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Hayao Miyazaki Hayao Miyazaki, nato a Tokyo [34] il primo maggio del 1941, cominciò il suo lavoro nell’animazione a ventidue anni, dopo essere rimasto particolarmente colpito da Hakujaden. Infatti, dopo aver conseguito la laurea in Economia Politica [35], nel 1963 diventò un animatore alla Toei Doga e partecipò alla creazione di autentici capolavori dell’animazione giapponese, come Taiyo no ouji Horus no Doaibouken (La grande avventura di Horus il principe del sole) e Nagagutsu wo haita neko (Il gatto con gli stivali). Conobbe Isao Takahata, suo futuro collaboratore, durante la realizzazione della prima serie televisiva d’animazione a cui prese parte, Okami shonen Ken (Ken il ragazzo lupo), della quale appunto Takahata era il regista. Insieme a Takahata abbandonò la Toei Doga per passare attraverso diversi studi e approdare infine alla Nippon Animation, dove fece esperienza lavorando a numerose serie televisive, come Alps no shojo Heidi (Heidi, la bambina delle Alpi) e Akage no Anne (Anna dai capelli rossi) [36] e Lupin Sansei (Lupin III), del quale diresse le ultime puntate risollevandone le sorti. Nel 1978 realizzò per la NHK Mirai Shonen Conan (Conan il ragazzo del futuro), occupandosi di soggetto, sceneggiatura, character design e regia. Ma fu per la Tokyo Movie Shinsha che diresse nel 1979 il suo primo lungometraggio, Lupin Sansei Cagliostro no shiro (Lupin III Il castello di Cagliostro). Nel 1984 uscì nelle sale cinematografiche Kaze no Tani no Nausicäa [37] (Nausicäa della Valle del Vento), che ebbe un successo clamoroso e fu grazie ai suoi grossi incassi che poté nascere lo Studio Ghibli; infatti si decise che il gruppo che aveva collaborato per realizzare Nausicäa non avrebbe dovuto sciogliersi, come pattuito, ma sarebbe stato fondato prima in agenzia [38] e poi in studio d’animazione, appunto lo Studio Ghibli [39]. Miyazaki realizzò egli stesso il primo lavoro ufficiale dello studio, Tenkuu no Shiro Laputa (Laputa il Castello del Cielo) per cercare di non esporsi a troppi rischi; ciò perché l’alto livello qualitativo che si prefiggeva di raggiungere richiedeva dei budget molto elevati e certamente anche molto rischiosi. Nel 1988 uscirono contemporaneamente nelle sale due capolavori dello studio Ghibli: il già citato Hotaru no Haka di Takahata e Tonari no Totoro (Il vicino Totoro) di Miyazaki. Totoro, scelto come emblema dello studio Ghibli perché considerato un portafortuna, diede allo studio la tranquillità economica: infatti pur non avendo grandi incassi all’inizio, ebbe un enorme successo con le successive visioni e vinse moltissimi premi; inoltre la maggior fonte di guadagno fu la commercializzazione da parte di una ditta di giocattoli dei peluche di Totoro, venduti in quantità incredibili. Nel 1989 vide la luce Majo no Takkyubin [40] (Le Consegne a domicilio della Strega) e poi nel 1992 il famosissimo Kurenai no buta (Porco Rosso), che valse a Miyazaki il premio per il miglior lungometraggio d’animazione del festival di Annecy [41] nel 1993. Pur avendo avuto questo ed altri riconoscimenti, l’autore non rimase soddisfatto del suo film e ancora oggi lo considera un fallimento. Prima di arrivare a Mononoke Hime, ultimo, in ordine di tempo, suo grande capolavoro, Miyazaki ha fatto nel 1995 un video musicale per dei cantanti, col titolo di On your mark, che, per l’uso di computer grafica, quasi del tutto assente nelle precedenti produzioni dello studio, e per l’armonizzazione di digitale e animazione tradizionale, si pone come precursore diretto di “Mononoke Hime”. Ma prima di parlare di quest’ultimo mi sembra doveroso spendere qualche parola sulle sue precedenti produzioni. Mirai Shonen Conan (1978) Conan è un ragazzo fortissimo che vive in un’isola deserta con suo nonno, venti anni dopo la guerra che ha provocato l’inabissamento della maggior parte delle terre. La storia prende l’avvio quando egli trova svenuta sulla spiaggia Lana, una ragazza che cela un grosso segreto a causa del quale viene rapita dagli uomini che hanno ucciso anche il nonno di Conan. Il ragazzo, privato di ogni cosa che lo leghi alla sua terra, parte per salvare la sua amica e scopre che è stata portata ad Industria, una città fortezza, dove numerosi scienziati stanno cercando di trovare un modo per sfruttare l’energia solare e ricostruire il mondo come era in passato. Uno di loro conosce la soluzione di questo problema e Lana è appunto sua nipote. I ragazzi troveranno vari ostacoli nelle loro rocambolesche avventure, ma scopriranno la forza dell’amicizia e la speranza nella ricostruzione di una nuova civiltà. Lupin Sansei - Cagliostro no shiro Lupin III, abilissimo e famosissimo ladro, si reca con i suoi compagni nel piccolo principato di Cagliostro, dove sono custoditi i cliché di un famoso falsario. Il conte del luogo vuole impadronirsi del tesoro di Cagliostro (un’antica città romana) e, per far ciò, rapisce la principessa per sposarla contro la sua volontà. Lupin la libera, ma è Fujiko, indimenticabile amante di Lupin, che si impadronisce dei cliché, gabbando i suoi compagni. Kaze no Tani no Nausicäa (1984)
La protagonista di questo film è Nausicäa, principessa della Valle del Vento, una delle tante comunità in cui sono suddivisi gli uomini sopravvissuti ad un’enorme catastrofe, una guerra (chiamata i “7 giorni di fuoco”) che ha distrutto l’equilibrio della natura: gli animali sono diventati giganteschi e la foresta è stata invasa da delle spore tossiche che portano la morte. Nausicäa, vistasi uccidere il padre dai guerrieri di Tolmeika (altra tribù), fa di tutto per evitare che essi si impossessino dell’ ultimo “guerriero invincibile”, un’arma che fu la causa della catastrofe naturale e che è indispensabile ai Tolmeika per la conquista del mondo. Tenkuu no Shiro Laputa (1986)
La qualità stilistica di questo film è strepitosa, anche grazie alla caratterizzazione dedicata dal regista alle espressioni dei protagonisti. Le tecnologie rappresentate si avvicinano molto a quelle descritte nei libri di Jules Verne e il termine “Laputa” è stato prelevato da I Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.
