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1984 di George Orwell
Orwell iniziò la stesura di 1984 nel
'46, dunque nell'immediato dopoguerra, successivamente alla pubblicazione
de La fattoria degli animali.
Tra il '41 e il '46 Orwell aveva collaborato con diversi giornali e riviste
come giornalista politico, dunque aveva
profonda conoscenza e consapevolezza del periodo storico in cui viveva; inoltre
aveva curato per la BBC una
serie di trasmissioni propagandistiche dirette all'India e questo dimostra
la sua dimestichezza con i mezzi di
comunicazione e in particolare con le strategie di propaganda che è riscontrabile
nei suoi romanzi.
Durante la Seconda Guerra, come è risaputo, i totalitarismi in particolare
adottarono varie strategie per
conquistare il favore popolare usando anche massicciamente i mezzi di comunicazione [1].
Orwell era sicuramente consapevole di questo sistema che riprende, esasperandolo,
in 1984.
1984 è la storia di Winston Smith, che vive in un futuro
in cui i mass media dominano la vita del singolo
imponendogli continuamente notizie e dati che esaltano il partito al potere
che si personifica nella figura del
Grande Fratello. L'ortodossia di Winston, però, non è perfetta,
egli infatti non ama il Grande Fratello, anzi si
rende razionalmente conto degli stratagemmi continui che vengono adottati per
manipolare la massa adorante.
In questo modo commette uno psicoreato, cioè un reato di pensiero, da
cui derivano tutte le azioni che lo porteranno poi alla reclusione. Decide
infatti di scrivere un diario in cui descrive tutto il suo disprezzo per la
società, vive una storia d'amore (cosa assolutamente vietata poiché tutto
l'amore deve essere indirizzato al Grande Fratello) ma soprattutto decide di
entrare nella Fratellanza, associazione che si presuppone essere contro il
regime. La Fratellanza è in realtà un organo del governo il cui
compito è scoprire e incriminare i dissidenti. Wilson viene quindi imprigionato
e rieducato. Al termine della rieducazione, dopo essersi confessato e pentito
di tutte le sue azioni contro il regime, amerà il Grande Fratello ottusamente.
Orwell in questo romanzo si sofferma su tutti mezzi
di comunicazione adottati in questo regime spiegandone i
meccanismi e gli effetti sulla popolazione. Si tratta di televisione, film,
manifestazioni, manifesti... che per molti
aspetti sono dunque vicini a quelli descritti e analizzati da Mosse.
I manifesti di propaganda
“A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo
grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato
solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un
uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti
severi ma
belli.” [2]
“Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell’ascensore, il manifesto
con quel volto enorme guardava la parete. Era uno di quei ritratti
fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL GRANDE
FRATELLO
VI GUARDA, diceva la scritta in basso.” [3]
Il
Grande Fratello è dunque
una figura rassicurante e al contempo autorevole che sembra volersi
assumere ogni
onere del cittadino confortandolo.
Winston si sente asfissiato da questa immagine, ma dopo la rieducazione
la vedrà in maniera molto diversa: “Tutto ciò non
simboleggiava forse l’eterno, immutabile trionfo del Bene sul
Male? Il volto enorme gli restituì lo sguardo ricolmo di sereno
senso di potenza” [4].
e ancora:
“Alzò di nuovo gli occhi verso il Grande
Fratello. Il colosso che stava diritto a gambe larghe sul mondo! La roccia
contro cui le orde
asiatiche si erano scagliate invano!” [5].
Che
si veda la sua immagine con amore o odio comunque non si ha scampo, essa è infatti
ovunque, non solo in
manifesti attaccati all’interno e all’esterno dei palazzi,
ma anche “sul rovescio [di una moneta] la testa del
Grande Fratello, i cui occhi anche qui parevano seguirvi. E lo
stesso valeva per i francobolli, le copertine dei libri,
gli stendardi, i manifesti, i pacchetti di sigarette”.
Praticamente ovunque, a ricordare non solo che si è protetti dal
capo del partito, ma che si è anche sempre
controllati e non si può avere privacy.
