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Introduzione
Telepresenza, telematica e telerobotica
Eduardo Kac e la Telepresence Art
Le comunità virtuali in Internet
Luce e telepresenza
Telepresenza: comunicazione in tempo reale con un luogo fisicamente remoto
Conclusione
Bibliografia e webgrafia

 

Luce e telepresenza

 

 

 

 

1. Light on the Net

Il tema della luce appariva anche in Light on the Net (1996) [43] di Masaki Fujihata, che permetteva agli utenti di accendere remotamente una griglia di luci nel Gifu Softopia Center in Giappone e manipolare uno spazio fisico pubblico attraverso un sito nello spazio pubblico di Internet.
In Dislocation of Intimacy (1997) [44] di Ken Goldberg e di Bob Farzin i partecipanti sul Web potevano creare remotamente un’immagine attraverso la luce (Fig.38).

 

Fig. 38

 

Quest'opera di telepresenza online consisteva in una piccola Light Box di legno contenente una varietà di oggetti segreti, connessa a Internet e posta in un laboratorio di robotica nell’Università di Berkeley. Gli utenti potevano interagire con l’interno della scatola attraverso la rete. Per vedere gli oggetti potevano selezionare qualsiasi combinazione di cinque tasti e poi cliccare sul tasto “Proceed”, che attivava una combinazione di luci da accendere o spegnere all’interno della scatola e inviava un’istantanea digitale delle ombre risultanti create dagli oggetti. Ogni combinazione produceva diverse condizioni di luce, creando ombre uniche. Certe combinazioni casuali fornivano tracce che conducevano a un sesto tasto che illuminava dei segreti nascosti in una nicchia dell’apparecchio. Le surreali e misteriose immagini in bianco e nero create attraverso l’interfaccia di Dislocation of Intimacy evocavano i rayogrammi, i fotogrammi di Moholy-Nagy (fotografie ottenute senza macchina direttamente attraverso il contatto di oggetti con la carta fotografica), e ancora di più quelli della Light Box (una scatola perforata con delle luci poste all’esterno e al cui interno erano sospesi degli oggetti per creare dei fotogrammi) di Nathan Lerner, fotografo americano allievo di Moholy-Nagy.

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2. Vectorial Elevation

Realizzata in occasione del capodanno 2000, Vectorial Elevation (1999-2004) [45] dell’artista messicano-canadese Rafael Lozano-Hemmer [46], un’installazione interattiva su vasta scala originalmente progettata per trasformare il centro storico di Città del Messico attraverso l’uso di riflettori robotici controllati su Internet, consisteva in un sito web (www.alzado.net) da cui gli utenti potevano disegnare attraverso un’interfaccia grafica tridimensionale, effimere sculture di luce combinando i movimenti di 18 diversi riflettori puntati sulla piazza Zocalo di Città del Messico. Tre Webcam riprendevano i giochi di luce e li trasmettevano sul Web, salvando di volta in volta le configurazioni scelte dagli utenti. La versione messicana di Vectorial Elevation fu operativa ogni notte dal crepuscolo all’alba tra il 26 dicembre 1999 e il 7 gennaio 2000 (Fig.39). Nel 2002 l’installazione fu allestita di nuovo per l’inaugurazione del Museo Basco di Arte Contemporanea, ARTIUM, nella città di Vitoria-Gasteiz in Spagna, nella piazza antistante il museo. Fu fruibile dal 22 aprile fino al 5 maggio, dal tramonto all’alba; l'interfaccia di 'telepresenza' fu realizzata in maniera accurata permettendo agli utenti della rete di non interagire alla cieca, potendo osservare il risultato delle loro geometrie luminose attraverso quattro webcam che rendevano lo spettacolo da altrettanti punti di vista [47]. Nel dicembre 2003, l’opera trasformò la Place Bellecour a Lione, in Francia per il World Summit of Cities delle Nazioni Unite e per la Fête des Lumières che durò una settimana (www.lyonelevation.net). Tra il 22 aprile e il 3 maggio 2004, per celebrare l’espansione dell’Unione Europea, il sito web permise di disegnare enormi sculture di luce visibili a una distanza di 15 km nel cielo sopra la città di Dublino (Fig.40), usando 22 riflettori robotici posti intorno a O'Connell Street; ogni quattordici secondi veniva mostrato un nuovo disegno così come arrivava da Internet. Il sito web includeva un programma con un modello virtuale del centro di Dublino dove si dirigevano i riflettori e si vedeva il disegno di luce risultante da ogni angolo. Il sito presentava anche una trasmissione in tempo reale da quattro videocamere poste alla Liberty Hall, al Wynn's Hotel, all’Ufficio postale e al Liver Building. Il sistema creava una pagina web che documentava ogni disegno, avvisando il partecipante via e-mail della sua realizzazione.

