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OPERE ED ARTISTI

file_roomAntoni Muntadas è un artista spagnolo che vive e lavora a New-York, fautore di uno dei primi progetti realizzati in rete negli anni 1993-4. La sua opera "The File Room"basata sulla possibilità di creare un archivio in progress grazie all'iterazione con il pubblico, sfrutta un tema caldo come la censura per crescere, garantendo una continua evoluzione ed un mappatura delle idee e dei modi di pensare dei suoi partecipanti.Come afferma il suo creatore l'opera acquisisce una propria autonomia autorappresentativa ed ha proprio nella sua possibilità di evolversi continuamente uno dei suoi aspetti più interessanti. L'arte, quindi, secondo Muntadas, come percezione e informazione:la prima colpisce a livello emotivo mentre la seconda ci mette in relazione con la contemporaneità che già viviamo. Nel suo secondo progetto "On Traslation", vengono tradotti da un paese all'altro via internet documenti e testi, finché non raggiungono il paese dal quale erano partiti:ciò mette in evidenza come anche la traduzione si risolve in perdita di informazione e come il linguaggio dei media in sé sia un linguaggio di traduzione attraverso il quale noi perdiamo qualcosa.

Jenny Holzer, sponsorizzata dal sito web "Adaweb", fornisce con il suo "Please Change Beliefe" la possibilità di gestire dinamicamente una grande mole di dati e di fornire a richiesta i risultati di una ricerca condotta su di essi, per costruire una serie di "truism", ossia una rilettura dei modi di dire popolari trasportati in ambiente concettuale, realizzati su barre led o su supporti scultorei composti da materiali tradizionali.Ciò permette all'utente di passare da una riflessione sul linguaggio a una sua ricodificazione.

Per certi versi affine è il lavoro concepito dai due artisti russi Vitalij Komar e Alexandr Melamid , "Web's Most Wanted/Web's Last Wanted Paintings, del1995, una ricerca sui gusti estetici attraverso sondaggi d'opinione.

Il pubblico è così invitato a compilare un questionario che conduce alla realizzazione di quadri digitali contenenti caratteri quali paesaggio, figure, soggetti, stile che riflettono i gusti dei diversi paesi partecipanti al sondaggio. The Most Wanted Painting è una di quelle opere che confermano il fatto che l'arte non può essere una questione democratica, né può esprimersi secondo le richieste delle masse, ma soltanto attraverso difficili e non strategici percorsi personali.

Ben Benjamin, 22 anni, originario di Indianapolis, di giorno elabora progetti grafici, marchi industriali e siti web per le aziende americane e di notte da vita allo straordinario patchwork multimediale di Superbad, attingendo dall'archivio dei lavori non utilizzati. La rete gli ha offerto la possibilità di giocare con immagini, suoni e parole in un collage creativo che permette soprattutto al visitatore di navigare in un mondo di possibilità illimitate grazie soprattutto alla continua aggiornabilità offerta dal suo creatore. Questo progetto, come molti altri, sfrutta la caratteristica base di internet, ossia la non linearità e la sua infinitudine, garantendo allo stesso fruitore il ruolo di partecipatore diretto e anzi di co-autore dell'opera.

superbadCiccando direttamente il sito il nostro utente si troverà di fronte ad una eccezionale profusione di immagini, fumetti, fotografie, disegni, assurdi questionari, comandi di sistema fasulli.e poi una miriade di banner luminosi, icone lampeggianti, forme tridimensionali.Vincitore del Webby Award del 1999 nella categoria "Weird Stuff", Superbad è attualmente uno dei siti creativi più in voga tra gli internauti, capace di unire elementi di pubblicità del fumetto della grafica in un non-sense che ha nel divertimento il suo fine principale.

La coppia Joan Heemskerk e Dirk Paesmans(un olandese e uno spagnolo) in arte JODI, forma uno dei gruppi più interessanti nel panorama internazionale.Vincitori di numerosi premi tra cui il Webby Award del 1998 ed la partecipazione a Documenta, l'equivalente della nostra biennale, i due net-artisti sono spesso stati scambiati per degli hacker o dei sabotatori ma la loro ricerca è decisamente ben diversa, improntata soprattutto ad un hacking nella mente del visitatore che ad una costruzione logico-funzionale della rappresentazione artistico-iterattiva.