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La televisione
“All’interno dell’appartamento una voce pastosa leggeva un
elenco di cifre che avevano a che fare con la produzione della
ghiza grezza. La voce veniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno
specchio oscurato, incastrata nella parete di destra. Winston
girò un
interruttore e la voce si abbassò notevolmente, anche
se le parole si potevano ancora distinguere. Il volume dell’apparecchio
(si chiamava teleschermo) poteva essere abbassato ma non vi
era modo di
spegnerlo.”
“Alle spalle di Winston, la voce proveniente dal teleschermo continuava
[…] presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto
venisse ascoltato e qualsiasi movimento – che non fosse
fatto al buio - attentamente scrutato.” [6]
La televisione
dunque non trasmette altro che notiziari con dati e fatti che
esaltano la potenza del partito
e che
con ogni probabilità non hanno alcun fondamento di realtà.
Trasmette inoltre parate e manifestazioni in onore
del grande fratello e la mattina esercizi ginnici che tutti
sono costretti a fare.
Esercita dunque un doppio controllo: uno perché effettivamente
registra (anche se non si sa esattamente
quando) i movimenti degli individui, l’altro perché non
lascia scampo alle loro menti mandando continuamente in
onda questo tipo di trasmissioni.
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Il cinema e i due minuti d’odio
Il cinema, invece, ha una funzione diversa da quella
della televisione:
“Ieri sera al cinema, solo film di guerra. Uno ottimo di una nave piena
di rifugiati bombardata da qualche parte nel Mediterraneo” Propone
quindi immagini molto violente con primi piani di arti che
volano, facce terrorizzate… che provocano ilarità nel
pubblico. Una funzione non molto diversa è quella
dei due minuti d’odio:
“Un attimo dopo, dal teleschermo in fondo alla sala esplose uno stridio
lacerante, terribile, come se a produrlo fosse stata una
qualche mostruosa macchina mal lubrificata, un rumore che allegava i denti e
faceva rizzare
i capelli in testa. L’Odio era cominciato. Come al
solito era apparso sullo schermo il volto di Emmanuel Goldstein,
il Nemico del Popolo. Dal
pubblico venne qualche fischio […] Ora Goldstein stava
rivolgendo il solito attacco velenoso alle dottrine del partito,
un attacco così velenoso
e iniquo che non avrebbe tratto in inganno neanche un bambino
[…]
Nel frattempo il teleschermo alle sue spalle, per sciogliere
ogni dubbio sui fini reconditi del suo capzioso sproloquio,
marciavano le sterminate
colonne dell’esercito eurasiatico: una fila dopo l’altra
uomini massicci, con inespressive facce asiatiche, che passavano
a ondate sulla superficie dello schermo e poi sparivano,
per essere subito sostituiti
da uomini perfettamente uguali a loro. Il passo battuto dagli
stivali dei soldati, monotono e ritmato, faceva da sfondo
sonoro alla voce belante
di Goldstein.” [7]
Dunque
una combinazione di immagini ben orchestrata in modo da scatenare
nei presenti un odio
irrazionale
che sfogano urlando, scagliando oggetti contro il teleschermo
e infine con un coro definito “primordiale” di
G-F-
G-F…che trovano rassicurante e consolatorio.
Questi filmati fanno dunque appello agli istinti più bassi dell’uomo
e sfogano (come viene spiegato più avanti
nel libro) la frustrazione che viene continuamente accumulata
a causa di una vita incompleta.
La funzione del cinema è quindi radicalmente diversa da quella
che aveva quando è stato inventato. Non si
tratta cioè di intrattenimento e svago, bensì di
propaganda politica ed edificazione morale.
Questo fenomeno accadde per la prima volta durante la guerra
che fu “rivelatrice
di nuove potenzialità e nuovi
obiettivi da dare al cinema per farne un mezzo di persuasione” [8].
