| NOEMA Home SPECIALS LA SIMULAZIONE DEL REALE | |||||||||
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Introduzione all'argomento E' uno dei punti focali del cinema di genere fantascientifico o di quant'altro che volesse mettere in relazione la nostra sensorialità con una realtà diversa o, anche, quotidiana. Gli effetti speciali hanno questo scopo: simulare un oggetto, un movimento, un luogo senza dover ricorrere a quel medesimo ma, solamente, alle potenzialità di una macchina creata per tali scopi. Ormai, la nostra percezione si è abituata a tali costruzioni di immagini, tanto che qualsiasi spettatore abituale sarebbe capace di distinguere se la realtà proposta sia, o meno, il risultato di un processo ottenuto in post-produzione. E' quasi risaputo che il semplice movimento di una vettura, vista dalla parte anteriore, in un paesaggio sia l'insieme di tutta una serie di trucchi e di tecniche che al primo impatto non sono facilmente riconoscibili: dietro la vettura viene posto un telo bianco sul quale viene proiettato un paesaggio, l'auto viene costruita solo nelle parti che interessano al regista mentre il movimento è simulato ponendo l'auto su una piattaforma motorizzata. Potremmo trarre un esempio dal film Lolita di Stanley Kubrick (1962), in cui la macchina dei protagonisti viene costantemente inseguita, per un lungo tratto, da un'altra vettura: la scena è costruita nella stessa maniera che abbiamo poc'anzi descritto. La tecnica dello sfondo omogeneo è stata sfruttata in molti altri film, specialmente in quelli d'animazione (o cartoni animati) e da essa sono stati tratti numerosi effetti speciali: un esempio potrebbe essere il Travelling Matte. E' un effetto di tipo ottico consistente in un articolato sistema a "mascherino" che permette di inserire in uno sfondo una serie di oggetti o persone in movimento, ripresi separatamente. In parole povere: l'oggetto viene ripreso, in studio, in movimento davanti a uno sfondo di colore neutro; poi, dal negativo si ottiene un'altra pellicola sulla quale è stampata la silhouette dell'oggetto in tutti i suoi movimenti; in contemporanea, viene ricavato il negativo della stessa silhouette; infine viene girato su un'altra pellicola lo sfondo animato. Il risultato che se ne trarrà sarà un'immagine ottenuta dall'unione di entrambe le pellicole, che scorreranno insieme in un proiettore "bi-pack". Anche di questo effetto vi sono numerosi esempi: il film Gli uccelli potrebbe fare al caso nostro. In questo film di Hitchcock del '63 troviamo vari tipi di Travelling Matte: uno di essi è sicuramente la ripresa dall'alto di Bodega Bay in fiamme con gli uccelli che volano o la scena finale (molto più complessa) dell'abbandono della fattoria, il cui paesaggio è l'insieme di più sfondi animati. Gli evidenti tagli di forbice intorno ai volatili, che coprono lo sfondo con un colore bianco, palesano i trucchi che hanno costruito l'inquadratura e ci trasmettono la diversa provenienza delle immagini. Avviene lo stesso in tante altre scene del film dove il Travelling Matte ha avuto attuazione pratica: quando Melania viene colpita da un gabbiano mentre é in barca o nella sequenza della fuga dalla scuola. Oltre ai tagli di cui sopra, vi è un chiarissimo effetto di sovraimpressione di immagini distinte che confermerebbero la nostra tesi, come se gli fossero diretti verso di noi, piuttosto che verso i personaggi, e ciò stimola ancora più terrore negli spettatori. I primi esempi di film con effetti speciali appartengono al periodo tra la fine del 19° e l'inizio del 20° secolo e, principalmente, all'opera del francese George Meliés: la tecnica che sfruttò maggiormente nei suoi film era il fermo macchina che permetteva di trasformare tra loro gli oggetti o di farne sparire alcuni e apparire altri al loro posto. Un esempio potrebbe essere il suo primo film con effetti speciali: Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin (Sparizione di una signora al Robert-Houdin, 1896) in cui Meliés fa la parte di un mago che trasforma una donna in scheletro. L'effetto speciale consisteva nel sostituire, a macchina spenta, la donna con lo scheletro.
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