NOEMA Home SPECIALS › Le origini dell'olografia
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La prospettiva

Sin dalla preistoria l'uomo si è sempre dimostrato afflitto da quello che il critico e teorico cinematografico Andrè Bazin ha definito il "complesso della mummia", ovvero la necessità di eternare se stesso e la realtà circostante ,talvolta attraverso la mummificazione intesa letteralmente ma più spesso relegando questo compito all'ambito della produzione di immagini che avessero il maggior numero possibile di punti di contatto con gli oggetti rappresentati.


La pittura e la scultura hanno sempre assolto questo dovere passando però inevitabilmente attraverso la rielaborazione personale del produttore.
Prima del 1400,infatti, le dimensioni degli oggetti ritratti e gli effetti ottici cui essi erano sottoposti nel mondo reale venivano ricreati intuitivamente dagli artisti.
Finalmente tra il 1417 e il 1420, l'architetto fiorentino Filippo Brunelleschi , attraverso una serie di esperimenti, giunse a determinare con precisione le leggi della prospettiva lineare centrica.
Grazie all'adozione di tali leggi o regole prospettiche da parte di pittori quali Masaccio e Paolo Uccello si determinò una rivoluzione all'interno della nascente cultura artistica rinascimentale.


Più tardi, nel 1435 , un altro architetto, Leon Battista Alberti accolse e sviluppò nel suo trattato ,scritto in latino e intitolato Della Pittura, le teorie di Brunelleschi dando ad esse larga diffusione e sancendo così l'approdo definitivo dell'arte, esclusivamente quella occidentale, ad una codifica della visione rigorosamente scientifica ed universalmente accettata.


Poco più tardi con la scoperta della camera obscura , generalmente attribuita a Giovan Battista Della Porta , la possibilità di produrre immagini proporzionate e scientificamente esatte da parte degli artisti si accrebbe notevolmente e la "piramide" di Alberti fu affiancata da un valido sostituto.