| L'alta definizione in Italia | | | L'alta definizione in Italia L'introduzione dei servizi Hdtv in Europa non rappresenta più l'obiettivo immediato. Ottengono un più ampio consenso tra gli attori di mercato altre innovazioni che sono arrivate con l'alta definizione come il formato 16:9 ed il multicast. Questa politica, tra l'altro, ha il vantaggio di aggirare il dibattito sulle tecnologie e sui ritardi delle emittenti. Il piano delle frequenze in digitale dovrà essere emanato entro il 31 dicembre 2002. Il piano delle frequenze radiofoniche digitali dovrà essere emanato entro il 31 dicembre 2001, mentre l'emanazione di quello analogico viene differito a quando il sistema digitale avrà trovato effettiva introduzione e vi sarà stato lo sviluppo del relativo mercato (presumibilmente almeno dieci anni dall'emanazione del piano digitale). Per la problematica dell'elettrosmog è previsto che gli impianti che superino o concorrano a superare in modo ricorrente i limiti di campo elettromagnetico previsti dal Decreto Ministeriale 381/98 vengano trasferiti, su proposta delle Regioni e delle Province autonome, nei siti individuati dai piani di assegnazione delle frequenze digitali. Sono previste sanzioni da 50 a 300 milioni di lire per chi non rispetta gli ordini di riduzione a conformità. Dovrebbe essere prossima l'emanazione da parte del Ministero delle Comunicazioni di un provvedimento di proroga al 31 dicembre 2001 per l'utilizzazione del canale 69 Uhf riservato alle trasmissioni televisive. Sul punto sarebbe stata informalmente raggiunta un'intesa con il Ministero della Difesa, assegnatario del canale 69 Uhf. Il Dtv può essere offerto oggi ad un buon numero di utenti, anzi, sarebbe auspicabile, secondo Domenico (Dom) Serafini14 per le reti che stentato a rimanere sul mercato. Tutto sta nel concepire una piattaforma tv digitale universale per ridurre il problema iniziale del basso bacino di utenza. Le scelte a disposizione sono: la tv digitale via satellite, le trasmissioni digitali terrestri, la tv cavo digitale della Stream e il protocollo Web per Internet. Per avere una Dtv pib versatile è necessario prendere in considerazione anche la piattaforma con base o protocollo Web, come ha recentemente dimostrato la rete Usa Pbs, con un programma di 90 minuti sull'architetto Frank Lloyd Wright con lo standard Atsc Dtv (terrestre). Anche in Europa si sono sperimentate trasmissioni Dtv per Internet ma, per il momento, via satellite15. Dom Serafini16 propone anche un esempio di funzionamento. Costantino Federico, il patron di ReteCapri, potrebbe sin da ora trasmettere in digitale, non solo in modulazione (per le varie ricezioni via etere e cavo), ma anche con il protocollo Internet (per il trasporto via linee tele foniche), con scansione progressiva (negli Usa la rete Nbc ha decretato la scansione interlacciata in fase di estinzione). Questo flusso di informazioni conterrebbe i segnali di almeno sette canali a scelta: la tv tematica, la tv broadcast, la pay- tv, la pay- per- view, la video- on- demand, o la home video (quest'ultimo servizio con scaricamento di dati e trasferimento su dischetto). Federico potrebbe mettere a disposizione la sua rete tv digitale al canale tematico All news della Mediaset, il quale, secondo gli ultimi accertamenti, non riuscirebbe a contenere i costi se partisse sulla piattaforma digitale satellitare. Inoltre, impiegando anche il protocollo Web, All news verrebbe visto in tutte le parti del mondo via Internet, mettendo in pratica la massima americana che suggerisce di seguire il pubblico non i confini geografici. Federico potrebbe cosi contare su una combinazione di ricavi composta da una percentuale sui servizi a pagamento, dalla pubblicità nel palinsesto tv broadcast di ReteCapri, dall'affitto della rete a operatori dei canali tematici, dall'abbonamento al servizio Internet e dalla pubblicità per il suo portale. I costi tecnici sarebbero minimi in quanto tutti i segnali verrebbero consegnati dagli operatori già compressi in Mpeg- 2. Come audience di base, Federico avrebbe utenti collegati ad Internet, come sviluppo immediato potrebbe contare sulle famiglie italiane in possesso di un pc e nei prossimi tempi sulla diffusione degli adattatori