| | Premessa "L' io è gioco" affermò Genot e divertendosi a combinare le lettere dell'alfabeto francese scrisse JEu. Questa semplice frase può aprire le porte a una ricerca che ipotizza, alla base di ogni atto umano volto alla creatività, una sostanziale essenza ludica non priva di importanti implicazioni morali. Infatti, un tale tipo di approccio alla vita può innescare il processo di reciproco avvicinamento fra due sfere che per molto tempo si sono considerate inconciliabili: l'arte e la moltitudine. L'una relegata a pedanti élite non inclini ad abbassare il tono dei loro alti pensieri alla mediocrità della folla, spesso pur professando una ideologia di stampo collettivista, l'altra non certo stimolata a entrare negli spazi artistici il cui ingresso era misurato in base al livello culturale a cui si apparteneva. Eppure, tenendo conto che l'esistenza è dotata di un profondo potenziale giocoso, si possono far coincidere l'attuale necessità dell'arte di avere più largo ascolto (per mezzo delle tecnologie contemporanee nelle quali si ritrovano tutti i requisiti atti a sollecitare la partecipazione attiva individuale e di gruppo) con il bisogno umano di emozioni, conoscenza e bellezza senza che nessuno giudichi o metta limiti psico-sociologici a tale spinta. In questo minimo tentativo di ricerca si metteranno in luce le dinamiche che intercorrono in questo incontro, il cui fondamento è il piacere e il divertimento di poter contribuire a sviluppare il discorso artistico senza inibizioni, da parte di chiunque abbia voglia di valorizzare la propria esistenza in senso creativo. |