NOEMA Home SPECIALS › Dal fonografo a mp3
Main
Introduzione
La cattura del suono
La storia
L'impatto sociale
Sitografia, Bibliografia

 

La storia

La prima realizzazione tecnica si deve al francese Léon Scott de Martinville, che nel 1857 costruì un dispositivo in grado di registrare graficamente il suono, così da ottenerne una stenografia naturale, e che chiamò appunto fonautografo. Su questa importante macchina, sprovvista ancora della funzione di registrazione, lavorarono diversi inventori. Per circa vent'anni non si ebbero notevoli svolte tecniche fino a quando nel 1876 Alexander Graham Bell, fisico di origine scozzese, inventò il microfono negli Stati Uniti; e nel 1877 dal laboratorio dell'americano Thomas Edison, installato un anno prima a Menlo Park, uscì un ripetitore telegrafico, ovvero un disco coperto di carta che girando su di un piatto veniva inciso da uno stiletto sospeso ad un braccio, il quale appunto imprimeva una serie di punti disposti a spirale. Edison si accorse che oltre una certa velocità di rotazione, lo stiletto emetteva vibrazioni che ricordavano la voce umana.
Il 17 novembre 1877 nello "Scientific American" Edison annunciò la sensazionale invenzione, capace di rendere "la parola suscettibile di essere ripetuta all'infinito, mediante registrazioni automatiche" (5). Il gruppo di ricerca di Edison inventò e costruì così il primo prototipo di fonografo: l'idea di Nadar dopo circa vent'anni diventò realtà, il suono poteva essere finalmente registrato.
L'apparecchio consisteva in un imbuto per raccogliere i suoni in fondo al quale un diaframma di metallo vibrava e metteva in movimento uno stilo. Questa puntina tracciava un solco più o meno profondo su un foglio di stagno avvolto su un cilindro mobile azionato manualmente. Analogo il procedimento di riproduzione: la puntina ripercorreva alla stessa velocità il solco inciso sul cilindro e restituiva il suono.
Nello stesso periodo in Francia, Charles Cros, poeta e inventore, lavorò ad una macchina parlante (6), ma al contrario di Edison non diede mai vita ad un prototipo. Ma ciò che è importante è che entrambi avevano lo stesso concetto di macchina parlante. Interessante è notare che la macchina immaginata da Cros doveva chiamarsi paleofono che significa etimologicamente "voce antica", ed era quindi prima di tutto una macchina della memoria.
Quello di far parlare i morti era considerato uno dei grandi prodigi dell'avvenire. Il desiderio di conservare una traccia del presente e di sfidare il tempo col vedere e ascoltare i morti, era un elemento forte dell'immaginario della comunicazione di fine secolo.
Il fonografo di Edison era stato progettato come un mezzo che permetteva lo scambio di messaggi vocali registrati. L'inventore americano affermò infatti che "la principale utilità del fonografo è che permette di scrivere lettere, di dettare testi ed è per questo che è stato costruito" (7). In tale ottica diede il via alla commercializzazione della macchina, senza però grande successo.
Fu Emile Berliner, inventore di origine tedesca, che attuò la trasformazione d'uso dell'apparecchio; convertì infatti la macchina parlante in macchina musicale. Egli riprese il sistema di incisione del fonautografo di Léon Scott de Martinville e un dispositivo di lettura ideato da Cros. Perfezionando queste precedenti invenzioni mise a punto nel 1888 il grammofono, una macchina a disco. L'inventore tedesco si appropriò di un procedimento tecnico modificandone l'uso, e cominciò a pensare ad un uso domestico dell'apparecchio, ovvero di trasformare il disco in uno strumento di diffusione della musica.
Parallelamente nel 1890 diverse società statunitensi ne proposero anche loro un nuovo uso, riscuotendo grande successo: si tratta del juke-box.
La macchina veniva installata in luoghi pubblici, consentendo di ascoltare brani di musica per pochi centesimi. I promotori del juke-box dovettero affrontare l'opposizione risoluta di Edison, che non accettava uno svilimento di importanza della sua invenzione, resa ai suoi occhi un semplice divertimento e passatempo.
Col tempo il padre del fonografo dovette ricredersi, ma lo fece troppo tardi quando ormai il grammofono, strumento a "disco", concepito direttamente per la riproduzione della musica a livello industriale, soppiantò progressivamente la macchina a cilindri di Edison.