 

Fig. 39

Fig. 40

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3. Amodal Suspension (Relational Architecture 8)


Amodal Suspension (Relational Architecture 8) [48], un’altra installazione interattiva di Lozano-Hemmer, fu progettata per l’inaugurazione del nuovo Yamaguchi Center for Arts and Media (Ycam) in Giappone. Consisteva in un sito web (www.amodal.net) da cui gli utenti potevano inviarsi messaggi di testo (sms) da telefoni cellulari o da web browser connessi al sito Internet. I messaggi, invece di essere inviati direttamente, erano codificati in uniche sequenze di luci puntate nel cielo attraverso 20 riflettori, modulandone l'intensità luminosa per riprodurre le differenze dei caratteri occidentali e giapponesi (Figg.41-43). Il cielo intorno all’Ycam Center diventava così un enorme centralino delle comunicazioni, una rete interattiva di luci, una nuvola fluttuante di dati che poteva essere scritta e letta da chiunque. Ogni messaggio, una volta codificato, era “sospeso” nel cielo della città intorno all’Ycam Center e ritrasmesso da un riflettore all’altro. Un’e-mail veniva inviata al destinatario designato per avvertirlo che “un messaggio lo stava aspettando nel cielo di Yamaguchi”. Ogni sequenza di luce continuava a circolare fino a che il destinatario o qualcun’altro “catturava” il messaggio cliccando su un raggio di luce attraverso i telefoni cellulari o dei programmi forniti dal sito www.amodal.net, e lo leggeva. I messaggi inviati nelle due lingue e tradotti dall'inglese al giapponese e viceversa in maniera volutamente inaccurata da un traduttore automatico - mettendo così in risalto l’ironia della globalizzazione - erano riprodotti in loop fin quando non venivano decodificati da qualcun'altro che inviava il testo interpretato attraverso le citate tecnologie. Una volta che il partecipante leggeva un messaggio, questo scompariva dal cielo e veniva mostrato su una larga sporgenza della facciata dell’Ycam Center. L’autore del messaggio e il destinatario designato erano avvisati via e-mail. Tutti i messaggi venivano salvati in un archivio usando un ambiente virtuale online che li mostrava in pattern tridimensionali. A garantire, infine, una reale interazione globale, i curatori Yukiko Shikata e Kazunao Abe furono in grado di garantire per tutta la durata del progetto (dal 1° al 24 novembre 2003, dal crepuscolo all’alba) numerosi punti d'accesso specializzati in altrettanti media center sparsi per il globo, realizzando così un concreto network d'interesse in grado di condizionare con la propria telepresenza l'aspetto di un luogo remoto, sede di una diversa comunità [49]. Amodal Suspension intese unire lo spazio virtuale di Internet, lo spazio relazionale dei telefoni cellulari e l’emblematica architettura dell’Ycam Center e fornì una piattaforma connettiva nella quale i residenti locali e i partecipanti remoti provenienti da diverse regioni e nazioni poterono stabilire delle relazioni. Sebbene visualizzasse il traffico dell’informazione su una scala urbana, l’opera fu intesa anche come una deviazione dalla presunta trasparenza delle comunicazioni elettroniche [50].

