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Multimedialità, ibridazione e spettatore - attore
Teatro delle interfacce... "To be or not to be?"
Storie mandaliche, un'ibridazione tra teatro delle interfacce e teatro di narrazione
La mappa narrativa
Il percorso
La scheda tecnica
Bibliografia e sitografia

 

La mappa narrativa

 

 

 

Mandala in sanscrito significa "cerchio magico" o "mistico" (termine che rimanda allo spazio del "rito teatrale" in antiche culture). Nella tradizione tantrica induista e nel buddhismo tibetano, costituisce un elemento fondamentale in ambito cerimoniale e meditativo, come simbolo-strumento di trasformazione spirituale.


Possiede un duplice significato: esteriore ed interiore. Nel primo caso è un "cosmogramma", cioè una rappresentazione simbolica dell'universo; nel secondo è uno "psicogramma" , cioè un'immagine che guida l'osservatore verso il proprio centro-essere. E' un'archetipo universale ricorrente nelle simbololgie e nelle cosmogonie di tutte le civiltà.


Il suo sviluppo morfologico avviene da un punto centrale verso i quattro cardinali, simmetrici fra loro e inscritti da cerchi concentrici. Alle porte di essi corrispondono gli elementi cosmici: est è associato all'aria, nord all'acqua, sud al fuoco, ovest alla terra e il centro allo spazio.


La mappa narrativa di Andrea Balzola ha la struttura di un ipertesto che si articola attraverso sette storie, dove i personaggi e le vicende sono collegati ai punti del mandala (e ai relativi elementi e colori), più il nord-est che (nella tradizione tibetana e alchemica) è il luogo del sole e il sud-ovest che è il luogo della luna.
Ne deriva uno schema così configurato:


PORTA EST IL CORVO (ARIA/VERDE) (1)
PORTA SUD IL CANE (FUOCO/ROSSO) (2)
SUD-OVEST LA PRINCIPESSA RIZA (LUNA/NERO) (3)
PORTA OVEST IL MANDORLO (TERRA/GIALLO) (4)
PORTA NORD LA PIETRA (ACQUA/BIANCO) (5)
NORD-EST IL BAMBINO-UOMO KARL (SOLE ARANCIO) (6)
CENTRO L'ERMAFRODITO (SPAZIO/BLU) (7)


Ognuna di queste "favole di trasmutazione" contiene una o più componenti che la connette alle altre e consente al lettore di comporre liberamente i frammenti del racconto, in un percorso il quale, pur essendo ogni volta differente, conduce sempre al medesimo centro: l'ermafrodita che rappresenta il compimento della trasformazione.

 

 

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