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Introduzione
Principi generali nel rapporto tra media, situazioni e comportamento
Internet negli scenari di guerra: la guerra in Iraq
Internet negli scenari di guerra: la guerra nel Kosovo
Conclusioni
Bibliografia e sitografia

 

Internet negli scenari di guerra
La guerra in Iraq

 

 

 

 

La prima guerra del Golfo era stata segnata dall'esplosione del fenomeno CNN, e dunque da un fatto informativo nuovo, un canale televisivo che l'uso dei satelliti rendeva globale, dedicato alla trasmissione non-stop e in diretta di informazioni. Diventa così un evento mediatico che inchioda il pubblico al teleschermo, e i network la inseguono con grande dispiegamento di mezzi tecnologici. Senza la TV la guerra sarebbe diversa, anzi forse non esisterebbe… Anche le più importanti operazioni militari hanno bisogno della televisione perché le guerre non si fanno più soltanto per vincere ma per convincere (Remondino E., 2000).

Fin qui, l’evento mediatico rientra perfettamente nelle considerazioni fatte in precedenza, in quanto verrà seguito da milioni di persone in un’arena collettiva globalizzata dalla tecnologia satellitare. In quanto mediium televisivo i contenuti sono ancora “sufficientemente controllabili” e possono cercare di rafforzare determinati sensi di identità.

Dieci anni dopo, l’avvento del web nello scenario della seconda guerra del Golfo cambia a mio avviso le dinamiche mediatiche in maniera significativa. Innanzi tutto si è rivelato con grande risonanza nell’utilizzo della rete da parte dei terroristi islamici per mostrare ostaggi rapiti e far vedere i filmati delle esecuzioni.

Questo ha suscitato grande scalpore in quanto, per la prima volta, immagini tipicamente da “retroscena” sono diventate accessibili attraverso la rete senza che vi fosse la possibilità di filtrarle come era sempre successo con i media elettronici tradizionali. La televisione è diventata un amplificatore di questi eventi e il fatto che fossero comunque accessibili nel web ha scatenato accesi dibattiti sulla opportunità di mostrare i filmati stessi.

La difficoltà nella gestione del controllo informativo ha creato una dimensione attraverso la quale il terrorismo islamico si è dimostrato sorprendentemente abile nel produrre situazioni di grande tensione e ansia collettive. La definizione “terrorismo mediatico” che è stata utilizzata per la diffusione di questi contenuti ritengo sia in relazione proprio alla portata emotiva che l’esposizione mediatica ha creato. Creato l’evento (ad esempio il rapimento di un ostaggio) l’amplificazione degli altri mezzi di comunicazione focalizza l’attenzione di milioni di persone e l’incertezza data dalla difficoltà nella verifica delle fonti fa sì che il sentimento collettivo di ansia e smarrimento aumenti fortemente. In passato operazioni come queste avrebbero avuto effetti molto diversi. Attraverso la stampa e la televisione era possibile censurare l’evento, evitare dettagli, controllare insomma la portata della vicenda.

L’entrata in scena del mondo orientale come produttore e utilizzatore di questa strategia comunicativa e dell’uso “terroristico” dei mezzi di informazione rappresenta a mio avviso un’altra novità. Esso non si è limitato soltanto ad equiparare la copertura mediatica dello scontro, ma le componenti attive della lotta armata hanno utilizzato il web come vero e proprio strumento di battaglia.

Il movimento terroristico di Al-Qaeda ha utilizzato internet per reclutare militanti pronti ha farsi immolare in attentati kamikaze senza che fossero mai stati nei campi di addestramento. Omam Bakri portavoce di Bin Landen a Londra ricorda “che la rivendicazione delle stragi dei militari italiani a Nassiriya degli attentati alle sinagoghe di Istambul sono arrivate tramite siti islamici. Ahmad al Wasiq Billah, ha annunciato l' inaugurazione dell'«Università on line di Al Qaeda per le Scienze della Jihad». Offre specializzazioni in «Jihad elettronico», «Jihad psicologico», «Tecnologia degli esplosivi», «Tecnologia delle autobomba». Più in generale Internet consente ai militanti islamici di infrangere le barriere che ostacolerebbero il loro movimento fisico qualora dovessero spostarsi da un paese all' altro. «Ormai tutti i segreti di Al Qaeda navigano in Internet. Se ci sapete fare e se avete pazienza, potreste sapere tutto di Al Qaeda monitorando Internet», assicura Bakri. “Nel nostro mondo globalizzato anche il terrorismo islamico si è emancipato, appropriandosi degli strumenti propri della globalizzazione. Predicano il ritorno a un modello di società del settimo secolo, ma lo fanno tramite Internet. Trasformato sempre più nella Moschea virtuale dell' islam globalizzato.” (fonte Il Corriere della Sera, 21 novembre 2003).

Si ritiene che attraverso l’uso della rete il terrorismo abbia dato le istruzioni per l’attentato alle due torri, e che in generale il web sia strumento usato per la pianificazione di attentati, addestramenti, comunicazioni ecc.

Al Qaeda il 27 settembre 2005 manda sul web il primo telegiornale con un video sugli ultimi avvenimenti della jihad, “dieci giorni dopo la seconda puntata con un appello ai giovani esperti di media a unirsi alla lotta dell’informazione e della propaganda, che per al-Qaeda corre parallelea a quella con le armi in pugno” (La Repubblica, 26 novembre 2005).

 

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Americano ucciso
il video sul web

Bush: 'Vinciamo'

Al Qaeda mostra sul web il filmato dell'esecuzione di Ronald Schulz, rapito e ucciso l'8 dicembre Iraq. Due attentati nella capitale: 6 morti, ferito il vicegovernatore. Il discorso del presidente americano dallo studio ovale: andarsene ora, ha detto, vorrebbe dire "consegnare il Paese a un nemico che ha giurato di attaccare l'America" (www.repubblica.it 19.12.05)

 

IL CAIRO - Un gruppo legato ad al Qaeda ha diffuso oggi in internet il video che mostra l'esecuzione di Ronald Schulz, l'addetto americano alla sicurezza il cui rapimento e uccisione erano stati rivendicati l'8 dicembre scorso dall'Esercito islamico in Iraq. Nel video si vede l'ostaggio in un ambiente desertico, sassoso. E' bendato, in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena. Alle sue spalle un uomo in piedi, col volto coperto che imbraccia un fucile automatico. Spara molti colpi, da dietro, all'ostaggio inginocchiato, lo colpisce in più parti, anche alla nuca. Quando il corpo dell'americano cade a terra, il sequestratore continua a sparargli. I terroristi non hanno mostrato il volto della vittima, e per questo hanno affiancato le immagini del documento di identità a quelle dell'uccisione vera e propria. (www.repubblica.it 19.12.2005).

 

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