Questo metodo di riproduzione ebbe, come si sa, un enorme successo: "solco" e "puntina" sono rimasti i componenti fondamentali fin nell'era dell'hi-fi e solo con l'avvento e la diffusione del compact-disc hanno perso il loro predominio.
Il disco di acetato di vinile, nelle sue versioni a 78, 33, 45 giri, fu il supporto più diffuso per la riproduzione del suono e in particolare della musica.
Questo oggetto, apparentemente liscio e regolare, veniva inciso in cerchi concentrici dalle pareti tortuose che rappresentavano l'altezza e la frequenza dei suoni; quando la puntina, poggiata sul disco in movimento, urtava le asperità dei solchi non faceva altro che trasmettere differenti vibrazioni alla testina che a sua volta le trasformava in tensioni elettriche e, quest'ultime, raccolte dall'amplificatore tornavano ad essere suoni.
La superiorità del "vinile", come il mezzo di riproduzione più fedele del suono, non fu mai messa in discussione da altre forme di registrazione o supporti; addirittura anche oggi, nella piena maturità del digitale, i "puristi" dell'hi-fi si beano di impianti con tanto di piatto e valvole.

"Signor Watson, la prego di venire nel mio ufficio".
Questa frase, che il 10 marzo 1876 Alexander Bell pronunciò nel suo laboratorio di Boston attraverso un apparecchio elettrico trasmessa al suo assistente, è considerata come l'atto di nascita della telefonia e di quella straordinaria avventura della comunicazione via cavo.

Mentre procedeva il cammino verso la realizzazione del telegrafo e del telefono, scienziati come Volta, Ampere, Henry, Faraday, Maxwell, Hertz continuavano ad approfondire le conoscenze sulla natura dell'elettricità. Intorno al 1860, in Scozia, il fisico James Maxwell mise a punto la teoria matematica delle onde elettromagnetiche, e nel 1888 un altro fisico, questa volta di origine tedesca, dimostrò l'effettiva esistenza di queste onde, costruendo un dispositivo in grado di generarle e di captarle. Da quel momento moltissimi furono gli esperimenti con l'apparecchio del fisico tedesco, migliorando così la conoscenza di tali onde che da allora presero il suo nome.

Verso il 1890 Guglielmo Marconi, un giovane studente italiano, viene a conoscenza degli studi sperimentali delle onde hertziane. Modificando il dispositivo di Hertz riuscì a potenziarlo in modo da mandare un segnale in codice alla distanza di un chilometro e mezzo. Questa macchina fu il primo telegrafo senza fili.

Nel 1897 Marconi andò in Inghilterra a brevettare il suo congegno, e in poco tempo riuscì a coprire distanze sempre più grandi. Ben presto ebbero luogo le prime applicazioni del telegrafo senza fili nella comunicazione marittima, ma trovò anche altri impieghi. L'attività di Marconi non si limitò alla sola Inghilterra e già nel 1899 installò una filiale negli Stati Uniti. Proprio all'interno dell'American Marconi Company c'era un giovane ingegnere David Starnoff, il quale fu il primo ad individuare il potenziale aspetto economico della radiodiffusione. Nel 1916 egli inviò una nota al suo direttore generale sulla "radio music box". Essa indicava un modo economicamente vantaggioso di usare la radio come mezzo di comunicazione di massa per le famiglie. In questo modo egli anticipò quasi tutte le caratteristiche principali della radio come mass medium. L'uso sociale della radio mutò rapidamente e diventò uno strumento di svago a domicilio e assunse via via un ruolo simile a quello del fonografo. Come il disco la radio fornì musica da ballo a domicilio.

