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| NOEMA Home SPECIALS Dai sintetizzatori analogici a quelli virtuali | Tecnologie e Società | |||||||||||||||||
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Introduzione
Il tema principale di questa breve tesina consiste, anche se non sembra perché trattato meno degli altri argomenti, nello spiegare il funzionamento dei "moderni" sintetizzatori virtuali. Per far ciò si deve per forza passare attraverso la storia, l’evoluzione di questi strumenti, anche perché molto brutalmente e sinteticamente la vera evoluzione non è del sintetizzatore in sé ma delle “nuove” e sempre più dinamiche e microscopiche tecnologie. È proprio attraverso la microelettronica che si è riusciti a far funzionare un computer, dotato di adeguato software, come un vero e proprio sintetizzatore, grazie a delle schede audio (anche non professionali dal costo di poche decine di euro, montate su praticamente tutti gli odierni computer) che sarebbero poi i veri sintetizzatori virtuali. Microtecnologie sempre più piccole che, "invecchiando", divengono sempre più alla portata di tutti. Basti pensare che oggi un qualsiasi ragazzo dotato di computer può campionare a suo piacimento “qualsiasi” suono, cosa che negli anni settanta si poteva si fare, ma era nelle mani di un elite di persone e, soprattutto, aveva un riscontro economico non certo indifferente. Detto questo non c’è molto da aggiungere: il sintetizzatore virtuale funziona proprio come un sintetizzatore analogico- (anche se in realtà un sintetizzatore virtuale che imita uno analogico è in ogni modo sempre digitale, in quanto il computer è la macchina digitale per eccellenza)- digitale, non certo a parità di risultato finale cosa che, ovviamente, varia anche a seconda della scheda audio usata, del software usato, dell’amplificazione ecc, ma a parità di manipolazione dell’onda sonora, del filtraggio da poter utilizzare ecc.
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