tipo Web- tv della Microsoft e altri, in grado di convertire un normale televisore analogico in un ricevitore digitale (sia per la ricezione terrestre che per quella via rete telefonica). In questo modo, Federico potrebbe far anche accelerare il processo di rottamazione del televisore e pc e, allo stesso tempo, offrire al consumatore un'alternativa meno costosa al ricevitore tv digitale, semplicemente facendo si che il convertitore Web- tv venga venduto al pubblico a meno delle 400mila lire ora necessarie. L'interesse verso la tv digitale per Internet aumenta per il fatto che il Web- tv permette a un comune televisore analogico di fare le funzioni di un pc, quindi di navigare su Internet e di utilizzare la posta elettronica, pertanto 1'investimento richiesto all'utente è ammortizzabile con la versatilità del sistema. Dal punto di vista tecnologico, Federico userebbe lo standard europeo Dvb che, eccetto per la modulazione e la compressione audio, è simile a quello Atsc Nord- americano, in quanto entrambi sono basati sulla trasmissione di pacchetti di dati e quindi compatibili con il protocollo Internet. In questo modo, gli 8 MHz di larghezza di banda a sua disposizione (circa 25 Megabit al secondo) possono includere sette canali digitali: due a bassa velocità per il canale All news (Rai e Mediaset) e uno di cartoni animati che userebbero non più di 3,5 Mbs ciascuno, uno per lo sport che richiederebbe almeno 5 Mbs, un canale tv di qualità broadcast di 4 Mbs, un canale di cinema di 5 Mbs e, 1'ultimo, di 500 Kbs per il Web con testi, foto e streaming video. Anche se sembra lento a 500 Kbs il servizio sarebbe in grado di offrire velocità paragonabili al livello più basso della linea telefonica Adsl. Per ricevere i segnali digitali di ReteCapri l'utente, oltre alla parabola, il cavo o le linee telefoniche, potrebbe usare la stessa antenna che usa per ricevere sia la Rai che i canali Mediaset. La differenza sta nel fatto che i segnali Dtv di ReteCapri arriverebbero al televisore tramite un convertitore Web- tv o al pc tramite un sintonizzatore. La tecnica di Webcasting che Federico potrebbe impiegare può essere sia del tipo push che del tipo pull. Nel primo caso, i sei canali tv verrebbero trasmessi in forma multiplex (cioè tutti assieme) con 1'utente che può scegliere il canale preferito. In questo caso 1'utente si trova davanti ad una vera e propria trasmissione tv tradizionale. Nel secondo caso, con la tecnologia pull, 1'utente è coinvolto in una tipica operazione Web. Una volta richiesto il programma video via linea telefonica o wireless (upstream, senza fili) questo viene estratto dai segnali trasmessi e rappresentato sullo schermo. Questa tecnica viene anche utilizzata negli Usa dal servizio tv satellitare Dbs (Direct broadcast satellite): una volta richiesto il canale satellitare, il collegamento telefonico cesserebbe dopo il primo scatto. Per il collegamento wireless in America la Fcc ha assegnato al segnale upstream la frequenza di 18 MHz (trasmissione). L'opzione wireless farebbe si che la piattaforma digitale di ReteCapri possa essere impiegata anche per collegamenti telefonici fra utenti (cosa possibile con Internet). Per offrire il servizio Internet, ReteCapri dovrebbe collegarsi al backbone della rete Tin. Alla data finale del passaggio al digitale, stabilito per il 2010, Federico non solo avrà creato per ReteCapri un brand riconoscibile da tutti, ma si sarà affermato come operatore tv digitale. Si capisce che la piattaforma digitale, intesa nel modo tradizionale, richiede enormi investimenti sia da parte dell'operatore che dell'utente, senza che il primo possa intravedere possibili guadagni, come del resto ha dimostrato la piattaforma digitale Df- 1 del tedesco Leo Kirch. E' possibile anche rendersi conto che una piattaforma digitale per Internet andrebbe a genio anche alla Telecom Italia, la quale vedrebbe nelle linee Adsl prima (converte il comune doppino telefonico in una linea digitale per velocità sino a 7,1 Mbs) e nella più veloce Vdsl poi (sino a 50 Mbs), il potenziale per portare a casa degli italiani la tv digitale a basso costo, mantenendo una pole position. Un eventuale passaggio alla televisione digitale toccherebbe anche il problema