Mentre quindi per il mondo industrializzato si stavano stendendo come ragnatele i cavi telefonici e si moltiplicavano le stazioni radio, parallelamente si ricercavano i sistemi di codifica e di memorizzazione permanente del suono.

Dal punto di vista della diffusione e della economicità il vinile fu superato dal nastro magnetico, creato per primo nel 1934 dalla società tedesca BASF, inizialmente nella sua forma di bobina e poi di cassetta. (8)

Nel nastro l'onda sonora è magnetizzata più o meno intensamente in corrispondenza delle variazioni del segnale (vibrazioni audio originali).
Il tape, pur restando indietro sul piano della qualità rispetto al disco, aveva il grande vantaggio di essere registrabile innumerevoli volte e quindi di essere riscrivibile. Questa caratteristica fu alla base della straordinaria diffusione delle musicassette (9) e alla conseguente imponente crescita del mercato della musica poiché, oltre che essere acquistate in originale, le cassette potevano essere incise dallo stereo casalingo e riascoltate in ogni luogo a proprio piacimento.
Il nastro magnetico non è stato quindi un competitor del disco, ma anzi, proprio per le sue caratteristiche di minor qualità e maggior portabilità, ha potenziato il mercato del "vinile" qualificandone l'acquisto come indispensabile, per il possesso di una "matrice" di ottimo ascolto che era possibile però replicare in personali "compilation" da godere in piena libertà.

All'inizio degli anni '60, a seguito della prima fase sperimentale di computer music, comparirono i primi sintetizzatori, un connubio tra computer e organo elettronico costituito da vari apparati, tastiere, reostati, mixer, equalizzatori tutti connessi con una quantità impressionante di cavi. (10) Il termine "sintetizzatore" deriva dalla possibilità data dalla parte computerizzata di poter registrare i suoni su memorie magnetiche per poi rielaborarli in modo nuovo e creativo: tagliando e riaggregando suoni di diversi strumenti alterati da effetti elettronici potevano essere generate sonorità che nessuno strumento al mondo era finora mai stato in grado di produrre.
L'integrazione tra musica e computer proseguì in maniera parallela all'evoluzione dell'elettronica dei computer, in termini di potenza delle capacità di calcolo, miniaturizzazione dei componenti, software specifici. Nel 1983 nascerà così l'interfaccia MIDI (Musical Instrument Digital Interface): uno standard definito per rendere omogenea l'incompatibilità tra strumenti musicali elettronici e computer.