 

Fig. 42

Fig. 42

Fig. 43

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4. Eon


Il progetto Eon (2003) [51] di Shawn Brixey [52], usò il misterioso fenomeno della sonoluminescenza – il processo nel quale il suono nell’acqua può essere convertito direttamente in luce – e Internet per estendere la sua ricerca artistica nel campo della telepresenza, secondo l’artista una pratica, ad un tempo estetica e tecno-scientifica, che attivava e forzava ad apparire la presenza di fenomeni fisici che sfuggivano normalmente alla percezione per far esteticamente esprimere le stesse nascoste energie della natura (Fig.44). L’installazione permetteva sia ai visitatori del museo che a quelli telepresenti da Internet di inviare brevi e-mail poetiche in cinque diverse lingue al luogo della mostra. Questi messaggi venivano convertiti tramite un software “dal testo alla parola” e un sintetizzatore di voce, in testi codificati in ultrasuoni. Questa sorgente di ultrasuoni modulava un piccolo contenitore di acqua ultrapura, creando così una serie di nodi di pressione alta e bassa nei quali una voce tradotta iniziava la creazione di una minuscola sorgente di luce sonoluminescente simile a una stella e fluttuante al centro del piccolo cilindro di vetro. I visitatori locali e remoti crearono questa straordinaria fonte di luce codificandola con le loro parole, dall’e-mail al software per il trattamento dei testi. I visitatori del museo potevano indossare delle cuffie auricolari che permettevano di ascoltare direttamente la sorgente di luce e anche i loro testi o le voci dei visitatori remoti di tutto il mondo emessi dalla luce. Un microscopico sistema video digitale trasmetteva in tempo reale il fenomeno localmente a un proiettore di dati nello spazio della mostra, e simultaneamente sul Web. I visitatori di Internet potevano vedere la trasmissione video della minuscola sorgente di luce e sentire le e-mail contenenti le poesie provenienti da tutto il mondo che stavano creando la luce così come erano decodificate da essa.

 


Fig.44

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Note

43) Christiane Paul, Digital Art, London, Thames&Hudson, 2003. p. 157. [back]

44) http://www.dislocation.net/ [back]

45) Vectorial Elevation (Relational Architecture 4) http://www.alzado.net/ [back]

46) Teorico dell’“architettura relazionale” e autore di installazioni artistiche interattive che trasformano gli spazi urbani e creano ambienti connettivi, esplorando l’intersezione tra architettura, l’interattività e la performance art attraverso l’utilizzo di sensori di movimento, della computer grafica, del suono posizionale, delle interfacce Internet, della telerobotica, Lozano-Hemmer aveva già realizzato nel 1995, insieme a Will Bauer, The Trace, un esperimento di telepresenza che attraverso un complesso sistema di sensori captava i movimenti di due diversi partecipanti, in spazi remoti, e li proiettava in uno spazio telematico in forma di vettori, suoni e grafica (due dischi fluttuanti sul soffitto delle stazioni, due raggi di luce blu riferiti al partecipante locale e due raggi di luce bianca riferiti a quello remoto). In questa installazione di telepresenza eventi audiovisivi in tempo reale ricostruivano la presenza tridimensionale di due partecipanti distanti, cosicché potevano interagire tra di loro attraverso due stazioni identiche interconnesse. I partecipanti non sapevano nulla uno dell’altro se non i loro relativi movimenti e le posizioni tridimensionali. La “teleincorporazione” accadeva quando condividevano le stesse coordinate telematiche entrando nella rappresentazione dell’altro. Una delle ragioni che motivava questa opera era scoprire se la distanza fisica che ci si aspettava che venisse mantenuta dalle altre persone, fosse confermata all’interno dei sistemi telematici. http://www.aec.at/en/archives/prix_archive/ prix_projekt.asp?iProjectID=11177 [back]

47) http://www.neural.it/nnews/vectorialelevation.htm [back]

48) http://www.amodal.net/index.html [back]

49) http://www.neural.it/nnews/amodal.htm [back]

50) http://www.amodal.net/concept.html [back]

51) http://www.washington.edu/dxarts/profile_research.php?who=brixey&project=eon [back]

52) http://www.washington.edu/dxarts/profile_home.php?who=brixey [back]