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Conclusioni
La breve riflessione sulla guerra del Golfo e gli accenni all’uso della rete da parte degli “attivisti” islamici sono un primo tentativo di focalizzare l’attenzione sul fatto che Internet, quale nuovo medium, si rivela uno strumento di guerra vero e proprio per l’uso logistico e propagandistico di cui è protagonista. L’accessibilità e la difficoltà nel controllo dei contenuti favorisce la diffusione di materiale non censurabile e diviene il veicolo ideale per diffondere informazioni critiche e fare proseliti. L’accenno alla guerra del Kosovo e il lungo elenco di siti serve a far capire come dietro ad un evento bellico ci sia una rete di siti che permettono la reperibilità di tantissime informazioni. Molte notizie vengono attinte dalla rete da parte dei giornalisti della carta stampata, soprattutto quando grazie al web si possono evitare le censure di stato come nel caso del Kosovo. La trasversalità di queste informazioni che possono essere emesse da fazioni contrapposte permette una comprensione degli eventi nuova, diventa più difficile coprire informativamente una guerra in maniera univoca. Gli stessi newsgroup, i più recenti blog, sono comunità virtuali dove gli scambi relazionali mediati dai PC stanno creando nuove modalità di appartenenza. Privi di limitazioni fisiche, queste comunità si sviluppano attraverso uno scambio di opinioni su diversi argomenti ed è probabile che con gli sviluppi tecnologici presenti e futuri e il crescente aumento di utilizzatori, questi gruppi saranno sempre più protagonisti della creazione di nuove forme di relazione sociale e di una diversa responsabilità comunicativa.
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