| L'effetto speciale prima dell'era digitale | | | L'EFFETTO SPECIALE PRIMA DELL'ERA DIGITALE 1- Le origini e Méliès Abbiamo gia detto come la nascita degli effetti speciali coincida con la nascita del cinema e non sarebbe esagerato dire che alle origini il cinema stesso era percepito come un unico effetto speciale. Inoltre il concetto di effetto speciale varia a seconda delle epoche: procedimenti che noi oggi consideriamo abituali in passato venivano considerati trucchi e persino un semplice movimento di macchina doveva apparire straordinario ad uno spettatore delle origini abituato a quello che lo studioso Noel Burch definisce "modo di rappresentazione primitivo" (una inquadratura fissa che simulava il punto di vista dello spettatore teatrale ). Secondo i francesi il primo vero trucco cinematografico risale al 1896 ad opera di un regista teatrale, Edmond Fleury, il quale, con l'assistenza di Leon Gaumont, presentò la proiezione di un naso che cresceva a dismisura fino a scoppiare; secondo gli americani il primato spetta al film "The execution of Mary, Queen of Scots" di Alfred Clark nella scena della decapitazione della regina: il film è del 1895, contemporaneo o addirittura precedente alla prima proiezione dei Lumière. Rivendicazioni nazionaliste a parte, quello che più conta è che proprio grazie all'enorme successo di pellicole di questo tipo il cinema abbandonò il suo carattere di curiosità tecnico-scentifica, convincendo gli impresari che si sarebbero potuti fare molti soldi investendo su questo nuovo mezzo. Il primo nome che si incontra in qualunque trattazione su questo argomento è quello di Georges Méliès: teatrante, mago, direttore del teatro Robert Houdin, regista tuttofare in grado di girare decine di film all'anno e soprattutto inventore di trucchi. Narra la leggenda che Méliès fosse presente la sera della prima proiezione cinematografica, il 28 dicembre 1895 al Salon Indien del Gran Cafè, al 14 del Boulevard des Capucines. Vent'anni dopo avrebbe ricordato così quei momenti: "Mi trovai con gli altri invitati di fronte ad un piccolo schermoDopo qualche istante apparve in proiezione una fotografia immobile che rappresentava Place Bellecour a LioneQuando un cavallo che tirava un carro cominciò a muoversi verso di noi, seguito da altre carrozze e dai passanti: insomma tutta l'animazione di una strada. Lo spettacolo ci lasciò a bocca aperta, stupefatti, senza parole per lo sbalordimento". (2) Se una scena tutto sommato banale aveva suscitato una tale meraviglia, quali sarebbero state le senzazioni del pubblico di fronte alla rappresentazione di eventi fantastaci. Il merito di Méliès fu quello di aver compreso le potenzialità spettacolari del cinematografo e di averle messe in atto forte della sua esperienza teatrale; difficile rendere conto di tutti i trucchi creati dal regista francese: la sostituzione di persona, l'uso di specchi e lenti per variare i rapporti di ingrandimento, l'utilizzo di robot e modelli animati. Uno su tutti vale la pena di essere ricordato: il trucco dell'arresto e sostituzione, usato da Méliès in molti dei suoi film più importanti; di fatto consiste nell'arresto della ripresa seguito dalla modifica della scena da riprendere e dalla riaccensione della cinepresa: in questo modo si crea un cambiamento nell'inquadratura (naturalmente fissa) in grado di simulare apparizioni, sparizioni e trasformazioni. Questo trucco non solo può essere considerato fra i primi nella storia del cinema ma è forse il primo esempio, seppur inconsapevole, dell'utilizzo del montaggio. 