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Introduzione
Costruire una falsa realtà
Luce naturale o artificiale?

 

Costruire una falsa realtà

Oltre a simulare un effetto o un movimento, in molti casi si è dovuto anche creare materialmente degli oggetti che non appartengono al mondo umano, e di cui se ne trae conoscenza solo attraverso una lettura specifica sull'argomento. Mi riferisco a tutte quelle realtà tramandate attraverso i racconti o romanzi fantascientifici: insetti o lucertole giganti, ufo, astronavi ecc. E sono gli stessi registi che spingono a rendere questi oggetti, all'apparenza, il più reali possibili: un esempio potrebbe essere l'interno dell'astronave del film Lost in Space di Stephen Hopkins (1998). Il direttore della fotografia Peter Levy ne parla in un'intervista su American Cinematographer: "Tentai di far sembrare normale l'interno della navicella in modo da non esprimere troppo pesantemente il senso di pericolo". In questo caso, la resa paranormale della realtà rappresentata ha uno scopo ben preciso: ridurre il senso di terrore nello spettatore. Naturalmente, molti autori hanno sfruttato a dovere gli effetti speciali a seconda di quello che volevano rappresentare: spesso hanno avuto un ruolo fondamentale anche le luci sul set che, a seconda di come venivano proiettate sugli oggetti, davano loro una sembianza diversa. Nel film Godzilla di Roland Emmerich (1998) per dare l'effetto della pioggia si è ricorsi a contrastare, con una luce blu intensa, le pareti della città. Dell'utilizzo delle luci ce ne parla Ueli Steiger, direttore della fotografia del film: "Godzilla non respira esattamente fuoco, quindi é più di un effetto 'onda-shock'. Per suggerire visivamente tale effetto, utilizzammo dei ventilatori Ritter e molte altre potenti macchine atte alla ventilazione. In più aggiungemmo un effetto luminoso color arancio guizzante per creare questo questo vento arancione che suggerisse il dominio della folata."

Per rendere ancora più credibili i modelli da costruire, è necessario che non ci sia molta differenza nelle dimensioni tra questi e gli oggetti reali: questo vuol dire che l'operatore ai trucchi deve cercare di rappresentare oggetti che siano di misure quasi invariabili, e di rispettarne la scala. Quindi per pianificare l'oggetto da costruire, il costruttore deve seguire delle semplici regole matematiche, come un qualsiasi architetto o disegnatore.
Una delle regole principali nella costruzione dei modelli è di farli apparire il più grandi possibile, anche se questo avrà delle conseguenze nelle spese di produzione: per cui si è quasi sempre ricorsi a costruire dei modelli in proporzione al budget disponibile, alle esigenze narrative e, quindi, a ciò che si vuole ottenere come effetto speciale con quei modelli. All'apparenza i modelli non sono molto differenti da un qualsiasi giocattolo, essendo proporzionalmente perfetti.

Per la costruzione dei modelli ci sono tre elementi fondamentali da dover sempre tener presenti:
a) il lasso di tempo nel quale il modello dovrà funzionare;
b) le modalità di funzionamento;
c) il contesto entro il quale dovrà funzionare.
Per quanto riguarda il tempo, esso dipende dalla durata della scena nel quale dovrà apparire: la regola vuole che la scena sia sempre di breve durata, in modo da avere una resa migliore dell'effetto speciale. Dal tempo dipende anche il luogo su cui è posizionato il modello: più è vicino alla m.d.p., migliori dovranno essere il dettagli.
Invece, dalle modalità d'uso e funzionamento del modello dipendono la quantità di materiale e il modo in cui costruirlo: se tutto o in parte, di struttura possente o meno ecc.

Dal contesto dipendono le modalità di ripresa del modello: se posizionato in un luogo molto isolato e vicino alla m.d.p. tanto maggiore dovrà essere la cura nei dettagli e nella costruzione, dato che questa dovrà seguire solo quell'oggetto e i suoi movimenti. Al contrario, se sarà molto distante.
I modelli costruiti per simulare grandi distruzioni o disastri sono costituiti da materiale molto fragile, in modo da rendere più realistico l'effetto della rovina, grazie alle deformazioni o rotture superficiali. Spesso l'interno del modello viene riempito di polvere o talco, che aumenterà la credibilità della scena.
Il movimento dei modelli sulla scena avviene per mezzo di fili: questi permettono di compiere movimenti solo in linea retta e a seconda dell'abilità dell'operatore. Egli deve evitare di muovere il modello a scatti ma,piuttosto con una certa linearità e regorità: e per questo motivo è necessario che gli spostamenti siano molto limitati. Nelle scene di breve durata, o in cui siano presenti animali non disposti su ruote che si muovono a scatti, è preferibile l'utilizzo dei pupazzi animati. In questo caso, il modello compie degli spostamenti molto brevi, anche nel tempo, fotogramma per fotogramma.