In particolare:
“Nel periodo tra le due guerre mondiali il documentario venne ampiamente
utilizzato da partiti e movimenti politici, per esempio il film
di Leni Riefenstahl documenta un congresso del partito nazista con esiti di enorme
impatto visivo
[…] esalta le perfette geometrie delle parate naziste, che
finiscono con il trasformarsi in un puro flusso visivo dinamico” [9].
E’ evidente
il fatto che Orwell conoscesse questo genere di film, infatti la
descrizione del
filmato dei due minuti
d’odio è molto vicina e inoltre “non ricorre all’argomentazione
razionale per convincere il pubblico” [10].
Nel cinema come nella televisione vengono dunque continuamente
ribadite le idee e gli slogan del partito,
enunciate le sue vittorie, riattizzato l’odio nei confronti dei
nemici, etc.
Il ritmo che viene dato alle giornate, alle attività da compiere… non
lascia spazio per la digressione e trasforma
gli individui in automi nella maggior parte dei casi privi di spirito
di iniziativa e di pensieri originali, quindi senza
libero arbitrio.
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Il linguaggio
Un altro espediente
usato per eliminare il libero arbitrio così da
rendere perfino inconcepibile la trasgressioneè la neolingua.
Syme, amico di Winston, è un filologo impegnato nella redazione
di un vocabolario in neolingua e gli spiega:
“stiamo dando alla lingua la sua forma finale, quella che avrà quando
sarà l’unica
ad essere usata. Quando avremo finito la gente come te dovrà impararla
da capo. Tu credi, immagino, che il nostro compito principale consista
nell’inventare
nuove parole. Neanche per idea! Noi le parole le distruggiamo,
a dozzine, a centinaia. Giorno per giorno stiamo riducendo il linguaggio
all’osso.” [11]
Dunque
eliminando i sinonimi, i superlativi, i contrari, gli aggettivi,
e tutte le “inutili
sfumature di senso” poiché:
“lo scopo principale della neolingua è quello di restringere al
massimo la sfera d’azione del pensiero […] Alla fine
renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile perché non
ci saranno parole per poterlo descrivere […] La neolingua è il
Socing, il Socing è la
neolingua” [12].
“Sarà diverso anche tutto ciò che si accompagna all’attività del
pensiero. In effetti il pensiero non esisterà più,
almeno non come lo intendiamo noi ora. Ortodossia vuol dire non
pensare, non aver bisogno di
pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono le stessa cosa” [13].
Questa operazione può essere considerata una sorta di regressione che
comporterebbe, appunto, l’incapacità di
concepire certe forme di pensiero (in questo caso quelle in contrasto
con il Socing [14]).
Infatti: “E’ stato accertato che le tecniche che usiamo
per comunicare con gli altri sono le stesse che con cui
comunichiamo con noi stessi. In altri termini, le regole del pensiero
corrispondono alle regole del linguaggio
verbale. Pensiero e ragionamento sono manipolazioni interne del
linguaggio.” [15]
Questo concetto si ricollega anche all’interazionismo simbolico: “un
altro modo di considerare l’ordine sociale
consiste nel mettere al centro dell’attenzione il ruolo cruciale
che il linguaggio ha rispetto allo sviluppo e alla
conservazione della società nonché per la strutturazione delle
attività mentali individuali” ne consegue che c’è partecipazione individuale o collettiva all’interazione simbolica e soprattutto “i
legami che uniscono gli individui,
le idee che gli uni hanno degli altri e le loro convinzioni su
se stessi
sono costruzioni di significato personali che
risultano dall’interazione simbolica “quindi “la condotta
individuale in una certa situazione è guidata dal modo in
cui la situazione è stata classificata e dai significati che gli individui
vi associano. Così il comportamento non
una risposta automatica a stimoli di origine esterna, ma è il prodotto
di una costruzione soggettiva circa il sé, gli
altri e i requisiti sociali implicati dalle singole azioni.” [16]
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I
giornali
In questa società i giornali vengono continuamente riscritti. Il lavoro
di Winston consiste appunto nel “rettificare i
dati d’origine facendoli coincidere con quelli odierni.”
