| | ||||||||||||||
| NOEMA Home SPECIALS Reti neuronali | Tecnologie e Società | |||||||||||||
|
Nozioni preliminari
Credo sia essenziale, per inoltrarci in questo piccolo cammino, chiarire in primo luogo alcune nozioni storiche (e non) in grado di delineare in modo semplice ma esaustivo il campo nel quale ci addentreremo. Uno tra i primi uomini ad introdurre il concetto secondo il quale una macchina ha, utilizzando un sistema specifico, la possibilità di imitare i processi del cervello umano, fu Alan Turing. Nel 1950 Turing scrisse un articolo sulla rivista Mind dal titolo “Computing machinery and intelligence”, nel quale affermava che esiste la possibilità di creare programmi in grado di far comportare i computer in modo intelligente. Solo successivamente però, grazie al contributo del matematico John McCarthy, fu coniata l’espressione “intelligenza artificiale” (in inglese: “Artificial Intelligence” da cui deriva la nota sigla “AI”) per descrivere e definire tutti gli atti teorici e pratici atti a sviluppare tale intelligenza. Tuttavia, è essenziale ricordarlo, la tecnologia alla portata di questi lungimiranti scienziati era ben lontana dalla moderna apparecchiatura che circonda l’uomo (e lo studioso) del nuovo millennio. Basta ricordare che l’introduzione della microelettronica su circuito stampato, il quale ha risolto problemi di spazio ma soprattutto ha aumentato notevolmente le capacità di calcolo, inizia ad affacciarsi solo a partire dagli anni ’70. Ciò che è comunque importante è che dalle prime speculazioni teoriche il dibattito vive e si arricchisce continuamente: dalle teorie matematiche applicabili alla moderna informatica, come nei successivi capitoli andremo ad approfondire, fino alle più estreme teorie filosofico-artistiche sulle quali ci soffermeremo brevemente ora. È corretto affermare che la riflessione artistica, nell’ambito dell’intelligenza artificiale, ha iniziato il suo tragitto contemporaneamente alle affermazioni dei matematici e degli studiosi del settore. Infatti, già a partire dagli anni ’50 Isaac Asimov, autore della raccolta Io, Robot, tratta non solo il tema dell’intelligenza artificiale applicata all’ambito della robotica ma addirittura è il primo a parlare di roboetica, tema di grandissima attualità. Inoltre il regista Stanley Kubrick nel 1968 [1] inizia ad affrontare il tema dell’autocoscienza da parte dell’intelligenza artificiale, che in ambito artistico non cesserà mai d’esser di grande ispirazione. Dallo Skynet [2] della saga Terminator fino a Numero 5 delle pellicole Corto circuito e Corto circuito 2. Ho voluto introdurre ora questi piccoli cenni della riflessione artistica sul tema perché li ritengo utili allo sviluppo centrale del mio lavoro che avverrà successivamente nell’ultimo capitolo: “Per una (fanta)conclusione”.
Note 1) Nel 1968 esce nelle sale 2001: odissea nello spazio diretto da Stanley Kubrick. La trama, che per la sua profondità e complessità richiede uno studio a sé, contiene anche una parte dedicata all’intelligenza artificiale: HAL9000, il quale si oppone con ogni mezzo all'esclusione delle sue “funzioni cerebrali superiori”. È particolarmente significativa la sequenza nel quale HAL viene disattivato: tra le sue ultime parole troviamo la sua data di nascita, come a voler sancire e rinchiudere tra due date temporali, quella di nascita e quella di morte, la sua esistenza. [back] 2) Nel primo capitolo della saga Terminator viene chiarito che Skynet è una intelligenza artificiale per uso militare atta al controllo dei missili nucleari collocati nei silos. Il protagonista Kyle Reese durante una discussione afferma che ad un certo punto Skynet ha iniziato ad auto-istruirsi e governarsi in modo autonomo, causando un disastro nucleare con lo scopo di eliminare il genere umano. [back]
| |||||||||||||
| | ||||||||||||||