| Prospettive e conclusioni |
|
|
Prospettive e conclusioni
I fattori di novità portati da Teleimmagini entro i confini del quartiere
Navile e dalle altre telestreets, una quarantina solo in Italia, ognuna nella
sua fettina di etere, sono di grande portata se confrontate con il monopolio
televisivo del nuovo millennio e i continui attacchi ad una libera informazione
(non prima che libera opinione) sempre più additata come complice delle
tensioni sociali e sempre più schiacciata dai conflitti di interessi
delle major. Anche se lontano dalla massima espansione, il fenomeno telestreet
ha consentito a libere associazioni di cittadini di appropriarsi in maniera
semplice e diretta di un mezzo di comunicazione che dai suoi inizi aveva abituato
lo spettatore a subire senza possibilità di confronto; anche se è simile
l’intraprendenza dei moderni pionieri dell’etere coi primi che
negli Stati Uniti degli anni Trenta si cimentavano con tecnologie nuove e sconosciute [12]. Le televisioni di quartiere come le radio libere degli anni Settanta
rappresentano un avvicinamento dei comuni cittadini ai mezzi di comunicazione
di massa con
una presa di coscienza che li tramuta, da semplici spettatori, in conoscitori
e fautori degli stessi contenuti del medium secondo le proprie pulsioni ed
esigenze. Il fatto stesso di poter scavalcare i recinti edificati dalle istituzioni
a difesa di un forza di persuasione magistralmente descritta da Orson Welles
nel film Quarto potere rappresenta la capacità potenziale di ricreare
circuiti di emergenza nei quali far circolare libere informazioni quando quelli
principali risultano incomprensibili o attraversano un medioevo mediatico del
tutto privo di credibilità per coloro che sono in grado a vari livelli
di sviluppare una coscienza critica che spesso si traduce in nuovi comportamenti.
Il fatto tuttavia di avere costi piuttosto elevati rispetto alle effettive
possibilità, pone già il fenomeno telestreet in una nicchia di
passaggio tra l’informazione di massa e la comunicazione interpersonale
mediata dalla rete informatica. Se non è credibile una visione in cui
ciascuno trasmetta analogicamente dalla propria antenna domestica, è invece
molto più verosimile il prospettarsi in un futuro non troppo lontano
l’acquisizione di capacità da parte di ciascuno di “fare
televisione”. Nella parte del mondo che consente quasi a tutti di avere
un accesso, differentemente dal resto del pianeta ancora distante per evoluzione
tecnologica e sempre più distaccato dalle velleità di un occidente
postmoderno, basta un computer sufficientemente atrezzato e una connessione
a fibra ottica per riuscire a mandare in onda un palinsesto personalizzato
che può variare dalla semplice playlist di materiale scaricato dalla
rete a più sofisticate realizzazioni ed autoproduzioni. Se Teleimmagini
approderà in Rete con un segnale ricevibile da un numero di persone
che col tempo si fa sempre più elevato, costituirà una parte
di quell’altra avanguardia destinata a spazzare via la televisione monocroma
farcita di intrattenimento scadente e bombing pubblicitario. Dire che il tubo
catodico finirà nei musei è certamente una prospettiva mossa
più da un irrazionale ottimismo che da statistiche fondate. Ma i presupposti
ci sono tutti: occorre applicare a fondo le potenzialità inequivocabilmente
democratiche di Internet per inibire le posizioni dominanti di pochi giganti
della comunicazione a favore di un sapere e di un comunicare equamente distribuito
ed esponenzialmente più sfaccettato.
Note
12) In realtà è stato
molto più difficile dare una regolamentazione alle emittenti radiofoniche
nella seconda metà degli anni Venti poiché la prima televisione
si è subito adeguata a norme di trasmissione, pur adeguate, ma
che erano già vecchie di vent’anni al momento della prima
trasmissione. [back]
|