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La cattura del suono
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La cattura del suono

Nel 1945 André Bazin pubblicò un breve saggio intitolato "Ontologia dell'immagine fotografica". In questo scritto l'autore espose quello che definì come "complesso della mummia", ovvero il bisogno fondamentale della psicologia umana: la difesa contro il tempo. Per Bazin all'origine della filogenesi delle arti plastiche vi è la pratica egiziana dell'imbalsamazione, con la sua funzione di salvare l'essere mediante l'apparenza, di sottrarlo al flusso della durata temporale fissandone artificialmente le apparenze carnali; mummificandolo appunto.
Col passare del tempo la funzione di ricordo, da semplice rappresentazione della funzione magica primaria, passò alla conquista di una piena autonomia; insomma si attuò attraverso i secoli una sublimazione "ad uso di un pensiero logico di questo bisogno incoercibile di esorcizzare il tempo" (1); ovvero "non si crede più all'identità ontologica del modello e del ritratto, ma si ammette che questo ci aiuta a ricordarci di quello, e dunque a salvarlo da una seconda morte spirituale" (2).
In poche parole Bazin descrive, attraverso la loro psicologia, la genesi delle arti plastiche, o meglio il bisogno che ha spinto l'uomo a creare e a fissare immagini.
Tutto questo processo diviene valido anche per quanto riguarda la cattura del suono. Infatti, come testimonia il termine inglese recording, ogni registrazione è per sua natura fissazione di un ricordo, memoria tecnica, che tuttavia basandosi su un processo automatico, si produce come tale anche in assenza di un'intenzione cosciente di preservare un ricordo.
Tutto ciò dimostra come la ricerca, condotta nel XIX secolo, della registrazione di immagini e di suoni, si sia sviluppata di pari passo e come alla base ci sia stato lo stesso progetto: conservare il ricordo degli scomparsi. Progetto questo, insito da sempre nella natura umana, e che attraversò almeno nelle arti figurative, la perennità della forma. E la sua impossibilità di realizzazione nei secoli, per mancanza di mezzi tecnici e di scoperte scientifiche, determinò quell'ossessione del realismo, che per Bazin, com'è noto, finì per divorare le arti plastiche e figurative e che ebbe fine con l'avvento della fotografia.
Nel 1856 Nadar, famoso fotografo parigino, lasciò testimonianza di un'idea "di un dagherrotipo acustico che riproduce fedelmente e a volontà tutti i suoni sottoposti alla sua oggettività" (3) . Ciò dimostra come l'idea di catturare e fissare permanentemente il suono esisteva già in teoria, al livello del pensiero prima ancora della sua piena concretizzazione. E sempre Nadar dopo qualche anno descrisse questa macchina "come una scatola sulla quale si fissano e si conservano le melodie, così come la camera oscura coglie e fissa le immagini" (4). Troviamo qui la concettualizzazione tecnica dell'incoercibile bisogno psicologico umano di bloccare il tempo, oltre che attraverso la fissazione di immagini anche tramite la registrazione del suono.
Le prime hanno già da tempo avuto la loro realtà (fotografia), ora spetta al suono di essere catturato dal genio umano.