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Tecnologie e Società
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Josef Svoboda e la Lanterna Magika: il “pioniere” della scena virtuale
La Lanterna Magika viene inaugurata in occasione dell’ esposizione universale di Bruxelles, 1958. In seguito al successo di quest’esperimento, Svoboda evolve il sistema per l’esposizione universale di Monréal elaborando un complesso audiovisivo che chiamerà “multivisione”. Figure in fasci di luci rotanti vengono proiettate su cubi, prismi e superfici piatte in un movimento catturato da specchi inclinati verso gli spettatori. Un mosaico di 112 quadrati in doppia proiezione, la scena a mosaico produce 160 variazioni d’immagine e ha la potenzialità di modulare la profondità di campo visuale avanzando o arretrando sul palcoscenico: “Lo scopo era di creare immagini intere, ma nello stesso tempo di disintegrare la superficie di proiezione ricomponendola poi in un modo diverso e rendendo evidente anche il rilievo”. (J. Svoboda, I segreti dello spazio teatrale). L’allestimento di multivisione è stato progettato dallo scenografo trent’anni prima dell’utilizzo della tecnologia digitale, ma il contenuto scenografico resta l’ idea innovativa delle elaborazioni spaziali di Svoboda. Non solo fondale e proiezioni su schermo che rievocano troppo un passato di scenografie dipinte, ma l’inserimento dell’immagine virtuale deve prevedere una progettazione di strutture sceniche concepite tridimensionalmente per ricevere l’ immagine e superare la proiezione bidimensionale, in una nuova concezione scenografica di realtà virtuale (VR) che fonde spazio reale (set live), pixel (proiezione), attore fisico per la creazione dell’ ambiente virtuale (set virtuale). In un teatro, la sperimentazione è paragonabile a un intervento su un corpo vivo, dove l’ organismo è già perfettamente assestato. Un esperimento di tecniche nuove scombussola le strutture convenzionali, e può provocare situazioni paradossali, in contrasto con la logica dello spettacolo. Se si cambia un elemento fondamentale si verifica la solita reazione a catena: bisogna cambiarne un altro e un altro ancora... Da queste poche parole di Svoboda si capisce quanto sia importante la sperimentazione nell’ ambito del teatro e soprattutto quanto sia di vitale importanza, per non cadere nel banale, tener sempre presente l’insieme delle parti che vanno a definire uno spettacolo.
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