Nel 1976 avvenne il salto dalla consolidata tecnologia dei nastri magnetici e dei long playing ad una nuova rivoluzionaria tecnologia: la registrazione ottica digitale.
Il termine "digitale" è ormai di ordinario uso e conoscenza nel mondo della elaborazione elettronica dei dati: i computer stanno diventando sempre più presenti nel mondo produttivo e nei servizi e già da un anno IBM ha costruito il primo microcomputer, antesignano dei PC attuali.
Ma al di fuori di chi ha a che fare con bit e linguaggi di programmazione, la parola "digitale" non fa parte del proprio bagaglio di conoscenza né, per contro, lo è il termine "analogico" (che caratterizza lo svolgersi dei fenomeni fisici naturali) in quanto non c'è necessità di appellare un qualcosa con un ulteriore attributo se non bisogna contrapporlo o distinguerlo da un altro.
Dalla ricerca della Philips, conseguente ai primi studi sulle memorie ottiche condotti agli inizi degli anni 60 in USA da Westinghouse e dai Bell Laboratories, nacque nel '76 il CD-Audio (Compact Disc Audio).
Questo mezzo di riproduzione non contiene più, come nel disco di vinile o nel nastro magnetico, la rappresentazione "continua" dell'onda sonora in forma materiale o magnetica; in esso sono presenti solo numerosissimi piccoli incavi permanenti di 0,9 millesimi di millimetro, incisi da un raggio laser, intervallati tra di loro da distanze altrettanto piccole. Nell'apparecchio di riproduzione, anch'esso denominato comunemente Compact Disc, un altro raggio laser, ma di potenza inferiore e di diversa angolatura, rileva questa successione di "buchi" (assegnando il valore "1" al "buco" e il valore "0" all'intervallo tra due "buchi" secondo la codifica binaria del sistema digitale) e ricostruisce stringhe lunghissime di uni e zeri (bit) contenenti l'informazione sonora che viene poi ritrasformata nelle onde "analogiche", le sole ad essere comprese dalle nostre orecchie.
Per poter essere "ridotto" in bit il suono deve passare per un processo di segmentazione dell'onda sonora chiamato "campionamento" (11) .
Credo che valga la pena riflettere come al processo di campionamento sottenda una filosofia di sorprendente contradditorietà.
In esso l'onda sonora viene "fotografata" a intervalli di tempo brevissimi ed ogni istante viene codificato in una serie di bit: più gli intervalli sono brevi migliore è la registrazione; ma tra un campionamento e l'altro c'è sempre qualcosa che va perso e che non si potrà più ascoltare. Per contro, a parità di componenti elettromeccaniche di riproduzione, il suono campionato sarà sempre assolutamente fedele nei suoi molteplici riascolti e mai influenzato dall'usura (il disco viene "letto" da un raggio di luce e quindi non c'è nessun contatto fisico tra il supporto e la parte meccanica) di cui sono vittime i supporti più tradizionali (dischi, nastri), nei quali ogni singola rilettura ne degrada, seppur minimamente, il contenuto (per non parlare poi della polvere, dei graffi, delle scariche elettrostatiche).

Ma il CD può rendere finalmente attuabile un'altra esigenza, ossia quella di poter "saltare" con perfetta precisione all'inizio del brano desiderato (per ascoltarlo o per copiarlo): una cosa impossibile con i nastri (memorie ad esclusivo accesso sequenziale), fattibile con gli LP ma comunque piuttosto difficoltosa per la necessità di precisione del punto in cui il braccio del giradischi deve essere collocato.
Per questi motivi, ma soprattutto per la qualità del suono, la leggerezza e l'assenza di usura, il CD ha avuto via via un successo crescente (tanto che nel 1988 per la prima volta negli Stati Uniti le vendite di CD superarono quelle dei dischi in vinile) fino alla definitiva assoluta affermazione come mezzo pressoché universale di riproduzione del suono (12); il fenomeno ha comportato parallelamente la crescita dei lettori per CD (sia unità periferiche di computer sia player portatitili), la proliferazione del software per la registrazione, la manipolazione e miscelazione dei brani e la realizzazione e la diffusione dei "masterizzatori" (le unità per computer che permettono la scrittura di CD vergini, i cosiddetti CD-R).
La masterizzazione dei CD, mentre da una parte ha fatto gioire tutto il mercato della musica consumer, quindi i giovani in particolare che hanno cominciato duplicare i CD regolarmente acquistati in negozio e creare playlist con i brani prescelti da riversare su CD, dall'altra hanno cominciato a preoccupare i producer che per la prima volta hanno intravisto un potenziale incrinamento del proprio monopolio che, come vedremo, è diventato seriamente dirompente con Internet e Mp3.

