| | La camera oscura La camera oscura non era altro che una stanza buia con un minuscolo foro ricavato su una parete. Passando per il foro, la luce che penetrava all'interno proiettava l'immagine dell' esterno sulla parete opposta. Sebbene l'immagine formata in questo modo fosse invertita e poco chiara, gli artisti usavano tale espediente per schizzare a mano le scene proiettate. Quindi la camera oscura, ancor prima di essere ridimensionata ad una grandezza che ne consentisse il trasporto e di divenire la colonna portante del processo fotografico, venne utilizzata per produrre immagini impiegando la luce. Successivamente, ormai alla fine del XVIII secolo, facendo tesoro degli enormi sviluppi occorsi alla chimica e all'ottica, gli scienziati inglesi Thomas Wedgwood e Humphry Davy iniziarono a sfruttare la sensibilità alla luce di certi composti dell'argento. Usando carta ricoperta di cloruro d'argento, riuscirono a produrre immagini di dipinti o silhouette di foglie e profili umani. Queste prime fotografie non erano però permanenti, poiché l'intera superficie della carta anneriva dopo l'esposizione alla luce. |