Tra i vari tipi di modelli vi sono anche quelli cosidetti galleggianti:e cioè navi, vascelli e quant'altro. Le scene in mare vengono girate in comuni piscine, nelle quali sono posizionati i modelli, che in lunghezza non vanno quasi mai oltre i 4-5 metri. La piscina è riempita con acqua semplice, anche se nella zona in cui è posizionata la m.d.p. il liquido è più viscoso, rendendo l'effetto-onda più realistico. Per simulare il moto ondoso, invece, si ricorre ad una macchina costruita proprio per questi scopi: si chiama ondogeno meccanico e permette di creare anche quella schiuma bianca, caratteristica del mare molto agitato. Per formarla artificialmente si combina acqua con detersivo, pittura bianca e prodotti chimici e tutto questo insieme dà forma ad una sostanza molto simile alla schiuma che conosciamo; è importante, però, che non sia troppo consistente perché la renderebbe poco realistica.
L'ondogeno meccanico funziona in questa maniera: l'acqua viene spinta dai ventilatori attraverso dei canaletti di legno, opportunamente costruiti, e questa giunge davanti alla m.d.p. sotto forma di scrosci. Per aumentare la credibilità del movimento, vengono costruiti sott'acqua, in prossimità della m.d.p., dei tubi che emettono, con una certa regolarità, dei getti di aria compressa. Tutto questo insieme di effetti (onde, vento, ecc.) sono caratteristici di un tipo di ripresa per questo tipo di simulazioni, il Tank-Shots, ed hanno la funzione di rendere più veritiera la scena.

Uno dei modelli più spettacolari di astronave è sicuramente quella in Independence Day, film di Roland Emmerich del 1996. Le più piccole (per intenderci, quelle che attaccano le città) misurano circa 26 chilometri di diametro: il loro passare rende oscuro il paesaggio, e sono anticipate da un'enorme massa di nuvole minacciose, che spargono terrore sugli abitanti come anche sugli spettatori. La più grande nel film misura circa 250 chilometri di diametro e ha una massa pari ad un quarto di quella lunare: è "la madre" delle altre astronavi e colei che manda le più piccole a distruggere gli Stati Uniti. Queste enormi dimensioni sono dovute, oltre alla regola a cui si è accennati prima, anche allo scopo che hanno avuto nel film: rendere la vicenda ancora più apocalittica e colossale e quindi terrorizzare di più lo spettatore. A mio parere, questa è una caratteristica tipica degli stessi americani, che tendono sempre a esagerare nelle spese e a sfruttare gli effetti speciali più spettacolari e costosi: è anche da questo che dipendono gli enormi budget di questi film (Independence Day è costato circa 70 milioni di dollari).
Oltre ai modelli esistono anche le minature: queste devono essere grandi a seconda dell'utilizzo che se ne deve fare. Normalmente gli oggetti in miniatura non vengono mai disposti completamente a terra in quanto potrebbero essere scomodi da inquadrare, soprattutto nei casi in cui il personaggio dovesse essere inserito in quell'ambiente. Per cui si ricorre molto spesso a delle pedane, alte circa 80 cm, a loro volta posizionate su dei cavalletti di legno. Come nei modelli, le miniature vengono costruite con scale il più grandi possibili, sia per renderle realistiche in ripresa, sia per ottenere dettagli migliori e più semplici.

E' futile rammentare che gli oggetti in miniatura non sono mai costruiti del tutto, ma solo nelle parti che dovranno apparire all'operatore: tutto ciò avrà dei buoni risvolti anche nel minor numero di attrezzi e materiali di lavoro e, naturalmente, anche nelle spese.
Un film riconosciuto anche per la ricostruzione dell'ambiente è sicuramente Il Gladiatore di Ridley Scott (2000): quell'inquadratura dall'alto della Roma classica, il Colosseo e tutti quei monumenti del Foro che normalmente vediamo distrutti, appaiono nel film come se non fossero mai stati distrutti ed ambientano gli spettatori nelle vicende di quell'epoca. Nonostante il film sia un kolossal scontato nella storia come nel finale (la classica storia dell'eroe nel quale tutti s'incarnano e al quale c'è sempre qualcuno che si oppone), a mio parere la vicenda non stupisce molto gli spettatori (non ha stupito neanche me!), i quali si sono ormai abituati a vedere film del genere.