Programmi come quello cui si riferiva Mildred sono la chiara manifestazione dell’intento della società di tenere occupata, anzi coinvolgere attivamente la mente dei telespettatori. Trasmissioni televisive del genere sono popolate di persone che costituiscono una vera e propria “famiglia” per tutti coloro che guardano il programma. Questi “zii” e “zie sembrano appartenere a un mondo di perfezione, e quasi ricordare scene e immagini proprie di quello che nell’Italia degli anni '30 fu definito “cinema dei telefoni bianchi” [31].


Lo spettacolo “leggero” è di fatto funzionale alla rimozione dei problemi sociali dalla coscienza degli spettatori promossa dal regime.


In Gli strumenti del comunicare, McLuhan si riferisce alla TV come ad un “gigante timido” perché “inadatto alle questioni scottanti e agli argomenti inequivocabilmente controversi. Benché ufficialmente liberi da censura, i documentari televisivi si autoimpongono un silenzio che li rende quasi muti su molti grandi problemi d’attualità” [32]. Questo ”freddo medium”, come lo definisce il sociologo canadese, provoca un coinvolgimento in profondità sul pubblico, impegna, assorbe.


E ancora:


“Con la TV lo spettatore è lo schermo. Esso viene bombardato da impulsi leggeri che James Joyce definiva la<< carica della brigata leggera>> e che imbevono la <<pelle della sua anima di sospetti subconscious>>“ [33].
Nel suo tentativo di persuadere Montag della fondatezza del sistema di utilizzo dei media finalizzato al controllo del comportamento umano, il capitano Beatty offre una chiave di spiegazione al ruolo della TV nel mondo di Fahrenheit 451: “riempi i crani della gente di dati non combustibili, imbottiscili di fatti al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri di essere veramente ben informati […] Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Chiunque possa far riapparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi di regolo-calcolare l’Universo, il quale non può esserlo se non dando all’uomo la sensazione della sua piccolezza e un’immensa malinconia.” [34]


Ecco dunque svelato l’importante ruolo della TV: tenere occupata la mente del pubblico e catturarne l’attenzione rivolgendola a problemi, fatti e situazioni molto poco proiettati sul mondo reale e spesso incredibilmente differenziati da esso. In questo senso, “dato che la sua bassa definizione assicura alla TV un alto coinvolgimento del pubblico, i programmi sono quelli che presentano processi non ancora completi” [35]. Ancora una volta McLuhan sottolinea la portata rivoluzionaria del medium della TV nell’America degli anni ’50. Qui l’immagine televisiva ha esercitato “effetti unitari e sinestetici sulla vita sensoriale di queste popolazioni intensamente alfabete che non li subivano più da secoli” [36].
Questo lo straordinario potere del freddo medium televisivo, che “ci coinvolge in una commovente profondità, ma non ci eccita, non ci agita e non ci scuote” [37].

Top

Note

21) Ispirandosi a questo romanzo François Truffaut ha realizzato un film che, pur non attenendosi fedelmente alla storia, riesce a conservarne l’atmosfera e a rendere l significato dell’opera. Nell’insistente presenza dei mezzi di comunicazione di Fahrenheit (schermi televisivi e telefoni abbondano in ogni casa), Truffaut intende mostrare il paradosso della mancanza di comunicazione che caratterizzerà la società di un futuro che è già presente; una società che farà del conformismo e dell’assenza di fantasia le regole che precipiteranno gli uomini nell’indifferenza e nella solitudine, in un mondo in cui i sentimenti sono banditi e la famiglia esiste soltanto nella dimensione virtuale (la Grande Famiglia del teleschermo). [back]

22) Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Milano, Mondadori, 2000, p. 98. [back]

23) Ray Bradbury, op.cit., p. 99. [back]

24) Ibidem. [back]

25) Ray Bradbury, op.cit.,, p. 100. [back]

26) Ray Bradbury, op.cit., p. 64. [back]

27) Ray Bradbury, op.cit., p. 69. [back]

28) Ray Bradbury, op.cit.,, p. 72. [back]

29) Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Net, 2002, p. 184. [back]

30) Ray Bradbury, op.cit., pp. 26-27. [back]

31) Il telefono bianco, che così spesso compare in questi film in mano a dive bellissime, è simbolo di eleganza e tecnologia, icona di una società ricca e moderna che esiste più sullo schermo che nella realtà. [back]

32) Marshall McLuhan, op.cit., p. 329. [back]

33) Marshall McLuhan, op.cit., p. 333. [back]

34) Ray Bradbury, op.cit., pp. 72-73. [back]

35) Marshall McLuhan, op.cit., p. 340. [back]

36) Marshall McLuhan, op.cit., p. 335. [back]

37) Marshall McLuhan, op.cit., p. 360. [back]