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-I VIDEO CLIP DOPO L'AVVENTO DI INTERNET: IL CASO RADIOHEAD -

 

 

"(...) siffatto processo d'integrazione linguistica si è manifestato anche più recentemente a vari livelli in differenti forme estetiche, come gli happening, le performances, la video arte, la computer arte, gli spettacoli multimediali e così via. (...) Un'arte inghiotte il prodotto di un'altra". (O)
Lo stesso discorso sull'integrazione delle arti lo potremmo fare per i video clip, soprattutto se li consideriamo dopo l'avvento di internet. Ci sono video musicali trasmessi in televisione ma che possono essere visti anche su internet, altri quantitativamente inferiori in quanto sono ancora una novità, creati per essere visti solo su internet. Questo è il caso del gruppo musicale inglese Radiohead che ha voluto per il suo ultimo album "Kid A" creare venti mini video clip tratti dalle loro ultime dieci canzoni.

 

 

I short video hanno la durata massima di 1 minuto e 30 secondi, tenendo conto che la media è di 30 secondi per video. Sono infatti più simili ad un'installazione artistica che ad un vero video clip, quindi ad essere un promotore commerciale, seppure lo stesso gruppo li considera un mezzo di pubblicità. Vista però la durata così breve, la scelta di immagini di impatto psicologico particolarmente forte così come il frammento della canzone molto d'effetto, viene molto spontaneo fare riferimento alle installazioni d'arte, soprattutto se siamo d'accordo con Rozeby quando scrive : " all'interno dell'installazione il suono è una presenza scultorea, sia come estensione del corpo sia come realtà fisica che si interseca con il corpo". (P) In effetti le sonorità prescelte per questi video sembrano non appartenere a vere e proprie canzoni, seppure chi conosce il camaleontico gruppo conosce bene l'evoluzione digitale che ha caratterizzato i Radiohead dal 1997 con " Ok Computer" a quest'ultimo album, vera e propria manipolazione al computer.
Tom Yorke, leader del gruppo, in un'ultima intervista ad MTV, spiega che la scelta di utilizzare di più la voce che le chitarre nelle loro canzoni, fa si che questa prenda forma e in effetti i loro short film si muovano nella stessa direzione. Questi durano poco, non hanno storia, cosicchè puoi mettere quello che vuoi e sembra di parlare di un'opera dadaista quando Picabia discutendo delle sue opere scrisse così: " è l'osservatore che deve ricostruire la forma, talvolta assente e per questo necessariamente vivente".(Q)