Qual è il segreto di Murnau? [...] Egli sa fingere di conservare il potere di investigazione grezzo, fotografico, della macchina da presa per farci entrare direttamente in un universo di essenza pittorica. Meglio, ci vuole rivelare che l'universo, il nostro mondo quotidiano, è pittorico nella sua natura profonda.
Erich Rohmer, L'organizzazione dello spazio nel “Faust” di Murnau.
Faust (Faust. Eine deutsche Volkssage, Germania 1926, b/n, 85') Friederich Wilhelm Murnau. Mefistofele (Emile Jannings) scommette con l'Arcangelo Gabriele che riuscirà a corrompere l'integerrimo Faust (Ekman) e ad aggiudicarsi il dominio assoluto sulla Terra. Dopo aver diffuso la peste e aver indotto il vecchio Faust a un patto in cambio di straordinarie virtù taumaturgiche, il diavolo regala alla sua vittima il piacere della giovinezza e dell'amore. Ma proprio il grande e tragico amore per Margherita (Camilla Horn) farà rinsavire Faust e renderà nullo il suo accordo con Mefistofele.
Un folgorante poema metafisico, in cui Murnau – al suo ultimo film tedesco – profonde tutte le sue qualità registiche. Il testo di Goethe, sceneggiato da hans Kyser, attingendo anche al Doctor Faustus di Marlowe e al Wolksbuch tedesco, rivive al cinema grazie a una geniale intuizione visiva: centro propulsore e organizzatore del dramma è lo spazio, "moltiplicato e sfaccettato in modo tale da racchiudere l'intero universo nella limitata cornice dello schermo" (Lourcelles). In relazione a ciò si modellano tutti gli apporti tecnici, al di là di qualsiasi connotazione realistica ed espressionistica della messinscena; gli scenografi spezzano il medesimo ambiente in più piani secondo le necessità di ripresa; il direttore della fotografia (Carl Hoffmann) sperimenta una gamma vastissima di luci e ombre, creando all'interno di ogni inquadratura una plasticità dinamica e imprevedibile; gli interpreti – tra cui predomina il truculento Jannings – donano ai rispettivi personaggi profonde sfumature.
L'eterna lotta tra il Bene e il Male (sviluppata attraverso altri temi come il rapporto tra scienza e magia, la volontà d'onnipotenza e la caduta inevitabile, lo sdoppiamento e la riunificazione dell'essere) in questo Faust vibra con un'intensità mai più raggiunta negli adattamenti cinematografici successivi (tra cui La bellezza del diavolo di Clair e Margherita nella notte di Autant-Lara).
In origine il ruolo di Margherita doveva essere affidato a Lillian Gish, invece che alla debuttante Camilla Horn.
(Paolo Mereghetti)

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