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Introduzione
Telepresenza, telematica e telerobotica
Eduardo Kac e la Telepresence Art
Le comunità virtuali in Internet
Luce e telepresenza
Telepresenza: comunicazione in tempo reale con un luogo fisicamente remoto
Conclusione
Bibliografia e webgrafia

 

Introduzione

 

 

 

 

"Telepresenza" è un termine coniato e utilizzato a partire dal 1980 per definire uno spazio di reciprocità in cui avviene uno scambio di informazioni fra interlocutori e luoghi distanti nella realtà contingente. Così lo spazio reale viene subordinato al tempo reale, rendendo indistinta la distinzione tra immagine e realtà. Lo spazio reale e la distanza diventano irrilevanti, ciò che conta è la trasmissione in tempo reale di suoni e immagini. Nei collegamenti di telepresenza, le immagini ed i suoni vengono trasmessi indipendentemente da schemi e regole prefissati a priori, poichè non ci sono "mittenti" che tentano di esprimere messaggi particolari a "riceventi". Per questo motivo la telepresenza può essere definita come un'esperienza bidirezionale individualizzata che differisce completamente dalla comunicazione "dialogica" della telefonia e dalla ricezione unidirezionale dei messaggi della televisione, è un nuovo genere di esperienza comunicativa.

Nel ’74 Jean Baudrillard (teorico francese della post-modernità) affermava che la comunicazione è “uno scambio, [...] un reciproco spazio di un discorso e di una risposta” e che i mass media “sono ciò che proibisce per sempre una risposta, che rende impossibile ogni processo di scambio” [1]. Se coinvolge uno scambio tra due interlocutori o no, la telepresenza sembra creare questo spazio di reciprocità assente dai mass media. Lo spazio creato dalla telepresenza è reciproco perchè le decisioni (movimento, visione, operazione, ecc.) fatte dall’”utente” o “partecipante” influenzano e sono influenzate dall’ambiente remoto. Baudrillard affrontava questo problema della mancanza di risposta nella configurazione corrente dei mezzi di telecomunicazione e individuava la necessità di provocare una distruzione della struttura attuale di quei mezzi, per porre fine al monopolio di discorsi verbali, visivi o sonori, a favore di una maggiore interattività. E' a questa interattività che molti artisti già a partire dagli anni ‘60 dedicarono le proprie attenzioni, creando installazioni e opere in grado di stimolare più sensi contemporaneamente e di incorporare forme di comunicazione bidirezionali o multidirezionali. Verso la fine degli anni ’70 nuovi artisti cominciarono a sperimentare con la telecomunicazione pura per saggiarne l’impatto sulla percezione umana spazio-tempo e sulle relazioni interpersonali. Si creava così un’arte processuale e non oggettuale; la condizione ineliminabile affinchè l’esperimento telecomunicativo potesse avvenire era lo scambio e l’interazione con il pubblico e l’altro [2]. Lo schermo LCD, ad esempio, diventa un ponte, un passaggio tra due luoghi diversi, permettendone la visione senza tuttavia separare il cosa si vede dal luogo in cui lo si vede, lo spazio dagli oggetti poichè tutti appartengono allo stesso strato: un’immagine digitale che divide l’azione in istanti [3]. Lo schermo è anche una parte del processo della visione, è ciò che media la nostra esperienza, che cattura la nostra visione in un network di significati; è una metafora della nostra esperienza mediata del mondo intellegibile.


L’artistista brasiliano Eduardo Kac, pioniere in questo campo artistico, vede la Telepresence Art (arte che unisce la telecomunicazione con l’azione remota) come un mezzo per mettere in discussione le strutture unidirezionali di comunicazione che contraddistinguono sia l'arte (pittura, scultura) che i mass-media (televisione, radio), un modo per produrre un'affascinante esperienza aperta di presenza-assenza che manifesta i cambiamenti culturali determinati dal tele-comando (“comando a distanza”), la visione a distanza, la telecinesi e lo scambio in tempo reale di informazioni audiovisive. La Telepresence Art crea un contesto unico in cui i partecipanti sono invitati a sperimentare i mondi lontani da prospettive e da scale differenti da quelle umane, percepiti tramite l'apparecchio sensoriale dei telerobots [4].

 

Note

1) Jean Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, Milano, Mazzotta, 1974, p. 182. [back]

2) Esempi di progetti artistici: Satellite Ars Project (1977) e Hole in Space (1980) di Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz; The World in 24 Hours (1982) di Robert Adrian X; King’s Cross Phone In (1994) e Communication Creates Conflict (1995) di Heath Bunting, in Marco Deseriis, Giuseppe Marano, Net.Art. L’arte della connessione, Milano, Shake Edizioni 2003, pp. 20-27. [back]

3) Ricavato da http://www.ecn.org/wikiartpedia/index.php/Telepresenza [back]

4) Eduardo Kac, "Telepresence Art", originariamente pubblicato in Teleskulptur 3, R. Kriesche e P. Hoffman, edizioni, Graz, Austria: Kulturdata, 1993, pp. 48-72. http://www.ekac.org/Telepresence.art._94.html [back]