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Teatro delle interfacce... "To be or not to be?"
"Gli spettacoli teatrali sono quei fenomeni spettacolari
che vengono comunicati a un destinatario collettivo, il pubblico (che è presente
fisicamente alla ricezione) nel momento stesso della loro produzione
(emissione)" [1].
Marco De Marinis, in Semiotica del Teatro, indica come requisiti fondamentali
della comunicazione teatrale, la compresenza fisica e reale di emittente
e destinatario e la simultaneità di produzione e comunicazione.
La rappresentazione acquista un significato proprio in funzione a queste
due componenti ed esiste soprattutto in quanto "relazione teatrale".
Essa comprende sia il "processo creativo" sia il "risultato",
anche se a svolgere un ruolo fondamentale e costitutivo è il rapporto
attore-spettatore.
Quest'ultimo rappresenta sia un "oggetto drammaturgico", bersaglio
passivo delle diverse strategie operate dallo spettacolo, sia un "soggetto
drammaturgico", attivo nel compiere interpretazioni e operazioni
ricettive, le quali permettono all'evento di acquisire un senso estetico
e comunicativo.
A monte di tutto ciò, la ricezione in quest'ambito è determinata
da un "contratto fiduciario" tra destinatario ed emittente,
in funzione al quale si può distinguere "il mondo reale dal
mondo possibile della scena e attivare il doppio regime funzionale dello
spettacolo (...) a cui corrisponde un doppio regime di credenza da
parte dello spettatore, il quale da un lato percepisce le azioni teatrali
nella loro letteralità (...) mentre dall'altro, nello stesso
tempo le decifra selettivamente, in quanto azioni rappresentative" [2].
Un altro elemento fondamentale, in questo senso, è costituito
dal fatto che ogni "testo" richiede ai destinatari un'opera
di completamento, di attualizzazione delle potenzialità significative,
il che risulta essere ancor più rilevante (date le sue caratteristiche
intrinseche) per quanto riguarda il teatro.
Il contributo del fruitore, la sua cooperazione ricettiva, sono oggi
molto più significative per la presenza di due fenomeni: quello
della "spettacolarizzazione permanente della vita quotidiana e (...)
della scomparsa o quantomeno dell'offuscamento di canoni ben definiti
di teatralità questo (...) ha portato com'è noto a un'ampliamento
pressochè illimitato dei margini di accettabilità teatrale" [3].
Tuttavia, nel qualificare determinate occorrenze comunicative "entrano
in gioco non soltanto le intenzionalità dei riceventi ma anche
(...) intenzionalità produttive, dati contestuali (...) convenzioni
estetiche caratteristiche, specifiche situazioni enunciazionali e soprattutto,
canoni di teatralità storicamente determinati e culturalmente
codificati (sono questi ultimi, in particolare, a stabilire i limiti
entro cui in una data cultura qualcosa può essere presentato come
'teatro'...)" [4].
I mass media in questi ultimi decenni, hanno abituato
il pubblico a forme ibride di spettacolo e la loro evoluzione ha diminuito
l'importanza
di essere fisicamente presenti allo svolgersi degli eventi. Ciò ha
determinato, come conseguenza, una profonda trasformazione nella suddivisione
degli ambienti di interazione e del loro significato sociale.
In quest'era digitale, le nuove modalità di rappresentazione e
i nuovi mezzi di comunicazione hanno modificato sostanzialmente la nostra
percezione e la concezione di spazio, tempo, fisicità e presenza.
Tra i concetti posti a fondamento dello spettacolo teatrale, vi è la
necessità di uno spazio condiviso concretamente e simultaneamente
e per quanto riguarda il cyberteatro si sperimenta una definizione molto
più estesa di esso. Se per teatro si intende " l' incontro
di una comunità intorno a una storia agita da mediatori (...)
questo può avvenire anche mediato attraverso la rete dato che
non è il contatto fisico a creare una comunità, quanto
la condivisione di una stessa esperienza emotiva" [5].
Questo pone l'accento sulla componente esperienziale psico-emotiva della
performance e sulla sua comunanza, che esiste comunque, anche in assenza
di un contatto diretto tra attore e pubblico e che costituisce un fattore
essenziale su cui si fonda la relazione teatrale. Attraverso di essa,
attualizzando un' "interattività implicita", lo spettatore
diventa un co-produttore (parzialmente autonomo) di significati.
Nel cyberteatro, pur non essendoci compresenza fisica, vi è un
coinvolgimento in tempo reale in cui l' elemento fondamentale è rappresentato
da un' "interattività esplicita" , che offre concrete
possibilità di creare e modifi-care oltre alla comunicazione,
oggetti, situazioni e ambienti.
Possiamo considerare lo spazio come una convenzione culturale, la cui
funzione cambia insieme al modificarsi del contesto che lo determina.
In ambito teatrale, esso solitamente viene inteso in senso fisico, metaforico
o come sfondo-scenario; mentre si può ritenere il cyberspazio
un "luogo dell'immaginario fantascientifico" ma anche e soprattutto,
un "luogo di incontro espressivo determinato dall'interconnessione,
condivisibile attra-verso una mediazione e in cui si agisce in assenza
di fisicità" [6].
In questa sorta di "quarta dimensione" si trovano ad agire "attori-ubiqui", "attori-virtuali" e "attori-spettatori".
Note
1) Marco De Marinis, Capire il teatro, Roma,
Bulzoni, 2000, p. 200. [back]
2) op.cit., p. 30. [back]
3) op.cit., p. 205. [back]
4) op.cit., pp. 204-205. [back]
5)
Maia Borelli, Nicola Savarese, Te@atri nella
Rete, Roma, Carocci, 2004, p. 191. [back]
6) ibidem. [back]
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