NOEMA Home SPECIALS › Le origini dell'olografia
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Bibliografia, sitografia

 

La fotografia

Le prime fotografie di cui si ha notizia, conosciute come "eliografie", furono eseguite nel 1827 dal francese Joseph Nicèphore nièpce. Attorno al 1831 il pittore francese Louis-Jacques Mandè Daguerre impressionò lastre d'argento ricoperte da uno strato di ioduro d'argento e convertì in positivo le immagini negative così ottenute tramite l'utilizzo di vapori di mercurio.


Contemporaneamente a Daguerre, l'inglese William Fox Talbot elaborò una tecnica di fotografia permanente imbevendo le lastre in una soluzione di comune cloruro di sodio.
Più tardi lo stesso Talbot giunse a sviluppare un metodo che prevedeva l'utilizzo di un negativo di carta dal quale potevano essere tratte un numero illimitato di copie.
Con l'avvento della fotografia l'uomo aveva finalmente trovato un metodo di documentazione assolutamente obiettivo, in grado di creare l'illusione della tridimensionalità utilizzando un supporto bidimensionale come la carta e l'arte aveva scoperto un nuovo e prezioso strumento in grado di proiettarla nella contemporaneità e nell'era della riproducibilità delle immagini.

Si può ottenere una semplice camera oscura praticando un piccolo foro in una scatola. La luce passa attraverso il foro e forma un'immagine invertita del soggetto sulla parete opposta della scatola.
L'immagine non avrà una grande definizione, ma sarà comunque sufficiente a produrre una buona fotografia su pellicola.

Tuttavia la fotografia come d'altra parte la pittura rinascimentale non poteva produrre un'autentica tridimensionalità proprio a causa di una prospettiva unica e vincolante.
Verso la fine del XIX secolo la fotografia si arricchì di un nuovo strumento, lo stereoscopio, in grado di accrescerne l'illusoria tridimensionalità.