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La net.art viaggia in rete.
Secondo Valentina Tanni, "la battaglia contro il diritto d'autore ha assunto, con l'avvento della Rete, caratteri sempre più radicali e i progetti più stimolanti di net.art hanno spesso a che fare con questo tipo di rivendicazioni. Da un po' di tempo a questa parte appare sempre più chiaro che l'arte telematica più valida ha certamente un forte contenuto concettuale e soprattutto un sfondo etico portante. Le operazioni di 01, quelle di jodi.org e di Etoy (ma ne potremmo citare molti altri) non sono, e non vogliono essere opere d'arte, oggetti estetici, ma rispondono ancora una volta al celeberrimo appello duchampiano per un'arte "non retinica". Sono operazioni culturali, eventi prodotti per far riflettere sulle condizioni della società in cui viviamo." [1] Proprio perché nata dal computer e per il computer, sarebbe assurdo cercare di divulgare e far capire la net.art tramite altre vie che non comprendano il mondo del web. Non se ne può parlare di fronte a una stampa o un televisore che riproduce l'immagine dell'opera. Questa forma d'arte si realizza esclusivamente in internet e deve essere inevitabilmente fruita tramite siti web: non sarebbero opere di net.art se perdessero l'interattività e l'azione che le contraddistingue. Proprio per queste caratteristiche le opere di net.art non possono essere esposte in musei o gallerie come dei quadri o delle sculture. Come far conoscere quindi, quest'arte impalpabile?
Note 1) Valentina Tanni, "0100101110101101.org: Non arte ma ARTIVISMO", Exiwebart, 29/05/2000.
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