2- L'effetto speciale fino all'avvento del digitale Sarebbe difficile e probabilmente fuori luogo tentare un'analisi dettagliata dell'evoluzione dell'effetto speciale prima dell'avvento delle tecnologie digitali. Si correrebbe il rischio di perdersi in un mare di nomi, date, titoli di film e tecniche. Più utile è tentare di analizzare alcuni degli effetti speciali più importanti e diffusi, essenzialmente per due ragioni: prima di tutto perché le tecnologie digitali non sempre li hanno completamente soppiantati e secondariamente perché spesso sono stati "aggiornati" dalle tecnologie digitali stesse, mantenendo però immutati i loro principi di base. Trasparente Tipo di effetto ottico (detto anche "Back Projection") usato per sovrapporre scene di azioni a sfondi precedentemente ripresi. La cinepresa riprende il soggetto posto di fronte ad uno schermo traslucido; dietro allo schermo un proiettore in asse con la macchina da presa proietta sullo schermo l'immagine che deve servire da sfondo. Usato a partire dagli anni Dieci ha dominato in ambito hollywoodiano fino agli anni Cinquanta, sostituito da effetti più realistici. Stop-motion Tecnica mututa dal cinema di animazione (detta anche "ripresa a passo uno"), consiste nella ripresa fotogramma per fotogramma di pupazzi, manichini e semplici oggetti in generale; ad ogni scatto viene leggermente modificata la posizione dell'oggetto in questione e questo genera l'illusione di un movimento continuo. Usata fin dai tempi di "King Kong" (id. di E.B.Schoedsack e M.C.Cooper, 1933), è una tecnica divenuta nota soprattutto alla fine degli anni Cinquanta, grazie al lavoro di Ray Harryhausen (che battezzò la sua tecnica "Dynamation"); l' Industrial Light & Magic (all'epoca ancora Lucasfilm) ne ha creato una versione aggiornata in occasione de "L'impero colpisce ancora" ("The Empire Strikes Back", di Irvin Kershner, 1980) per la sequenza ambientata sulle nevi del pianeta Hoth; grazie a questa tecnica (detta "Go-motion") il computer è in grado di controllare gli spostamenti micrometrici della cinepresa e dei modellini consentendo movimenti più complessi e precisi. Recentemente la vecchia Stop-motion è ritornata in auge grazie a film di animazione che ne fanno un uso molto suggestivo tra cui "Tim Burton's Nightmare Before Christmas" (id., di Henry Selick, 1994) e il recente "Chicken Run" (id., di Peter Lord e Nick Park, 2000). Matte shot Tipo di effetto ottico che consente di ottenere effetti di multischermo. Un mascherino (una lastra opaca o un cartoncino opportunamente ritagliati) viene posto davanti all'obbiettivo inserito in un supporto detto "matte box". La parte di pellicola oscurata dal mascherino non viene impressionata e rimane quindi vergine; a questo punto è possibile, grazie ad una seconda esposizione, registrare una seconda immagine in questa zona, nascondendo la porzione di pellicola già impressionata con un contro-mascherino corrispondente al precedente. Questo procedimento consente di inserire nella stessa inquadratura immagini differenti (il vecchio trucco dell'attore che interpreta due personaggi) o immagini appositamente realizzate (miniature, matte paintings). Questo effetto può essere messo a punto utilizzando un sistema di "doppia esposizione" (3) con una normale macchina da presa, oppure in post-produzione, utilizzando una camera "bi-pack" (4) o una "stampante ottica". (5) Travelling matte Tipo di effetto ottico che si basa sulla possibilità di creare un mascherino mobile. In pratica l'attore viene ripreso in studio di fronte ad un telo di colore omogeneo e opportunamente illuminato; dal negativo di questa ripresa si ricava una pellicola che reca impressa una silhouette opaca che riproduce i contorni del personaggio nei suoi movimenti; nello stesso modo viene stampato un contro-mascherino che è il negativo della stessa silhouette. La scena di sfondo e la pellicola con il mascherino vengono fatte scorrere contemporaneamente nel proiettore bi-pack ottenendo sul negativo un'immagine dello sfondo con una zona non impressionata corrispondente alla silhouette dell'attore; su questo stesso negativo viene proiettata l'immagine dell'attore (mascherata dal contro-mascherino) che va ad impressionare fotogramma per fotogramma la parte di negativo lasciata vergine, combinandosi esattamente con lo sfondo. Negli anni Venti per la realizzazione del mascherino veniva utilizzato uno sfondo nero (Black-Backing Process) mentre con l'affermazione del colore si è imposto il metodo Blue-Screen in cui l'attore agisce di fronte ad uno schermo blu illuminato omogeneamente. Recentemente si è