Ed infatti se ciccate su Jodi.org la sensazione che avrete sarà quella di aver sbagliato strada, di aver mandato in tilt il vostro computer, di esservi imbattuti in qualche errore di visualizzazione. Sul monitor appariranno insieme di caratteri senza senso, sfondi di colori differenti che si alternano casualmente, scritte e comandi che rimandano a pagine ancora più incomprensibili. Ma ciò che non traspare inizialmente, se visitato superficialmente, è che il sito non è soltanto una pura forma di esercizio stilistico, esso nasconde studi e ricerche sul rapporto dell'uomo con la tecnologia, sulla seduzione dei media, sul rapporto esistente al giorno d'oggi tra fruitore e mezzo digitale. Il tutto unito da una forte attenzione alla sperimentazione, alla ricerca di linguaggi nuovi lontani dai meccanismi logico-funzionali a cui eravamo abituati , ma legati da forte interesse verso i miti della comunicazione mediatica visti con gli occhi non di ciò che appare ma di ciò che si nasconde.

Vicino alle tematiche affrontate da Jodi sono i progetti realizzati da Julia Sher, sponsorizzata da Adaweb, in cui l'isolamento, lo spazio come non-lougo, la sorveglianza, la libertà sono ridiscussi nelle sue opere interattive. Ne è un valido esempio Securityland, opera del 1996, che spingeva l'utente ad inoltrarsi in un percorso obbligato ma direttamente trasgredibile, in cui pagine nere, icone insignificanti, simboli non decodificabili smarriscono il proprio senso di orientamento, facendoci perdere e generando ansie e timori.

Nel pur misero panorama italiano, troviamo tuttavia un duo di artisti bolognesi, che hanno rivoluzionato il mondo della battaglia dei diritti d'autore e della riproducibilità dell'arte nell'era digitale. Stiamo parlando naturalmente di 0100101110101101.org, nato nell'ombra dell'anonimato, e diventato famoso per l'audace operazione di "plagio" nei confronti di Hell.com, sito accessibile solo ad una ristretta elite, che nel febbraio del 1999 organizzo Surface, una specie di mostra sul web a cui erano invitati soltanto i sottoscrittori di Rhizome, una delle prime mailing list ad occuparsi di net art. Durante le 48 ore in cui il sito risultò visitabile dai soci, il duo bolognese, procuratosi la chiave di accesso, riuscì ad operare un completa operazione di download dei contenuti dell'intero sito, garantendone una identica copia sulla pagina web degli stessi artisti. L'operazione suscitò un autentico caso all'interno del mondo dell'arte contemporanea tanto che il proprietario della galleria Kenneth Aronson accusò 01 di aver violato le leggi internazionali sul copyright e minaccio una causa alla magistratura
internazionale. Tuttavia, nell'assurdità del mercato globale, l'operazione ebbe una tale risonanza mediatica che invece di arrecare danno al magnate newyorchese, favorì enormemente Hell e ne promosse notevolmente la conoscibilità.
Stessa sorte capitò successivamente a siti quali Art.Teleportacia, galleria che mette in vendita opere di net art, garantendone l'indiscussa, ma successivamente falsa, autenticità ed ad un sito come quello di Jodi.org, precedentemente menzionato, e clonato in toto dai nostri net artisti bolognesi. Interessante fu l'operazione svolta nel giugno del 1999 dal sito californiano plagiarist.com, il quale sulle orme degli omonimi italiani duplicò proprio gli stessi 01, generando un'autentica gara alla copia di copia tanto che gli stessi bolognesi decisero di ri-clonarli e di porli nella loro pagina di presentazione come "copia di copia delle loro copie".
Abbandonata la tecnica del plagio, a partire dal 1999, i due artisti si sono dedicati alla beffa o satira nei confronti dapprima dello stato cattolico e successivamente delle istituzioni artistiche e dei relativi critici. Durante tutto il 1999 è stato infatti possibile accedere, digitando vaticano.org, ad un sito apparentemente ufficiale della Chiesa Vaticana, in tutto e per tutto identico a quello ufficiale, consultabile su vatican.va, ma completamente differente per i contenuti trattati riguardanti informazioni sbagliate, falsi appuntamenti, testi eretici. Similmente nello stesso anno il caso "Darko Maver"aveva acceso nel mondo dell'arte italiana numerose polemiche e discussioni, ponendo al centro dell'attenzione le difficoltà di un artista martoriato dalla guerra della ex-Yugoslavia che aveva assunto come cavallo di battaglia le devastazioni del proprio paese:gli stupri, le morti, le barbarie subite dai bambini;e che aveva concluso la propria carriera con la morte. Naturalmente, ancora una volta, dietro il sipario, a muovere i fili, non ci potevano che essere i due bolognesi, i quali, usando fantasia, sarcasmo e l'inesauribile potenza catalizzante della rete avevano creato dal nulla un uomo, le sue opere e infine la sua finta morte. Nel febbraio del 2000, infatti, il bolentino e-mail di 01, annunciava con una fotografia in vita di Darko, la beffa colossale, sbeffeggiando la stessa leggendaria istituzione della Biennale che aveva addirittura presentato nell' ultima edizione un resoconto dell'artista serbo.