Tonari no Totoro (1988) Protagoniste sono due bambine, Satsuki e Mei, trasferitesi con la famiglia in campagna per stare accanto alla loro madre, ricoverata in un sanatorio. Scorazzando nei dintorni cominciano le loro avventure segnate dalla scoperta di tre Totoro[42], spiriti della foresta che vivono su un grandissimo albero di canfora. Essi soli saranno capaci di trovare Mei, quando si perderà nella campagna per aver cercato di andare da sola a trovare la madre, essendo venuta a conoscenza delle sue peggiorate condizioni. Il Totoro non è un personaggio delle leggende giapponesi, ma è stato inventato da Miyazaki, che ha preso spunto da diversi animali, quali il gatto (per le orecchie e i baffi), il procione e il gufo (per i disegni sul petto ed il verso che fanno, suonando l’ocarina di notte, che assomiglia proprio a quello dei gufi). Inoltre un altro personaggio partorito dalla mente di questo geniale regista è il “gatto-bus”, ispirato per la caratterizzazione grafica al gatto di Alice nel paese delle Meraviglie di Walt Disney, ma per il connubio di gatto e autobus ad una credenza giapponese, secondo cui i gatti molto vecchi sono capaci di cambiare la loro forma a piacimento In questo film d’animazione ci sono molti elementi autobiografici dello stesso Miyazaki, tra cui ricordiamo:
Infine c’è da dire che Miyazaki realizzò due personaggi, Mei e Satsuki, ma prima aveva pensato di crearne uno solo. Egli, pur avendo cambiato idea, volle mantenere una sostanziale identità delle due protagoniste e ciò può essere notato prima di tutto negli stessi nomi delle bimbe:
Majo no Takkyubin (1989)
Diversamente dal romanzo di Kadono, a cui il lungometraggio si ispira, Kiki perde i suoi poteri, ma alla fine li riacquista, dimostrando di aver superato la prova che le era stata imposta (da un certo punto di vista anche a sua insaputa): contare solo su se stessa, senza l’aiuto della magia. Infatti le arti magiche sono solo una maniera per scappare dalla realtà e dalle responsabilità che essa impone, ed il fatto di venirne privata permette alla piccola stregha di costruire qualcosa secondo le proprie vere capacità e possibilità, accettando i propri limiti per valorizzare altre parti di sé. Miyazaki sottolinea questo concetto, per altro già presente in altri anime sulla magia, decidendo che la ragazza, seppur riacquistati i propri poteri nella parte finale del film, non riesca più a parlare, come faceva prima, con il proprio gatto nero, simbolo della sua infanzia e di protezione nel nido familiare (il gatto era cresciuto con lei, diventandone una sorta di fratello). Insomma l’autore vuole farci intendere che Kiki è cresciuta, è un’adulta ormai e la sua infanzia è solo un ricordo con cui si può convivere, e non più vita presente che agisce su di lei. Un ultima cosa da dire su questo film è che, come nelle altre produzioni di Miyazaki, è presente il tema del volo, che oltre ad intessere tutta la trama (il volo delle streghe, quindi il volo legato alle arti magiche) si incarna in un personaggio appassionato di volo, Tombo. Kurenai no buta (1992) On your Mark (1995) Dura 6 minuti e 40 secondi, ma oltre ad essere esteticamente bellissimo, ha una “trama” ben calibrata e l’attenzione ai particolari è incredibile. I due poliziotti, protagonisti del video, scoprono e liberano una ragazza alata, precedentemente imprigionata da una setta religiosa. Le ali della protagonista che fanno pensare alla libertà, sono anche il motivo della sua prigionia, e ciò porta lo spettatore a riflettere sull’uomo, che per tutelare la propria libertà crea la società, che alla fine “imprigiona” il singolo in una cascata di doveri e divieti.
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