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Del virtuale e dintorni
Multimedialità, ibridazione e spettatore - attore
Teatro delle interfacce... "To be or not to be?"
Storie mandaliche, un'ibridazione tra teatro delle interfacce e teatro di narrazione
La mappa narrativa
Il percorso
La scheda tecnica
Bibliografia e sitografia

 

Il percorso

 

 

 

Storie Mandaliche, come realizzazione di un progetto tecno-teatrale, viene presentato in forma laboratoriale aperta al pubblico, durante il Festival
Scantafavole di Ripatransone nel luglio del 1998. Successivamente viene replicato con successo in diversi festival, rassegne e presentato come teatro d'appartamento in varie città italiane.

Nella sua prima versione, si fruisce in uno spazio tradizionale alla presenza di un "cybercantastorie " il quale, al posto della tela disegnata, impiega come supporto narrativo delle immagini su un monitor o in videoproiezione che può modificare seguendo il ritmo del racconto.

E' uno spettacolo che utilizza come mezzi espressivi principalmente la narrazione e i video-fondali interattivi. Strutturato come ipertesto, si sviluppa con andamento concentrico attraverso sette storie concatenate tra loro: l'uomo-bambino, il mandorlo, la principessa, il corvo, il cane, la pietra, l'ermafrodito, i cui i protagonisti appaiono reciprocamente come personaggi.
In ogni rappresentazione uno spettatore può decidere da quale favola iniziare mentre "lo svolgimento della narrazione viene determinato dal tipo di "umore" della platea che può indicare (...) che direzione seguire in corrispondenza a ogni bivio ipertestuale" [2].

Fin dall'inizio, viene privilegiata una soluzione spaziale circolare con quattro televisori posti agli angoli (che riportano le immagini) e al centro una telecamera rivolta verso l'alto, che permette l'azione del "cybercanta- storie" all'interno dello spazio virtuale del computer.

La tecnologia impiegata è il Mandala System con Amiga 3000 (sistema operativo ufficialmente "morto" nel 1993), connesso col software MAX/MSP su MAC per l'elaborazione interattiva audio. Un programma che offre la possibilità di integrare ambienti bidimensionali con oggetti tridimensionali, attraverso una videocamera che riprende il corpo e la mano del "cybernarratore" i quali vengono digitalizzati in tempo reale. In questo modo, essi si possono sovrapporre alle immagini generate dal computer ed interagire attraverso il tocco, creando eventi di tipo visivo e sonoro, in diretta sullo
schermo (fig. 8).


8


L'itinerario artistico di Storie Mandaliche prosegue con le versioni 2.0 realizzata nel 2003 e 3.0 a pianta centrale, presentata come definitiva nel 2004.
Il Mandala System viene abbandonato e sostituito da Flash MX, spesso associato a Morphing e a 3D. Questo programma permette ai nuovi fondali interattivi, rielaborati da Lucia Paolini, di "essere navigabili anche in internet sul sito dedicato allo spettacolo (www.zonegemma.org) per poter dare così un ulteriore sviluppo in rete alla narrazione teatrale" [3].

Oliviero Ponte di Pino, sottollinea che la scelta di utilizzare animazioni flash (che con le loro semplificazioni rimandano all'ideogramma), si contrappone alla ricerca del realismo perseguita dal cinema e dai videogames ed è determinata dall'intenzione di orientarsi, analogamente alle storie narrate, verso la dimensione simbolica del mito e della fiaba.
La stilizzazione iconica antirealistica, ribadisce la tendenza di "costruire un'esperienza comunicativa complessa a partire da elementi semplici e immediatamente decodificabili (...) con un robusto supporto tecnologico usato consapevolmente e senza feticismi" [4].

La musica composta da Mauro Lupone è diffusa col sofisticato sistema audio IMEASY, che ne gestisce le traiettorie all'interno di uno spazio di rappresentazione-percezione (e che si presta ad ulteriori sperimentazioni e sviluppi). Con esso, è possibile creare un'atmosfera immersiva e sinestesica attraverso la spazializzazione del suono.
In questo senso, la musica da sottofondo, viene resa componente materico-espressiva della performance, come "parte costitutiva di un tutto".
Il "tappeto sonoro", avvolgente e metamorfico, si articola attraverso sonorità specifiche per ogni racconto ma agilmente trasmutabili, in modo da poter assecondare le diverse ipotesi narrative nel divenire dell' ipertesto.

 

Note

2) op.cit.. p. 6. [back]

3) op.cit.. p. 7. [back]

4) op.cit.. p. 165. [back]