affermato, soprattutto in ambito televisivo, un'equivalente sistema elettronico, detto "Chroma Key", basato sulle differenze di segnale fra lo sfondo colorato (blu o verde) e l'immagine da inserire. Front Projection Tipo di effetto ottico elaborato alla fine degli anni Cinquanta, è certamente il procedimento più realistico di interazione fra attori e sfondo, almeno fino all'avvento delle tecnologie digitali. Basato su una tecnica analoga a quella del trasparente (proiezione di un'immagine precedentemente ripresa su uno schermo alle spalle degli attori), questa soluzione presentava due problemi: prima di tutto la necessità di far coincidere l'obbiettivo di ripresa e quello di proiezione in modo da rendere invisibili le ombre degli attori proiettate sullo schermo, secondariamente il rischio che l'immagine proiettata fosse visibile sul volto e sul corpo degli interpreti. Il sistema del trasparente risolveva queste difficoltà ponendo il proiettore dall'altra parte dello schermo rispetto alla cinepresa ma l'effetto risultava piuttosto irrealistico e inadatto a sfondi di grandi dimensioni. Con il sistema della proiezione frontale gli attori agiscono di fronte ad uno schermo di "Schotchlite", una sostanza in commercio dal 1949 ad alta capacità riflettente (fino a 1600 volte quella di un normale schermo bianco); il proiettore è posto a un angolo di 90° rispetto alla cinepresa e uno specchio semiriflettente (detto "beam splitter") viene posto fra di essi, a un angolo di 45° e con la superficie semiriflettente rivolta verso il proiettore. In questo modo il fascio di luce viene deviato verso lo schermo creando una virtuale coincidenza fra macchina da presa e proiettore risolvendo così il problema delle ombre; inoltre l'immagine proiettata risulta invisibile sui soggetti posti di fronte allo schermo, indebolita dal passaggio attraverso lo specchio e nascosta dalla normale illuminazione di scena, ma perfettamente definita sullo sfondo, grazie all'elevata capacità riflettente dello Schotchlite. Oltre ad aver sostituito il sistema del trasparente, questo procedimento è stato spesso preferito anche al travelling matte, in quanto meno complesso e dispendioso. La più abile utilizzazione del front projection è probabilmente quella per le sequenze delle scimmie di "2001:Odissea nello spazio" ("2001: A space odissey", di Stanley Kubrick, 1968) dove sono stati utilizzati immagini di sfondo di proporzioni mai viste prima con un effetto spettacolare impressionante. Del resto è proprio a partire da questo film che l'effetto speciale cessa di essere un procedimento occasionale per diventare un vero e proprio divo.  Gli esempi riportati rappresentano soltanto una piccola parte di quella che è stata l'evoluzione degli effetti speciali dalle origini all'avvento dell'era digitale: abbiamo preferito analizzare i più importanti effetti di tipo ottico perché ci sembrano i più vicini a quelli digitali per resa spettacolare e per esigenze produttive. Non possiamo però dimenticare l'importanza che hanno avuto, e che hanno tuttora, gli effetti speciali d'altro tipo, come quelli fisici, in grado di simulare particolari condizioni atmosferiche e quelli meccanici (esplosioni, incendi, spari), senza dimenticare l'uso del "make-up" e dei manichini (pupazzi costruiti in dimensioni reali o in scala dotati di possibilità di movimento). Un particolare tipo di effetti speciali riguarda quei procedimenti che oggi sono considerati inerenti alla tecnica, se non addirittura alla "grammatica" cinematografica, tra cui la dissolvenza (il passaggio più o meno veloce dal nero a un'immagine o viceversa), la dissolvenza incrociata ( un inquadratura che sfuma direttamenta in un'altra), l'effetto "flou" (l'utilizzo di un filtro che ammorbidisce i contorni dell'immagine), la "tendina" (la transizione fra due inquadrature facendo occupare progressivamente alla seconda lo spazio della prima), il "ralenty" e l"accelerazione" ( effetti di rallentamento e di accelerazione del movimento). (6) Benchè diventati abituali tutti questi procedimenti sono di fatto degli effetti speciali. |