“Una volta che fossero state raccolte e ordinate tutte le correzioni che
erano state imposte per quel particolare numero del Times […] Un simile
processo di alterazione continua non era applicato soltanto ai giornali, ma anche
a libri,
periodici, […] giorno dopo giorno, anzi minuto dopo minuto,
il passato veniva aggiornato. In tal modo si poteva dimostrare
che ogni previsione fatta
dal partito era stata giusta. […] La storia era un palinsesto
che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.” [17]
Questo
contraddice chiaramente “la vittoria sul tempo” [18]
che è una
delle peculiarità della
stampa.
In questo modo si possono creare persone mai esistite e cancellarne
di vere (“carattere
mutevole del passato,
negazione di ogni realtà oggettiva”).
E’ evidente che Orwell dia ai giornali l’importanza
di prova documentaria, devono essere riscritti
continuamente per essere sempre coerenti con la politica del partito.
Senza prove è impossibile dimostrare gli errori del partito e per il singolo
individuo diventa più facile accettare
senza accorgersene i suoi continui cambi di rotta. Un esempio palese è quando
l’Oceania cambia alleanza
passando da Eurasia a Estasia: “naturalmente nessuno ammise
che si era verificato un cambiamento, si venne
semplicemente a sapere, in maniera repentina e in ogni angolo del
paese, che il nemico non era l’Eurasia, ma
l’Estasia” [19] infatti
durante un discorso un oratore cambia nel bel mezzo di una frase bersaglio
(perché aveva ricevuto un biglietto) “I vessilli e i manifesti
che ornavano la piazza erano completamente sbagliati! Su buona metà di
essi c’erano i volti sbagliati. Sabotaggio!
Era tutta opera di Goldstein!” [20]
Così nei successivi cinque giorni Winston si ritrova a lavorare
novanta ore con i suoi colleghi per correggere tutti
i giornali e gli altri documenti che possono dimostrare l’avvenuto
cambiamento.
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Note
1) George Mosse in La nazionalizzazione
delle masse analizza come il nazionalsocialismo sfruttò per
la sua affermazione simboli e riti e quindi feste e monumenti creando
una religione laica nella quale il popolo credeva fermamente: “ognuno
aveva la sensazione di essere parte di un complesso organico che si
identificava nella figura del furher”. Inoltre valuta l’importanza
del teatro e del cinema che ebbero funzione educatrice ma anche di
propaganda. [back]
2) George Orwell, 1984,
Milano, Mondadori, 2002, p. 5. [back]
3) ibidem. [back]
4) George Orwell,
op.cit., p. 295. [back]
5)
George Orwell,
op.cit., p. 305. [back]
6) George Orwell,
op.cit., pp. 5-6. [back]
7) George Orwell,
op.cit., pp. 14-15. [back]
8) Melvin L. DeFleur, Sandra J. Ball-Rokeach, Teorie
delle comunicazioni di massa, Bologna, Il Mulino, 1995, p. 93. [back]
9) Paolo Bertetto (a cura di), Introduzione alla
storia del cinema,
Milano,
UTET, 2002, pp. 296-297. [back]
10) Ibidem. [back]
11) George Orwell,
op.cit., pp. 55-56. [back]
12) Ibidem. [back]
13) George Orwell,
op.cit., p. 57. [back]
14) Il socing è l’ideologia di base del
partito. [back]
15) L’uomo primitivo, infatti, aveva modi di comunicare
limitati e “queste
limitazioni hanno conseguenze importanti per la vita sociale del gruppo, che
non poteva essere complessa, e soprattutto per le modalità di elaborazione
del pensiero”. Cfr. Melvin L. DeFleur, Sandra J. Ball-Rokeach, op.cit.,
pp. 25-26.
[back]
16) Melvin L. DeFleur, Sandra J. Ball-Rokeach, op.cit.,
pp. 50-50-52. [back]
17) George Orwell,
op.cit., p. 43. [back]
18) Melvin L. DeFleur, Sandra J. Ball-Rokeach, op.cit., p.
37. [back]
19) George Orwell,
op.cit., p. 189. [back]
20) Ibidem. [back]
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