dell'inquinamento elettromagnetico e questo dovrebbe17 favorire una proposta di legge che stanzi ulteriori fondi a sostegno delle emittenti locali che inizieranno a trasmettere in digitale e via Internet. La tv pubblica Guardando all'America, per rinnovare la Tv pubblica italiana, nell'era della convergenza multimediale e della frammentazione dell'audience non bisogna non tener conto di cinque punti: La prima regola e che il servizio audiovisivo pubblico deve seguire 1'utente e non limitarsi ai confini geografici; La seconda e che il servizio pubblico deve orientarsi verso sistemi di trasmissione universali, cioè non vincolati a un'unica piattaforma; Il terzo elemento, il più complesso, è trovare nuove modalità di finanziamento; Il quarto fattore critico è riuscire a mantenere un ruolo di servizio per tutti i gusti e per tutte le classi sociali; Infine, è responsabilità del servizio pubblico promuovere e sviluppare le nuove tecnologie per il bene comune. La Rai, dal canto suo, soddisfa il primo requisito, seguendo gli italiani ovunque nel mondo tramite Rai International. Adempie parzialmente alla seconda regola, anche se in modo non ancora ben coordinato. Attualmente trasmette via etere, via satellite e via cavo, ma e assente sul sistema a linee telefoniche via Internet con la streaming media. Per universalità del sistema di trasmissione s'intende: l'impiego delle onde elettromagnetiche terrestri sia per le trasmissioni analogiche in Pal sia per quelle digitali in Dvb- tv, l'utilizzo delle trasmissioni satellitari, del cavo, il protocollo Internet per le trasmissioni Atm (linee telefoniche), via cavo, su satellite e su onde terrestri. In pratica, i programmi Rai dovranno essere ricevuti sia da un televisore che da un computer, tramite qualsiasi forma di collegamento in ogni parte del mondo. L'universalità di trasmissione aiuterà la Rai anche a distinguersi (branding) in un universo saturo di contenuti e modalità di visione (cinema, home video/Dvd, varie forme di tv, Cd- rom, Internet). Il terzo punto (trovare un nuovo e adeguato modello di finanziamento) è semplice dal punto di vista tecnico e logico, ma complesso da attuare politicamente. Un moderno modello di finanziamento, oltre a garantire l'universalità del sistema di trasmissione, deve assicurare l'universalità del servizio, senza dividere i cittadini in classi sociali. Un equo modello finanziario potrebbe utilizzare in Italia il canone più una parte delle tasse di concessione alle tv private per il servizio Rai terrestre generalista privato della pubblicità (anche per distinguersi dalla tv commerciale e aiutare le tv locali). Inoltre: contributi statali, pubblicità e abbonamenti per le trasmissioni fuori confine; pubblicità e abbonamenti per i servizi nazionali via cavo e satellite, pubblicità per le trasmissioni via Internet, vendita di programmi e servizi. La quarta regola è attuabile tramite la massimalizzazione dello sfruttamento del prodotto audiovisivo sui canali Rai (il concetto delle windows) e facendo grande impiego dei produttori indipendenti italiani a livello industriale. L'Italia vanta una grande tradizione cinematografica che potrebbe essere adattata alle nuove tecnologie, e ha un'ampia fonte di materiale per le tv tematiche come moda, cucina, musica, sport e arte. Il tutto a basso costo e ad alta qualità, senza poi trascurare i grandi archivi che potrebbero alimentare canali tematici per bambini, viaggi, documentari e storia. Per far fronte all'inevitabile frammentazione del pubblico, la Rai dovrà guardare all'audience cumulativa e non allo share, si dovrà ritornare alla misura del gradimento e allontanarsi dal rating per quarto d'ora. Quando i canali Rai si moltiplicheranno, il digitale consentirà allo spettatore di costruirsi un proprio palinsesto, a discapito dei canali televisivi. A questo punto, è il brand Rai (in questo esempio) che si farà distinguere. L'attuazione del quinto elemento, sostenere 1'industria audiovisiva italiana nell'ingresso nell'era del digitale (economicamente al di fuori delle possibilità degli operatori privati) e promuovere lo sviluppo delle trasmissioni digitali universali, alla fine servirà anche ad assicurare la leadership del servizio pubblico all'interno