| Multimedialità,
ibridazione e spettatore - attore |
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Multimedialità, ibridazione e spettatore - attore
Maia Borelli, in Te@tri nella rete, descrive " tecno-mondi
possibili", a metà strada tra fantascienza e sogno: cyberteatro
(rappresentazioni che usano lo spazio virtuale), augmented theater (teatro
potenziato dalla tecnologia digitale), webtheater (spettacoli teatrali
che utilizzano la presenza remota), performance online (rappresentazioni
che utilizzano ambienti e dispositivi dei giochi di ruolo online). Queste
definizioni sono comunque transitorie perché il teatro in rete,
oltre ad essere un fenomeno recente, è in una fase di sperimentazione.
Ciò che si evidenzia immediatamente, è che le manifestazioni
spettacolari non costituiscono un'esperienza diretta e dal vivo, bensì una
sorta di ibridazione mediata dal computer.
Nei progetti presenti in questi ambiti, si possono individuare diversi
orientamenti che riguardano: la trasmissione dello spettacolo (o di parti
di esso) in diretta online, la condivisione dello spazio resa possibile
dalla tecnologia multisite ( che permette l'ubiquità), una narrazione
che si basa sulla connessione a distanza e sullo scambio di informazioni,
l'interconnessione di "attor i virtuali" con "attori reali" ,
un nuovo processo di scrittura drammatica, un tipo inedito di relazione
attore-spettatore (che attraverso l'interattività, permette a
quest'ultimo di modificare il corso della performance), l'utilizzo di
avatar e di scenografie virtuali.
Le modalità di fruizione e i contesti delle rappresentazioni stanno
radicalmente cambiando con la diffusione dei personal media e di internet,
che offrono all'utente la possibilità di creare una comunicazione
in cui poter essere protagonista e artefice di eventi. Tutto ciò è parallelo
ad un processo di ibridazione dei mezzi e dei linguaggi, che si è incrementato
con il recente passaggio dal multimediale all'ipermedia grazie alla "rivoluzione
digitale".
In questo universo eterogeneo, caratterizzato dalla compenetrazione,
le discipline artistiche, sembrano perdere ulteriormente i propri confini,
che divengono sempre più indefiniti.
Ne consegue un ambiente rappresentativo complesso e articolato, che costringe
artisti e autori a confrontarsi e relazionarsi in progetti di lavoro
da cui (anche in funzione al mutato ruolo del fruitore), risulta una
profonda trasformazione del processo creativo.
In questo senso, bisogna considerare che multi e ipermedialità,
interdisciplinarietà, polisemia, sono espressioni di una weltanschauung
stratificata e metamorfica, che riflette contraddizioni e sfaccettature
della realtà attuale.
"In pratica, l'arte in rete e per estensione
anche il teatro, non si presentano più come una forma compiuta,
opera di un singolo drammaturgo o di un regista, che coordina e supervisiona
l'attività di
un gruppo di lavoro" [1].
In un tale contesto, diventa particolarmente arduo identificare con
precisione l'artefice di un'opera che nasce dall'interazione
tra la proposta teatrale
e i suoi spettatori-utenti. Si assiste al "passaggio da un teatro
d'autore a un teatro del software e delle interfacce" [2] in cui,
la funzione registica e autoriale è quella di "determinare
le procedure di un evento".
Questa prospettiva "a struttura aperta e composita", presenta
delle analogie con l'ambito del post-moderno, in particolare con gli
happenings (ispirati alle tecniche introdotte da futuristi, dadaisti
e surrealisti) e con l'environmental theater, in cui la rappresentazione
teatrale assume la connotazione di un evento interdisciplinare che oltre
a prevedere la simultaneità di più azioni in luoghi diversi
e la molteplicità dei punti di vista, comprende tutto lo spazio
come parte di esso, abolendo la consueta distinzione tra attori e pubblico.
In questo "palcoscenico globale", l'improvvisazione e il caso
svolgono un ruolo costitutivo, lo spettatore può scegliere la
funzione di osservatore o di creatore, il testo non costituisce nè il
punto di partenza, nè quello di arrivo e può essere anche
del tutto assente.
"Ubiquità, simultaneità, distribuzione frantumata
o in larga misura parallela: come già auspicavano i Futuristi italiani
l'esperienza artistica esplode nel confronto con i caratteri della
società contemporanea" [3].
Note
1) Maia Borelli, Nicola Savarese,
Te@atri nella Rete, Roma, Carocci, 2004, p. 153. [back]
2) ibidem. [back]
3) Antonio Pizzo, Teatro e mondo digitale, Venezia,
Marsilio, 2003, p. 79. [back]
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