Ultimamente, su commissione del Walzer Art Center, i due artisti sono invece entrati in una nuova fase, attraverso l'opera "Life-Sharing", che permetterà al pubblico di penetrare direttamente nel loro archivio digitale, dando la possibilità di interagire, partecipare e creare l'opera artistica in una nuova concezione del diritto d'autore, non più come protezione ma come scambio di idee. In un mondo in cui l'informazione viaggia alla velocità della luce ed in cui la conoscenza sembra farla sempre più da padrone, la strada intrapresa da 01, apre verso una nuova forma di arte, non più frutto di una genialità individuale, ma insieme plurimo di persone, idee, esperienze, personalità.che ipotizzano la creazione di un "new-digital-artist"che viaggi tra i confini del virtuale, dell'irreale, e del mutevole in progress.

Interessante si è rivelata l'operazione svolta da un gruppo di artisti nella rielaborazione delle interfaccia di navigazione che hanno consentito di crearne alternative basandosi non più sul concetto di funzionalità ma di analisi dei meccanismi che regolano e muovono la rete. Si prenda ad esempio Web Stalker, progetto del 1997 creato dal collettivo londinese I/O/D che fornisce una diversa mappatura e organizzazione del Web. La funzione Crawler consente, infatti, di rappresentare graficamente, sotto forma di cerchietti e linne, gli Url digitati ed i relativi link collegati, creando una sorta di diagramma ad albero digitale. Altre funzioni quali Html Stream, Dismantle, Extract, mostrano i codici sorgenti, i file contenuti nelle singole pagine o le informazioni testuali rappresentate.Ciò permette di generare una mappa della struttura complessiva del sito realizzato, permettendo di entrare nella mente del progettatore che ha curato la realizzazione del sito.
Progettati dall'artista newyorkese Mark Napier, lo Shedder e il più recente Riot, non possono essere definiti veri e propri browser.

Infatti per essere utilizzati non devono essere né scaricati né installati, ma basta accedere al sito Potatoland, perché essi interagiscano con il nostro interfaccia, quale Netscape o Explorer. Lo Shredder, offre infatti la possibilità di manipolare i codici html e i file nascosti che garantiscono la normale visualizzazione della pagina, permettendo di realizzare un collage autonomo di segni, linee, colori, annullandone la funzione informativa a scapito di puro gioco formale. Sulla stessa linea si pone Riot, evoluzione del precedente, ma in grado di ricombinare la grafica di più pagine simultaneamente e in funzione multi-utente:ossia assicurando ai naviganti collegati di vedere nel loro browser le Url selezionate dagli altri utenti.
Differente nel contenuto, ma non nello scopo, Earshot, progettato da Andy Freeman e Jason Skeet, si cimenta alla ricerca dei suoni differenti presenti nella rete, per poi consentire all'internauta di ascoltarli e di remixarli contemporaneamente con quelli presenti sul proprio hard disk Fulcro dell'azione è quindi il processo di partecipazione a cui l'utente è sottoposto, che gli permette di muoversi liberamente al di là della solita dimensione testuale e visiva per svolgere, egli stesso, il ruolo di creatore e manipolatore in un mix di complicità, virtualità e polisensorialità.

Tra gli ultimi progetti visitabili in rete, interessante ed un po' perverso, è senza dubbio Mouchette.org, sito realizzato dall'omonimo artista, che, come la protagonista del film di Bresson del 1967, dice di aver quasi tredici anni e di vivere ad Amsterdam, anche se dietro la falsa identità si nasconde certamente il progetto di un artista consolidato. Cliccandone il sito, dopo aver superato l'home page, raffigurante la foto della presunta bambina tredicenne, ci si addentra direttamente nella vita virtuale della protagonista attraverso numerose opzioni: In Flesh&Blood la piccola offre il suo volto in una visione molto ravvicinata ed invita l'utente a toccarla accostandovi. In Dead Cat, sarete incitati ad uccidere un gatto, mentre in Secret potrete conoscere i segreti più profondi della ragazzina. In Suicide Kit il navigante è invitato addirittura a suggerire a Mouchette il miglior modo per suicidarsi. L'opera veleggia tra il sentimento di morte ed il gioco, permettendo al visitatore di partecipare attivamente alla vita della protagonista, una sorta di io virtuale che si nutre della fantasia dei suoi partecipanti, vivendo e morendo nella rete.