del settore audiovisivo italiano. Per servizio televisivo pubblico non intendo solo la Rai ma anche realtà locali e regionali. Un esempio su tutti è quello che la Regione Piemonte sta preparando: una propria televisione satellitare. Nelle intenzioni dovrà occuparsi della valorizzazione della realtà culturale ed economica locale. Le trasmissioni in chiaro saranno trasmesse con paradigma digitale. Frequenza 12.111 megahertz, 13 gradi ad Est. Per il broadcasting è stato prenotato il satellite Eutelsat Hot Bird 3. La tv privata Netsystem.com, la prima televisione web italiana a banda larga, utilizza il network Astra- Net per la diffusione del suo segnale. ETERE18 si occupa dell'emissione full caching in digitale della web Tv, mentre il sistem integrator è della Philips. Etere Automation pilota un videoserver Seachange con 4 IN e 5 OUT con 100hr. Il sistema pilota l'automazione full caching di due canali, uno dei quali trasmette unicamente pubblicità e appare nella parte bassa del monitor del pc. Per evitare buchi di trasmissione, il sistema gestisce l'automazione backup "one to many", comune ad entrambi i canali della web Tv. Oltre al videoserver, Etere pilota due VTR dedicati al download dei clip da nastro all'interno del videoserver e gestisce l'encoding ed il browsing del video a bassa qualità, in modo da apportare tagli ai clip da mettere in onda, visionandole direttamente dalle postazioni di browsing dove viene generato il palinsesto televisivo. Questa procedura dà la certezza di sapere quello che sta per andare in onda. Etere gestisce anche una matrice video Venus della Philips dotata di 96 IN/OUT, per gestire tutti i canali di ingresso e di uscita di entrambi i canali di emissione e un master control Saturn, sempre della Philips. Etere ha realizzato anche un'interfaccia per la gestione del video server multi canale di Evs Broadcast Equipment (http://www.evs.tv). Lunedì 29 gennaio 2001 Etere ha tenuto una dimostrazione sul software Etere Automation e sul video server SeaChange, presso il The Westin Excelsior Hotel di Roma (Vedi pag. 33 per un approfondimento). Telenorba (http://www.telenorba.it) ha ottenuto lo scorso anno un finanziamento dallUnione Europea per lemissione e la produzione di programmi televisivi in alta definizione, in formato 16:9 realizzando un insieme di programmi specifici (eventi live, sportivi, spettacolo,
). Lo scopo dell'intero programma19 (Vedi capitolo "La politica audiovisiva" a pag. 37) finanziato dalla UE è di diffondere i nuovi prodotti dell'industria televisiva nazionale ed europea contribuendo a ridurre sensibilmente il prezzo dei televisori 16:9 e renderlo non solo un gadget di lusso per pochi (e per poche ore di trasmissione disponibili), ma uno strumento per offrire a tutti la qualità panoramica dei tanti nuovi canali tematici. Sempre nel 1996, Stream, sussidiaria del gruppo italiano di telecomunicazioni STET, cominciò a operare nel settore dei servizi per la televisione digitale tramite una nuova rete di cavi a fibra ottica stesa negli ultimi anni da Telecom Italia (Socrate Project). La soluzione tecnologica adottata da Stream è molto avanzata e ha visto l'impiego di componenti da oltre 40 aziende manifatturiere. Molte altre iniziative commerciali sono in corso oggi in Europa come la nuova rete digitale RAISAT dell'emittente pubblica italiana Rai, e la campagna sperimentale di trasmissione terrestre DVB- T nel Regno Unito. Più problematico sembra l'avvio di Premiere la futura tv digitale tedesca. I manager della televisione pubblica sono scesi sul piede di guerra contro l'alleanza stretta, quest'estate, fra il colosso multimediale Bertelsmann e l'ex rivale Leo Kirch (il magnate della tv tedesca conta su un vasto magazzino di film). L'accusa è di aver creato un monopolio anche perché, qualche settimana dopo l'annuncio del patto, anche la Deutsche Telekom, il gigante dei telefoni della Germania, si è alleata con Bertelsmann e Kirch in Premiere. «È un mondo orwelliano» ha attaccato Werner Hahn, uno dei capi dell'Ard, che raggruppa alcuni canali pubblici tedeschi. «È una necessità dovuta ai costi e alle sfide» gli ha risposto Ferdinand Kayser, il direttore di Premiere.
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