Un altro supporto di registrazione si affacciò sul mercato nel 1987: il DAT (Digital Audio Tape). Il DAT ha rappresentato dal punto di vista qualitativo un miglioramento per la riproduzione e conservazione del suono, ma ha trovato successo commerciale pressoché solo negli ambienti professionali del trattamento del suono.
Anche se il CD è poco più che ventenne (13), il suo standard è ora messo in discussione dall'ultima innovazione, il Digital Versatile Disc (DVD) che sta cominciando a penetrare il mercato di massa.
In questo caso non si tratta di una rivoluzione come quella operata dal CD (in fondo si rimane comunque nel digitale), ma la qualità offerta dal DVD e la capacità del nuovo supporto sono significativamente superiori.
I DVD hanno le stesse dimensioni dei CD e si dividono in DVD-Video che servono per vedere i film e in DVD-Audio che, come i CD musicali, servono per registrare solo tracce audio.
Quando la riproduzione sonora è di "qualità CD" si sta parlando di uno standard piuttosto elevato, ma va tenuto presente che il processo di registrazione taglia le frequenze oltre i 20 khz (ovvero quelle oltre la soglia dell'udibile). Un gran numero di ricercatori è fermamente convinto che queste alte frequenze siano in parte responsabili anche del modo in cui l'essere umano percepisce le frequenze più basse e quindi, tagliandole, si pensa che in parte anche il resto dei suoni venga udito in maniera "alterata": nei DVD-Audio il campo di frequenze catturate può spingersi fino ai 96 khz!
Per quanto riguarda la capacità un DVD-Audio può arrivare a contenere fino a 400 minuti di registrazione alla stessa qualità del CD (nel quale possono al massimo starci 74' di suoni).
Questa caratteristica (ottenuta grazie all'utilizzo della tecnologia "multistrato") conferisce altri vantaggi competitivi al DVD-Audio:
- per l'uso della sola riproduzione musicale, il limite stereofonico (bicanale) del CD può essere superato con l'aggiunta di altri 4 canali, permettendo all'ascoltatore di venire "avvolto" dalle sorgenti sonore come se si trovasse nel miglior posto, acusticamente parlando, di un auditorium;
- prevedendone l'utilizzo anche con computer, nel DVD possono essere memorizzate, oltre la parte audio, anche altre informazioni come ad esempio i testi delle canzoni, i videoclip, la grafica, le foto dei cantanti, i filmati dei concerti, ecc.).
La tecnologia digitale del compact disc si può dire che ha introdotto il concetto di multimedialità nell'evoluzione del computer il quale sta diventando, in particolare nell'ambito home, uno strumento sempre più utilizzato per la memorizzazione e manipolazione di immagini e suoni.
Queste possibilità sono inoltre esaltate dal boom di Internet dallo sconfinato patrimonio informativo che essa mette a disposizione.
Il grande aumento di accessi al web ha spinto la ricerca verso le soluzioni che potessero conciliare la ancora limitata velocità di trasmissione delle reti con la sempre maggiore richiesta di contenuti multimediali da parte degli utenti.
Da queste ricerche è scaturito il formato MPEG (Moving Picture Expert Group) Layers 3, comunemente conosciuto come Mp3, il quale, utilizzando un complesso metodo di compressione numerica dell'informazione sonora senza degradarne la qualità, consente di "racchiudere" un minuto di registrazione all'incirca in un megabyte, ovvero in uno spazio 10 volte inferiore a quello utilizzato in un CD-Audio (14).
Meno byte per la stessa informazione significano tempi inferiori di collegamento in Internet: Mp3 ha reso così accettabile il tempo di scaricamento di un normale brano; con questa semplice caratteristica ha realizzato il sogno di tutti di disporre di musica a prezzi molto bassi o nulli e ha permesso a chiunque abbia velleità di compositore di saltare i canali distributivi tradizionali innescando una seria riflessione in seno alle case discografiche sulla necessità di il modello del loro business.

Mp3 ha inoltre conferito alla riproducibilità del suono, in questo caso associata essenzialmente ai brani musicali, una nuova e particolare caratteristica: l'immaterialità.
Per la prima volta si può fare a meno di un supporto fisico sul quale in qualche forma sono registrati i suoni; c'è solo un contenuto d'informazione impalpabile trattata da connessioni telefoniche, memorie, chip, altoparlanti.
Direttamente dalla rete si può scaricare una canzone, via PC, poi la si può trasferire sul player portatile o addirittura sull'orologio (15) o anche sul cellulare (16) senza interessare dischi o nastri.

Estremizzando si potrebbe definire anche "musica ecologica": non c'è bisogno di materia ed energia per inciderla in un supporto, né per il suo confezionamento e per il suo trasporto, né essa potrà mai diventare un rifiuto da incenerire.